Il numero di luglio del mensile internazionale Donne Chiesa Mondo, supplemento de L’Osservatore Romano, dal titolo “Il diavolo in noi” esplora, attraverso prospettive teologiche, storiche, culturali e psicologiche, come nel corso dei secoli il male sia stato rappresentato, interpretato e spesso proiettato sul femminile, generando stereotipi, paure e forme di controllo sociale di cui noi, uomini e donne, ancora oggi non siamo del tutto consapevoli.
Su questo sito abbiamo più volte fatto riferimento agli articoli del mensile, ripubblicando contributi di Donne Chiesa Mondo perché danno parola a realtà ancora assai poco conosciute: nella Chiesa le donne non sono soltanto presenza operosa nella carità, ma sono teologhe, studiose, pensatrici, voci autorevoli.
La parola delle donne costituisce una componente essenziale della comunità ecclesiale e, come tale, va riconosciuta, ascoltata e posta al centro dei processi di discernimento e di crescita ecclesiale. Senza il loro apporto, o dove questo apporto non viene riconosciuto e sostenuto ma viene depauperato di autorevolezza e marginalizzato come insignificante o, peggio, ritenuto di nicchia, la Chiesa rinuncia a una parte decisiva della propria intelligenza spirituale e culturale.
Per questo abbiamo pensato, questa volta, non di ripubblicare un articolo, ma di presentare il contenuto di questo supplemento de L’Osservatore Romano in forma di sintesi, per invogliarne la lettura.
Il tema principale: “Il diavolo delle donne”
L’editoriale, a firma di Rita Pinci (coordinatrice di DCM) e Lucia Capuzzi (giornalista di Avvenire), analizza la relazione tra donne e rappresentazioni del male, mostrando come la tradizione cristiana abbia spesso associato la donna alla tentazione. Il “diavolo delle donne” oggi, partendo dall’etimo greco diábolos – colui che divide – è allora un meccanismo interiore che agisce e condiziona il nostro vivere e agire: auto‑svalutazione, ricerca di perfezionismo, sensi di colpa, pressione sociale a funzionare e apparire in un certo modo.
Teologia e Bibbia: rileggere Eva e il serpente
La biblista Marinella Perroni (Sant’Anselmo, Roma) ricostruisce l’equivoco originario: nella Genesi non c’è alcun diavolo e la donna non è causa del peccato. L’identificazione tra Eva e il male nasce da letture successive, patriarcali e moralistiche, da interpretazioni che sessualizzano Eva e la tentazione. Il serpente‑donna nelle iconografie medievali diventa simbolo di una paura culturale più che teologica. Perroni ricorda che Eva è chiamata “madre di tutti i viventi”, non portatrice del male.
I sette demoni della Maddalena
L’articolo di Adriana Valerio, storica e teologa (Università Federico II, Napoli), smonta l’idea tradizionale che Maria Maddalena fosse una peccatrice sessuale liberata da “sette demoni”. Questa immagine non ha fondamento nei testi biblici e nasce da costruzioni culturali e teologiche successive, che hanno sovrapposto tre figure femminili distinte: Maria di Betania, Maria di Magdala e la peccatrice anonima del Vangelo di Luca. Valerio mostra che i “sette demoni” non indicano peccati sessuali, ma una condizione di sofferenza profonda da cui Gesù la libera. Nei Vangeli Maria di Magdala è discepola autorevole e prima testimone della Risurrezione (apostola degli apostoli, secondo Tommaso d’Aquino; si festeggia il 22 luglio, per volontà di papa Francesco).
Lilith, l’ombra della notte
Che dire di Lilith? Francesca Nunberg, giornalista culturale e autrice, ripercorre la storia di Lilith come figura costruita nei secoli per rappresentare la paura della libertà femminile. Lilith nasce nella tradizione ebraica antica, ma nel tempo diventa simbolo della donna ribelle e non sottomessa, su cui la cultura patriarcale proietta desiderio e timore. Come scrive l’autrice, Lilith incarna «la paura dell’alterità femminile, della sua forza e della sua libertà».
Storia e persecuzioni: la costruzione della “strega”
La caccia alle streghe, tra XV e XVIII secolo, colpì soprattutto donne sole, povere, indipendenti o depositarie di saperi popolari. Federica Re David, giornalista e autrice, ripercorre in Come nasce una strega la genealogia della persecuzione. Due testi furono decisivi: il Malleus Maleficarum (1487), che scatenò superstizione e violenze, e la bolla pontificia Summis desiderantes affectibus (1484), che riconobbe ufficialmente l’esistenza della stregoneria.

Corpo, bellezza e controllo: il demone moderno e il male come sfiducia
La scrittrice Rosa Matteucci analizza il corpo femminile come luogo di pressione sociale: dalla moda ottocentesca ai modelli digitali contemporanei, la donna è spinta verso un ideale performante e irraggiungibile. Il “demone” è l’obbligo di essere tutto: madre perfetta, professionista impeccabile, corpo senza difetti.
Gloria Satta, giornalista de Il Messaggero, intervista Dacia Maraini e Cristina Comencini. Il “diavolo” odierno è la paura di essere sé stesse, la mancanza di fiducia e la difficoltà di affermare la propria voce, che mette a rischio la libertà femminile. Maraini consiglia alle giovani generazioni: «non lasciarsi manipolare dai social, troppo spesso portatori di una cultura tradizionalista e sessista».
Che cosa inseguiamo oggi? Il benessere tentatore
Simonetta Sciandivasci, giornalista de La Stampa, osserva i fenomeni del nostro tempo e la metamorfosi del desiderio nell’epoca del consumo, dove ogni desiderio è un ordine, sulle piattaforme commerciali. Nell’epoca dello stress e della performance, andiamo alla ricerca di esperienze di relax. Che posto hanno il desiderio, il piacere? E la tentazione come cambia se non è mirata al desiderio e al piacere?
Arte, letteratura e cultura contemporanea
Le streghe non abitano solo le favole. Sandra Petrignani, scrittrice, giornalista e autrice radiofonica, esplora la stregoneria nella letteratura, da Shakespeare a Sciascia, fino ai romanzi contemporanei.
L’immaginario del male
Miriam Francesca Bianchi, storica delle religioni e saggista, mostra come la tradizione occidentale abbia costruito un immaginario del male che associa il femminile alla colpa e alla seduzione. Figure come Eva, Lilith, la strega e talvolta Maddalena diventano simboli su cui la cultura patriarcale proietta la paura della libertà delle donne. Questo immaginario non nasce dai testi biblici, ma da interpretazioni successive che hanno trasformato il corpo femminile in luogo di sospetto. Riconoscere questa costruzione permette di liberare il femminile da narrazioni di colpa e restituirgli voce e dignità.
Spiritualità e cura
Nell’intervista di Carmen Vogani alla psicoterapeuta Giulia Mazzoni si riflette sui “demoni interiori” come ferite non elaborate. Mazzoni mostra che le ferite — personali e simboliche — possono diventare materiale di trasformazione: non si tratta di cancellare il dolore, ma di integrarlo, nominarlo e farne spazio di consapevolezza. La vulnerabilità, rielaborata, diventa forza e possibilità di libertà interiore.
Conclusione
Tutti i contributi sono preziosi, chiari, brevi, di facile comprensione per un vasto pubblico e non richiedono competenze teologiche. Aiutano a comprendere fenomeni sociali e culturali del passato e del presente, a smascherare stereotipi e retaggi, a rivelare dinamiche tossiche — dalle varie forme di violenza sulle donne (fisica, psicologica, economica, digitale) fino al femminicidio.
Donne Chiesa Mondo è il supplemento mensile de L’Osservatore Romano, dedicato al rapporto tra donne, Chiesa e società. Nato nel 2012, è pubblicato in cinque lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese) con diffusione internazionale. Il mensile ha un comitato di direzione femminile, composto da teologhe, giornaliste, studiose e scrittrici, e una linea editoriale indipendente. La coordinatrice è Rita Pinci. Il supplemento si può scaricare dal sito de L’Osservatore Romano, previo abbonamento alla versione online del quotidiano della Santa Sede.



























