Nella foto: Teresa Baronchelli.@privat

Ci sono persone che attraversano la storia dell’emigrazione senza fare rumore, ma lasciando un segno profondo nella vita di migliaia di persone. Teresa Baronchelli, scomparsa ieri, 7 luglio 2026, è stata una di queste.

Per decenni è stata un punto di riferimento per gli italiani in Germania, soprattutto per le donne che arrivavano sole, spesso senza conoscere la lingua, lontane dalla famiglia e costrette a ricominciare da zero. Con il suo sorriso, la sua determinazione e una straordinaria capacità di ascolto, Teresa è riuscita a trasformare la solidarietà in una vera missione di vita.

Nata nel 1931 a Villa d’Ogna, in provincia di Bergamo, crebbe in un ambiente dove l’impegno nella parrocchia e nelle associazioni cattoliche faceva parte della quotidianità. Nel 1956 lasciò l’Italia per la Svizzera e, qualche anno dopo, arrivò in Germania. Come tanti emigrati iniziò lavorando in fabbrica, vivendo sulla propria pelle le fatiche dell’emigrazione. Proprio quell’esperienza le fece capire quanto fosse importante tendere una mano a chi arrivava dopo di lei.

Nel 1974 fondò a Friburgo una segreteria delle ACLI che, negli anni, sarebbe diventata un luogo di ascolto, orientamento e sostegno per centinaia di famiglie italiane. Ma il suo impegno andò ben oltre: fu componente del Comites locale, del Consiglio comunale per gli stranieri, venne eletta per due legislature nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) e promosse innumerevoli incontri, convegni e seminari dedicati all’integrazione e alla partecipazione delle donne emigrate.

Chi l’ha conosciuta ricorda soprattutto la sua capacità di mettere sempre le persone al centro, senza cercare riconoscimenti. Per molti era semplicemente Teresa. Per altri era diventata quella che qualcuno definì, con affetto e riconoscenza, la „grande madre dell’emigrazione“.

Anni fa il Corriere d’Italia pubblicò una lunga intervista realizzata da Marcella Continanza, direttrice di Clic Donne 2000. Rileggendola oggi, le sue parole assumono un valore ancora più profondo.

Ricordando il suo arrivo in Germania nel 1968, raccontava di aver trovato tante giovani donne provenienti soprattutto dal Sud Italia.

“Erano paurose, spaventate di tutto. Però riuscimmo a creare un gruppo di solidarietà e di accoglienza. Ognuna era presente per l’altra, tutti i giorni e su tutti i fronti”.

In poche frasi Teresa descriveva il volto dell’emigrazione di quegli anni: donne che lavoravano duramente, spesso invisibili, ma capaci di costruire reti di aiuto reciproco che permisero a tante famiglie di trovare una nuova stabilità.

Uno dei progetti a cui era più legata fu la cooperativa nata a Friburgo nel 1985, pensata per offrire nuove opportunità alle donne disoccupate e alle casalinghe. L’obiettivo non era soltanto insegnare una professione o la lingua tedesca, ma restituire fiducia nelle proprie capacità.

“Le donne italiane iniziarono a rendersi conto che non dovevano solo imparare, ma che potevano anche insegnare”

Era questa la sua idea di integrazione: uno scambio reciproco, nel quale ciascuno aveva qualcosa da offrire. Le donne italiane trasmettevano lingua e cultura, mentre imparavano a muoversi con maggiore sicurezza nella società tedesca. Un percorso che coinvolgeva anche donne di altre nazionalità e persone con disabilità, senza lasciare indietro nessuno.

Le sue parole sul ruolo delle donne conservano ancora oggi una straordinaria forza.

Alla domanda se le donne fossero la parte più debole dell’emigrazione, rispose con parole che racchiudono il suo modo di vedere il mondo:

“La società è debole senza loro. Loro non sono deboli. Sono quelle che hanno fatto e fanno più fatica, quelle che sopportano di più il disagio, quindi le più forti”.

Era una frase che racchiudeva tutta la sua esperienza. Teresa non vedeva fragilità, ma forza. Non vedeva assistiti, ma persone capaci di costruire il proprio futuro se messe nelle condizioni di farlo.

Fino agli ultimi anni continuò a frequentare la sede delle ACLI di Friburgo, convinta che l’integrazione non fosse mai un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma un percorso da accompagnare ogni giorno con pazienza, ascolto e presenza.

Con la sua scomparsa la comunità italiana perde una delle protagoniste della propria storia. Una donna che ha vissuto l’emigrazione, l’ha compresa e l’ha trasformata in un impegno concreto al servizio degli altri. Il suo esempio resterà vivo nelle tante persone che hanno trovato in lei una guida, un sostegno e un’amica.

La Redazione del Corriere d’Italia, si unisce al dolore della famiglia, degli amici e di tutta la comunità italiana di Friburgo.


Di seguito pubblichiamo i ricordi e i pensieri che alcuni suoi amici hanno voluto condividere per rendere omaggio a una donna che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’emigrazione italiana in Germania.

Con profondo cordoglio, le ACLI Germania comunicano che il 7 luglio 2026 è venuta a mancare Teresa Baronchelli.

Con la sua scomparsa perdiamo una donna che ha segnato in modo indelebile la presenza e l’azione delle ACLI in Germania, diventando una delle figure più significative dell’associazionismo italiano nella storia dell’emigrazione.

Teresa Baronchelli ha dedicato la sua vita alla promozione della dignità della persona, alla giustizia sociale e alla difesa degli ultimi, con una straordinaria passione civile e una profonda ispirazione cristiana. Il suo impegno instancabile è stato rivolto soprattutto agli afflitti, agli oppressi, a chi si trovava ai margini della società, nella convinzione che nessuno dovesse essere lasciato solo.

Amava ricordare che: «Le donne in emigrazione non sono le più deboli. La società è debole senza di loro. Sono quelle che hanno fatto e fanno più fatica, quelle che sopportano di più il disagio e, proprio per questo, sono le più forti.» In queste parole si riflette tutta la sua attenzione per il ruolo delle donne e per il valore dell’emigrazione come esperienza di sacrificio, dignità e speranza.

La sua è stata una voce autorevole e rispettata, ascoltata tanto nella società italiana quanto in quella tedesca, attraverso il suo impegno nelle ACLI, nella KAB, nella Chiesa e nel sindacato. Ha promosso iniziative di formazione e istruzione, svolto un prezioso servizio di assistenza sociale e di patronato, visitato i detenuti nelle carceri, accompagnato le persone più fragili e testimoniato quotidianamente una presenza ecclesiale viva e concreta.

Teresa ha rappresentato, per generazioni di aclisti in Germania e nel mondo dell’associazionismo nel contesto migratorio un punto di riferimento umano e morale caratterizzato dai valori della solidarietà, della partecipazione, della pace e della giustizia sociale.

Le ACLI Germania esprimono la loro più sincera gratitudine per aver avuto il privilegio di averla avuta come loro dirigente e president, ma specialmente come amica e compagna di cammino e di aver condiviso con lei una parte importante della nostra storia associativa e del nostro impegno al servizio delle persone.

Alla sua famiglia e a tutti coloro che le hanno voluto bene giungano il nostro affetto, la nostra vicinanza e la nostra preghiera.

Grazie, Teresa. Il tuo esempio continuerà a camminare con noi.

Le ACLI Germania


Teresa Baronchelli ci ha lasciati

“Le donne in emigrazione non sono le più deboli. La società è debole senza loro. Sono quelle che hanno fatto e fanno più fatica, quelle che sopportano di più il disagio, quindi le più forti.”

È la grande signora delle ACLI in Germania. Con grande devozione politica e instancabile impegno a favore degli afflitti e degli oppressi. Si aspettava molto da sé stessa e anche dai suoi compagni e compagne di lotta. Aveva una tenacia incrollabile. E questo valeva tanto per il suo impegno politico e sociale quanto per la sua devozione e la sua ambizione teologica. Una spiritualità degli oppressi, delle vittime, di chi si trova in fondo alla scala sociale.

Teresa non era priva di vanità. Probabilmente questo fa parte del gioco quando si vuole influire sulla società e ci si sente chiamati a ricoprire un ruolo di leadership, o lo si sa: le foto di Teresa con i vescovi di Roma e probabilmente anche con gli ultimi presidenti della Repubblica italiana hanno adornato a lungo le pareti del suo appartamento.

Le ACLI in Germania e anch’io personalmente, dobbiamo molto a Teresa. La sua integrità e la sua instancabilità. Solo una settimana fa ho avuto l’onore e li piacere di salutare Teresa. Il mio ringraziamento va alla famiglia, a Monica, Catia e Mirko, che si sono sempre presi cura della zia in modo commovente. Una grande donna ci ha lasciati. Cara Teresa, a presto!

Norbert Kreuzkamp