Nella foto: Giuseppe Restuccia. Foto di ©IIC Stuttgart

Non sembra vero, ma il tempo corre veloce. Giunto in piena pandemia (26 luglio 2021) l’allora appena trentatreenne catanese alla sua prima sede, ha dovuto affrontare la gestione del delicato periodo in cui era impossibile realizzare manifestazioni culturali in presenza. L’unico filo di speranza e possibilità di sopravvivenza sono stati i vari tentativi di manifestazioni online. Restuccia, con tutta la sua affiatatissima squadra di collaboratori, ha saputo escogitare forme di proposte da remoto e superare, non senza oggettive difficoltà, la fase di stallo. Con la stagione 2023/24 anche l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda ha iniziato poi a riprendere quota in ben tre länder: Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Saar. Questo vasto territorio ha consentito al giovane direttore di capire come la cultura rappresenti un vero ponte tra nazioni, orientato ad apprezzare le diversità e differenze e non a temerle.

Ma che cosa c’è oggi nella valigia delle esperienze professionali, culturali ed umane dell’ormai 38 enne catanese, acquisite in terra tedesca?

Essendosi trattato del mio primo mandato, è stata sicuramente un’esperienza molto formativa sia sul piano personale che professionale. Dopo cinque anni di servizio ho acquisito un grande bagaglio di conoscenze ed esperienze, utilissime per il prosieguo della mia vita lavorativa.

Che cosa ha significato interfacciarsi con tre Länder Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Saar, da Costanza a Treviri?

Fondamentale per promuovere la lingua e la cultura italiana ci siamo appoggiati alla storica rete di partners, capillarmente sparsa sul territorio, che l’Istituto ha costruito negli anni e che io ho cercato di mantenere e ulteriormente ampliare, realizzando eventi in cooperazione con attori istituzionali, non presenti nell’area di nostra competenza. Questa rete ha permesso non solo di poter realizzare una programmazione comune, ma anche di condividere esperienze e competenze a reciproco vantaggio di tutti noi.

Qual è stata la scelta di campo in termini di proposta culturale che ha inteso fare anche per contenuta disponibilità di budget finanziario?

La scelta primaria, nella realizzazione del programma annuale, è stata quella di puntare su eventi di rilievo che potessero massimizzare l’impatto dell’azione di promozione culturale dell’Istituto. Anche in questo caso, l’insieme dei partner ha dato il suo contributo fondamentale nell’identificazione di quei settori della cultura italiana che potessero maggiormente raggiungere il pubblico locale, sotto l’egida e con il sempre valido e pronto sostegno del Consolato Generale d’Italia a Stoccarda e dell’Ambasciata a Berlino.

In un’era dominata sempre più dai social, quale spazio riesce a ritagliarsi un Istituto di Cultura?

La presenza sui social e, più in generale in rete è diventata quasi uno spazio vitale per gli Istituti. La promozione e la comunicazione degli eventi corre sempre più nell’etere e per questo motivo, anche in questo campo, abbiamo cercato di essere sempre al passo nella realizzazione dei contenuti, grazie soprattutto al contributo del mio team, che è stato fondamentale e prezioso per costruire e innovare l’identità digitale dell’Istituto. Siamo presenti su tutti i maggiori social, oltre ad avere il sito istituzionale e aver creato anche un podcast (GIN – German Italian Network) quale focus di approfondimento sulle attività svolte

In una fase di tagli e riduzioni di contributi finanziari da parte del Ministero degli Esteri, quali strategie ha dovuto mettere in campo per mantenere alto il livello di proposta culturale in terra tedesca?

A fronte delle risorse disponibili, l’unica strategia da perseguire è secondo me massimizzare l’impatto degli eventi cercando di contenere il più possibile i costi. Con il mio team siamo riusciti di anno in anno ad offrire al nostro pubblico una programmazione di primo livello, variegata, aggiornata e sempre con un occhio alla nostra grande tradizione.

Che cosa ha caratterizzato la collaborazione con Comuni, istituzioni culturali tedesche e di altri paesi, operanti nella Sua vasta circoscrizione?

La collaborazione con la Città di Stoccarda, con le sue istituzioni, – penso in primis all’Università, all’Archivio di Stato e alla Galleria di Stato, e con le istituzioni gemelle delle altre città e degli altri Länder è stata fondamentale. La collaborazione si è tradotta nella realizzazione di eventi in comune, nelle celebrazione di grandi Anniversari – ricordiamo da ultimo il 70° Anniversario degli Accordi sulla Manodopoera italo-tedesca e la mostra appositamente realizzata da Consolato e Istituto al Landesarchiv.

Vorrei ricordare anche la collaborazione con gli Istituti di Cultura di altri Paesi, qui presenti e tutti facenti parte di EUNIC, la rete europea degli Istituti di Cultura.

Quanto Italiano si studia oggi nei Gymnasien, Università e in corsi per adulti?

 L’italiano continua a essere una lingua fondamentale nel territorio, pur scontrandosi con la preminenza di altre lingue come l’inglese, lo spagnolo e il francese che per ragioni professionali ed economiche hanno una grandissima importanza nei Länder.

Quale attenzione e collaborazione riservano le Istituzioni culturali italiane metropolitane alla presenza operativa degli IIC, nel Suo caso in Germania?

La stessa collaborazione che riscontriamo presso i partners locali, la riceviamo altresì anche dalle istituzioni culturali italiane operanti a vario livello e nei settori e nelle regioni più diverse.

Nel variegato panorama culturale italiano in Germania  che ruolo gioca la nostra collettività?

In virtù delle profondissime e consolidate relazioni storiche e culturali tra i nostri due Paesi, la nostra collettività gioca senza dubbio un ruolo fondamentale. Buona parte del nostro pubblico è italiana, o comunque di origini italiane più o meno lontane, senza dimenticare la grande quota di partecipanti tedeschi, così assidui alle nostre manifestazioni. La collettività non esaurisce tuttavia qui la sua funzione, anzi si fa essa stessa promotrice di eminenti e pregevoli iniziative culturali, a cui l’Istituto di Stoccarda non ha mai mancato di dare il proprio sostegno economico e organizzativo. Tantissime sono le Associazioni, le Federazioni che sviluppano programmi culturali di primo livello. Basti pensare alla Dante, alla DIG (Deutsche-italienische Gesellschaft) e alle associazioni di connazionali che con grande passione e dedizione, anno per anno, guardano all’Italia con un commovente spirito di ammirazione e nostalgia, che sicuramente è una delle componenti più belle del mio mandato.

Ha rimpianti per non esser riuscito a raggiungere qualche importante obiettivo?

No, nessun rimpianto, perché sono consapevole che tutto quello che è stato fatto lo si è fatto mettendo sempre al primo posto l’Istituto.

Anche nel mondo della Diplomazia culturale il mandato ha una durata-media di 4-5 anni. Perché ha scelto Malta quale Sua prossima sede?

Credo che Malta rappresenterà per me una nuova e stimolante esperienza personale e lavorativa. Dopo cinque intensi anni trascorsi in terra tedesca, non mi dispiace, per così dire, ritornare „a casa“, ovvero al clima e alle temperie culturale mediterranea, e credo che dopo l’esperienza a Stoccarda non potrà che essere per me un ulteriore arricchimento.

Quale segno lascia a Stoccarda?

Quello che posso dire è che ho sempre cercato di onorare il mio ruolo con il massimo dell’impegno professionale e umano nella costruzione di relazioni lavorative, improntate a fiducia e serenità. Se di questo impegno rimarrà anche solo il ricordo, potrò senz’altro ritenermi soddisfatto. Stoccarda costituisce per me un importante ed indimenticabile laboratorio di formazione professionale, culturale e umano.Al partente per Malta Giuseppe Restuccia subentra Giuseppe Grussu, proveniente da Strasburgo