Quando osservare una legge può trasformarsi in castigo

Facciamo subito una premessa. L’iscrizione all’A.I.R.E. -Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero- è un obbligo dettato da una precisa legge dello Stato e non è sottoposto al principio della convenienza. È però altrettanto vero che le norme e le leggi dello Stato dovrebbero servire (è questo il loro senso) a regolare la vita degli individui per proteggerli e farli stare meglio. Quello che segue è il tentativo di raccontare uno dei rari casi, in cui l’osservanza di una legge può recare al cittadino più disagi che vantaggi e in cui, paradossalmente, l’agire “legale” provoca situazioni “ingiuste”.

C’è confusione attorno all’iscrizione all’A.I.R.E.

Ma quando bisogna iscriversi all’A.I.R.E? La legge si limita a descrivere solo i casi in cui non bisogna iscriversi: “Non sono iscritti nelle anagrafi, di cui al presente articolo 1, i cittadini che si recano all’estero per cause di durata limitata non superiore a dodici mesi”. E che significa? Significa che il cittadino, non essendo chiaroveggente e non potendo avere certezza sul suo futuro di emigrato “stabile”, debba iscriversi all’A.I.R.E. dopo dodici mesi di residenza all’estero, quindi al tredicesimo mese oltre i confini italiani? Non tutti la pensano così. Il Consolato italiano a Friburgo (ma anche altri consolati,) pretende dal cittadino la certezza sul proprio futuro di emigrato e ordina sulla sua pagina web: “I cittadini italiani che trasferiscono la loro residenza all’estero per un periodo superiore all’anno (è scritto proprio così “all’anno”) sono tenuti, dopo 90 giorni dalla data di espatrio, a iscriversi all’A.I.R.E. presso la rappresentanza diplomatico-consolare competente territorialmente”.

Dopo novanta giorni dall’espatrio, iscrizione all’A.I.R.E.? Ma dove sta scritto? E poi, scusate, ma una persona, entro novanta giorni dall’espatrio, come fa a sapere se rimarrà all’estero più di dodici mesi? Ma vuoi vedere che i consolati stiano confondendo l’A.I.R.E. con lo “Schedario consolare”? Eh sì, perché la legge sull’A.I.R.E. dice, infatti, ”I cittadini italiani che trasferiscono la loro residenza da un comune italiano all’estero devono farne dichiarazione all’ufficio consolare della circoscrizione d’immigrazione, entro novanta giorni dall’immigrazione”. Con molta probabilità, questa “dichiarazione all’Ufficio consolare della propria residenza in circoscrizione” è tutt’altra cosa che l’iscrizione all’A.I.R.E.

Poco chiare sono anche le idee sulle carte necessarie per l’iscrizione all’A.I.R.E. Il Console di Colonia ti chiede un certificato di residenza tedesco “rilasciato non più di sei mesi prima”. Il consolato di Monaco è più elastico e chiede un certificato di residenza tedesco “recente”. Berlino non mette limiti di tempo sulla validità del certificato di residenza mentre Stoccarda lo vuole non più vecchio di tre mesi. Hannover non entra nei dettagli mentre il Consolato a Dortmund chiede documentazione comprovante la residenza, ricordandosi forse che la legge permette l’iscrizione all’A.I.R.E. anche con la copia del contratto d’affitto o addirittura con la bolletta del telefono! Ci fermiamo qui, ma solo per motivi di spazio e per non toccare la storia dell’iscrizione online con il programma “Fast It”, il quale, sempre per agevolarti, ti chiede innanzitutto un’attrezzatura informatica di ultima generazione con scanner, PC, allacciamento veloce internet, ecc. Insomma, investi qualche soldino ma dopotutto risparmi francobollo, carta e penna!

L’iscrizione A.I.R.E. e la Carta d’identità!

Cara, vecchia carta d’identità, color grano maturo (l’educazione ci vieta altri paragoni), con la fotografia malamente incollata o addirittura spillata, che dopo aver trascorso due mesi nel mio portafogli ti spacchi puntualmente in due mentre si sbiadisce la foto non protetta dalla plastica. Il tuo tempo è finito, ma non per gli iscritti all’A.I.R.E.! Questa categoria di cittadini è costretta a sopportarti ancora poiché gli iscritti all’A.I.R.E. (che secondo vari consolati devono iscriversi entro i novanta giorni dalla loro nuova residenza in Germania!) non possono ricevere la Carta d’identità elettronica né dai Consolati, né dai loro Comuni italiani. E ora, provate a stipulare un contratto con una società telefonica o a esibire la vecchia carta d’identità alla posta tedesca o addirittura provate a prenotare un volo online e vedete cosa vi capiterà. Vi capiterà di essere guardati come appartenenti al Terzo Mondo e il paragone non è del tutto appropriato. Quando siete in vacanza e andate al Municipio per chiedere la carta d’identità elettronica, infatti, l’impiegato ve la negherà perché siete iscritti all’A.I.R.E. Attenzione, lo stesso impiegato, dieci minuti dopo, rilascerà la carta d’identità elettronica al cittadino extracomunitario residente in Italia. Non è certo colpa dell’extracomunitario, ma fa male lo stesso. Ancora più paradossale è che se chiedete una carta d’identità elettronica al vostro comune vi sarà negata ma se ne chiedete una cartacea, perché veramente ve ne serve una qualsiasi, vi sarà negata lo stesso poiché ormai quelle di carta “non si fanno più”.

L’iscrizione A.I.R.E. e le tasse.

M’iscrivo all’A.I.R.E. (me l’ha detto il consolato che mi devo sbrigare entro novanta giorni!) e qualche settimana dopo mi arriva la lettera dell’Agenzia delle Entrate che dice pressoché: “Caro Italiano, che per necessità ti sei recato all’estero dopo esserti scervellato per trovare un posto di lavoro fisso e che ora ti sei iscritto subito all’AIRE, dopo che il tuo consolato ti ha messo tanta fretta, ora cortesemente, pagami l’IMU su quella che in Italia era considerata la tua prima casa e quindi esente dal pagamento ma che ora, poiché sei andato all’estero a sbarcare il lunario, è considerata “seconda casa”. Il testo non sarà proprio questo ma la richiesta di pagamento dell’ICI, IMU e quant’altro è reale e penalizza gli iscritti A.I.R.E. proprietari in Italia di un solo immobile, rispetto agli italiani in Italia. Fanno eccezione i titolari di pensioni estere iscritti all’A.I.R.E. Giusto così? Mica tanto. Il pensionato un reddito fisso lo possiede, con una pensione che potrebbe essere anche sostanziosa. Il nuovo emigrato, da poco sbarcato all’estero, non ha nulla. Solo incertezze, iscrizione all’A.I.R.E. e nuove tasse da pagare a quello Stato che non è riuscito a sistemarlo con un lavoro dignitoso.

L’iscrizione A.I.R.E e la cassa mutua.

Altra bella sorpresa. T’iscrivi all’A.I.R.E e Zack! Subito dopo sei cancellato dal Sistema Sanitario Nazionale. Non puoi più usare la tessera sanitaria all’estero nemmeno nei casi di pronto soccorso. Bisogna considerare che i nuovi “ragazzi del Surf”, quelli che cavalcano la nuova “ondata di emigrazione” (e la spiaggia preferita è la Germania), nei primi mesi di soggiorno si arrangiano con i “Minijobs”, lavori salariati al minimo senza copertura sanitaria. Nei primi tempi di soggiorno in Germania sarebbe quindi molto conveniente avere una copertura medica minima di almeno novanta giorni l’anno, in attesa di trovare un lavoro assicurato. Anche in questo caso, l’iscrizione all’A.I.R.E. tiene poco conto delle reali esigenze dei nuovi emigrati.

E se non m’iscrivo all’A.I.R.E. cosa mi succede?

Niente. La legge non prevede sanzioni. Le “sanzioni” ti arrivano dopo, quando l’iscrizione l’hai fatta veramente.

L’Ambasciata italiana a Berlino risponde

Consigliera Susanna Schlein:

“Gentile Redazione, innanzitutto, mi lasci osservare che, come giustamente scrivete all’inizio del vostro articolo, l’iscrizione all’AIRE è un obbligo previsto dalla legge: discutere quindi se al cittadino convenga o meno iscriversi è, dal nostro punto di vista, quanto meno fuorviante, perché fa intendere al lettore che ci sia un margine di discrezionalità nella scelta, che invece non c’è.

Ad ogni modo, cerchiamo di fare chiarezza, nell’interesse dei lettori, almeno sul dettato della normativa: la legge, al suo art. 1, esenta dall’obbligo di iscrizione chi si reca all’estero per un periodo di durata inferiore all’anno (il caso classico sono gli studenti Erasmus: si tratta cioè di persone che già sanno con certezza che resteranno per meno di 12 mesi). In tutti gli altri casi, chi sposta la sua residenza (definita come “il luogo di dimora abituale” dal nostro Codice civile) all’estero, deve comunicarlo al Consolato competente -al fine dell’iscrizione all’AIRE- entro 90 giorni dall’espatrio, ai sensi dell’art. 6 della Legge 470/88.

Questo, come dicevo, è quello che dice la Legge (e, come sapete bene, è alla Legge che le Sedi consolari si devono attenere). La posso rassicurare sul fatto che non c’è nessuna confusione, da parte dei Consolati, tra i concetti di “schedario consolare” e “AIRE”: sono concetti che i nostri collaboratori utilizzano ogni giorno e che conosciamo tutti molto bene.

Detto questo, non si può a mio parere negare che la normativa sull’AIRE sia ormai datata (risale, appunto al 1988) e avrebbe probabilmente bisogno di essere attualizzata dal legislatore, perché, essendo stata concepita in un mondo estremamente diverso da quello di oggi (pensiamo solo all’evoluzione dei flussi di viaggio, ai progressi portati dalla libera circolazione delle persone, alla mobilità intraeuropea che si è sviluppata da allora), pone oggi delle problematiche in sede di attuazione non semplici da risolvere (ed è questo il motivo per cui nessuna delle nostre Sedi applica la normativa in maniera estremamente rigida, perché appunto c’è comprensione per il fatto che nel mondo di oggi non è sempre semplicissimo, per chi emigra, avere prospettive chiare sul proprio futuro). In proposito, consiglio la lettura del capitolo dedicato a questo tema nel “Rapporto italiani nel mondo 2018”, che immagino voi conosciate (sono le pagg. 170 e seguenti): mi sembra che spieghino la situazione in maniera estremamente chiara ed equilibrata.

Alcuni dei problemi sollevati nel vostro articolo sono senz’altro veri (penso ad esempio alla questione della carta d’identità elettronica, che ancora le nostre Sedi non possono rilasciare, nonostante il Ministero degli Affari Esteri ci stia lavorando da anni ormai; anche se a dire il vero a noi non risultano i problemi nel rilascio della carta d’identità cartacea presso i Comuni in Italia a cui fate riferimento). Altre questioni, come quella dell’applicazione dell’IMU agli iscritti AIRE, attengono ad una sfera prettamente politica: in questo caso, quindi, non siamo ovviamente noi l’interlocutore a cui rivolgersi (come ben sapete, noi applichiamo le leggi, non le modifichiamo). Sulla questione specifica, ricordo comunque per completezza che anche i connazionali che vivono in Italia sono tenuti a pagare l’IMU, se per qualsiasi motivo non dimorano nella casa di loro proprietà, anche se non possiedono altri immobili: la stessa “ingiustizia” riguarda cioè anche chi dalla Calabria si sposta a Milano per cercare lavoro, ad esempio, o in qualsiasi altra città in Italia.

Su altri punti, sono rimasta sinceramente stupita nel leggere le vostre critiche: l’introduzione del portale Fast It è, a nostro parere, un’innovazione importantissima, già ora estremamente utile e che in prospettiva renderà sempre più facile il rapporto dei connazionali con i Consolati, e mi è molto dispiaciuto che voi lo dipingiate come uno strumento dedicato soltanto a chi ha molti mezzi a disposizione. Dire che ci voglia un’attrezzatura complicata e costosa per usarlo è, semplicemente, falso: per farne uso basta anche un banalissimo smartphone che abbia una App per la scansione in pdf dei documenti (si scaricano del tutto gratuitamente e funzionano benissimo), ci tengo che i lettori lo sappiano.

Infine, l’ultima cosa che mi sta a cuore è ricordare che la copertura sanitaria garantita all’estero dalla tessera TEAM NON è (sottolineo NON è) completa, ma riguarda soltanto le prestazioni urgenti e necessarie. E’ bene che su questo si sia molto chiari, per evitare problemi ai connazionali che, a volte, non si iscrivono all’AIRE per non doversi assumere i costi della Krankenkasse, ma poi si accorgono che in alcune situazioni le prestazioni di cui hanno bisogno non sono coperte dall’ASL e non sanno come risolvere la questione.

Anche per quel che riguarda la tassazione, il tema in realtà è assai complesso ed articolato, e non si può a nostro parere dire semplicemente che l’iscrizione all’AIRE porti ai connazionali degli svantaggi: ad esempio, l’iscrizione è molto importante per evitare la doppia imposizione, e mi sembra importante sottolinearlo.

In conclusione: certamente la normativa sull’AIRE potrebbe essere rivista per adattarsi meglio alla realtà di oggi, come sostenete voi in diversi punti del vostro articolo. Detto questo, mi sembra importante ribadire (anche se avrei sperato che non ce ne fosse bisogno) due cose: la prima è che, finché una Legge dello Stato è in vigore, essa va rispettata (magari anche criticata fortemente, magari anche fatta oggetto di polemica politica, ma rispettata); la seconda è che è estremamente importante, su questioni di questa rilevanza, non semplificare: alcuni dei temi di cui si parla nel vostro articolo sono molto complessi, ed è importante che i connazionali ottengano informazioni precise e corrette. Tutte le Sedi consolari sono a disposizione del pubblico per fornirle”.

2 Commenti

  1. Articolo che capita a fagiuolo! ho qualcosa da aggiungere.
    Io sono a Barcelona, mi sono iscritto regolarmente come richiesto dalla legge. Ignorantemente pensando: caso mai devo fare qualche documento non ho bisogno di tornare in Italia…. un corno.
    A Gennaio mi scadeva il documento di identità. Qui l’ambasciata usa lo stile Spagnolo degli appuntamenti, e funziona, in Spagna. Essendo l’ambasciata Italiana il sistema fa acqua da tutte le parti. in pratica è impossibile prendere un appuntamento, in quanto ne danno SOLO online uno al giorno in un ora non ancora conosciuta, insomma se hai sedere ci riesci.
    Io non ci sono riuscito.
    La beffa: vado in consolato per sapere che fare, all’ingesso un uomo della sicurezza privata che mi chiede che voglio e cosa devo fare. Le dico che ho bisogno di informazioni e aiuto dalla mia ambasciata, e lui mi liquida dicendo di prendere appuntamento…. io: ho tentato e non si riesce.
    Lui: DEVI prendere appuntamento. questo con tono piuttosto seccato.
    Dopo un vai e vieni della stessa frase, alzo la voce pretendendo di parlare con la mia ambasciata. Lui minacia di chiamare i Carabinieri.
    Le dico; perfetto chiamali pure.
    Una volta ricevuto dai Carabinieri, molto gentili, mi informano che in pratica dovevo pensarci prima di iscrivermi all’aire per fare i documenti, perchè per avere il tutto mi servono 6 MESI…. e di prendere appuntamento ovviamente
    Follia.
    Concludendo,
    Iscriversi all’AIRE non serve a nulla, non ho il diritto di entrare manco alla mia ambasciata, non mi danno l’appuntamento, quindi che vadano a c…. gli uffici fuori l’italia fanno ancora più schifo.

  2. Buona sera, il mio nome é Stefano, sono un cittadino italiano residente all’ estero (Brasile) e sono anni che tento di risolvere i problemi relazionati al consolato e all’AIRE.
    Ho avuto e continuo ad avere seri problemi solo per rinnovare il passaporto.
    Mia figlia iscritta all’Aire risulta non avere una madre ed é stata registrata con il cognome sbagliato, nel comune sbagliato.
    La madre, mia compagna, risulta non avere figlie.
    In italia non siamo riusciti ad avere ne carte di identitá ne passaporti.
    Qui in Brasile dopo 2 anni sono riuscito a rinnovare il passaporto, figuriamoci avere una carta di identita.
    La mia storia sembra uscire da un film comico di basso livello.
    Contattare il ministero, l’ambasciata e il consolato non serve.
    Inoltre le sedi consolari e viceconsolari locali seguono regole puramente aleatorie, per non dire contro legge create in loco.
    La cosa divertente é che siamo italiani di famiglia italiana, ma, a volte é piú semplice per uno straniero avere quello che mi spetta di diritto.
    Stefano

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