Foto di ©Ministero dell'Interno

Nel testo depositato dalla maggioranza compaiono nuove misure contro frodi e contraffazioni. Le opposizioni temono invece modifiche sostanziali al voto per corrispondenza e un possibile calo della partecipazione degli italiani all’estero

Si accende il confronto politico sul futuro del voto degli italiani all’estero. Nella serata di ieri, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, la maggioranza ha depositato il nuovo testo della riforma elettorale – il cosiddetto “Bignami 2” – che contiene anche un capitolo dedicato alle modalità di voto dei connazionali residenti fuori dall’Italia.

Il provvedimento affida al Governo il compito di modificare il decreto del Presidente della Repubblica n. 104 del 2003, introducendo nuove misure “volte a garantire la libertà, la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani all’estero”. Un passaggio che ha immediatamente acceso il dibattito tra maggioranza e opposizione.

A spiegare l’impianto del testo è stato il relatore Angelo Rossi (FdI), secondo cui l’obiettivo sarebbe quello di rafforzare le garanzie contro le irregolarità emerse negli anni. “Molte delle audizioni svolte hanno evidenziato come priorità assoluta la certezza del voto degli italiani all’estero”, ha sottolineato Rossi, ricordando la necessità di contrastare fenomeni di contraffazione e possibili manipolazioni.

Il nuovo articolo 4 individua quattro linee di intervento principali: controlli più rigidi sulla stampa delle schede e dei certificati elettorali, maggiore sicurezza nella spedizione dei plichi dai consolati ai domicili degli elettori, verifiche sull’identità di chi compila le schede e sistemi più efficaci durante lo scrutinio dei voti provenienti dall’estero.

Proprio il tema dell’identificazione dell’elettore è però quello che sta facendo discutere maggiormente. Le opposizioni temono infatti che dietro la formulazione del testo possa nascondersi una modifica sostanziale del sistema attuale di voto per corrispondenza.

Tra i più critici Toni Ricciardi, deputato del Pd eletto all’estero, che ha ricordato come esistano già proposte tecniche elaborate dal Poligrafico dello Stato e dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero per mettere in sicurezza stampa e spedizione dei plichi. Secondo Ricciardi, il vero nodo riguarda invece la possibilità che il Governo introduca sistemi di registrazione preventiva dell’elettore, simili a quelli già utilizzati per il voto dei Comites.

“Così com’è scritto – ha osservato il parlamentare – non si possono escludere modifiche consistenti tali da prevedere la previa registrazione dell’elettore, con il rischio di un abbattimento della partecipazione”. Una prospettiva che preoccupa soprattutto le comunità italiane all’estero, dove già oggi il tasso di partecipazione elettorale risulta inferiore rispetto a quello nazionale.

Dubbi anche dal Movimento 5 Stelle. La deputata Carmela Auriemma ha evidenziato una possibile contraddizione tra gli interventi annunciati per aumentare la sicurezza del voto e la clausola di neutralità finanziaria prevista dal testo. In sostanza, secondo l’opposizione, resta da capire come si possano introdurre nuovi sistemi di controllo senza prevedere costi aggiuntivi.

La maggioranza, però, continua a rassicurare. Sia Giovanni Donzelli sia il relatore Rossi hanno ribadito che il sistema elettorale non verrebbe modificato nella sua struttura, ma soltanto nelle modalità operative del voto per corrispondenza. Rossi ha inoltre precisato che non si tratta di una “delega in bianco” al Governo, ma di un intervento che segue quanto già previsto dalla legge 459 del 2001 sul voto degli italiani all’estero, attraverso un decreto del Presidente della Repubblica sottoposto al parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti.

Il confronto, comunque, è tutt’altro che chiuso. Sul nuovo testo verrà infatti svolto un ulteriore ciclo di audizioni informali il prossimo 3 giugno, mentre il tema del voto all’estero continua a rappresentare uno dei punti più delicati della riforma elettorale.

Al centro della discussione resta una domanda cruciale: come garantire maggiore sicurezza e trasparenza senza trasformare il voto degli italiani nel mondo in un percorso più complesso e meno accessibile?