Nella foto i membri del CGIE. Foto di ©Cgie

Il silenzio del CGIE davanti al crescente fallimento dei servizi consolari

Il dibattito sul ruolo del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) continua a suscitare riflessioni e prese di posizione all’interno delle comunità italiane nel mondo. Il mese scorso, il Corriere d’Italia ha pubblicato un articolo di Silvana Mangione dedicato alla storia, al presente e al ruolo del massimo organo di rappresentanza degli italiani all’estero. A seguito di quell’intervento, riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata da tre membri del Comites di Zurigo: Gerardo Petta, Cosimo La Torre, Mario Pingitore.

Nel loro intervento, gli autori esprimono una valutazione critica sull’operato del CGIE, soffermandosi in particolare sulle difficoltà dei servizi consolari e sulle recenti modifiche alla normativa sulla cittadinanza italiana. Il testo che segue rappresenta un contributo al confronto su temi che interessano direttamente milioni di connazionali residenti fuori dall’Italia e viene pubblicato come spazio di dibattito e di libera espressione delle opinioni degli autori.

Gentile Redazione,

Abbiamo letto con interesse e attenzione l’articolo di Silvana Mangione sul passato e sul presente del Comitato degli italiani all’estero- CGIE-, che è anche, come è noto, il massimo organo rappresentativo degli italiani nel mondo.

Certamente, è da applaudire il richiamo dell’articolista all’azione che il CGIE viene svolgendo a difesa dei diritti e degli interessi delle nostre collettività e aspettiamo perciò di leggere con curiosità il documento di sintesi storica che la signora Mangione ha annunciato nel suo articolo.

Per parte nostra, vorremmo offrire un contributo critico al dibattito sul ruolo attuale del CGIE- un organismo, dispiace dirlo, di cui molti connazionali ignorano persino l’esistenza-. Nella nostra impressione, il CGIE potrebbe e dovrebbe fare di più e di meglio a difesa dei diritti dei cittadini italiani all’estero.

Ci domandiamo, per esempio, quali iniziative il suddetto organismo abbia intrapreso per correggere utilmente la recente legge sulla cittadinanza italiana, che rischia di decimare in prospettiva la consistenza stessa delle collettività italiane nel mondo. Sappiamo, certo, di qualche iniziativa giudiziaria, già bocciata dai Tribunali, ma, secondo noi, ciò che conta ora è di non indietreggiare, di non abbattersi, ma piuttosto di provare a coinvolgere i circoli della collettività preparando una controproposta di legge da portare non appena possibile all’attenzione del Parlamento.

Una questione non meno scottante riguarda i servizi consolari. Sul punto, non diciamo   nulla di nuovo se ricordiamo che i servizi offerti ai cittadini   sono mediamente deludenti, una situazione, questa, che è ormai cronica.

Poiché d’altra parte gli autorevoli membri del CGIE sembrano sorvolare sui temi di interesse operativo, ecco l’utilità, secondo noi, di richiamare sul punto l’attenzione dei lettori. Quali sono infatti in ambito consolare gli aspetti lavorativi su cui appare necessario intervenire?

La litania è vecchia e ci tocca ripeterla. Serve modernizzare il servizio consolare, una operazione, questa, che andrebbe condotta d’intesa con i cittadini e con gli utenti. A questo riguardo, sappiamo che il Ministero degli esteri ha varato di recente la riforma della Farnesina, ma il testo della riforma rimane fino ad oggi un oggetto misterioso. Forse, il CGIE potrebbe illustrarne i contenuti a beneficio dei connazionali. 

Nel breve periodo, si potrebbe cominciare tuttavia con la richiesta di eliminare le barriere fisiche ed elettroniche che limitano l’agevole accesso alle sedi consolari, così ripristinando, per esempio, la situazione corrente a Zurigo, prima del Covid, quando l’ingresso negli uffici del consolato generale era libero e non vi erano barriere di sorta.

In siffatta prospettiva, urge indagare sull’uso degli algoritmi, gli agenti invisibili del lavoro consolare. Oltre a ciò, le procedure di prenotazione degli appuntamenti e le conseguenti liste di attesa, di cui si ignora per altro la reale consistenza, nel senso che si ignora, per esempio, a quanto ammonti l’arretrato del lavoro consolare, non facilitano la vita degli utenti, che sfogano la loro frustrazione scrivendo lettere accorate ai giornali.

Nell’immediato, occorre però che gli impiegati lavorino di più e, cioè, dal lunedì al sabato, come avviene, del resto negli uffici postali della Penisola, che oggi infatti assicurano un servizio eccellente con riguardo al rilascio dei passaporti e, altresì, delle carte di identità elettroniche, quest’ultime, tuttavia, nei comuni più piccoli.

Nei nostri auspici, il CGIE dovrebbe battersi per estendere l’orario di ricevimento del pubblico sia al  mattino che al pomeriggio ponendo così fine agli orari stitici correnti.

Con i saluti più cordiali,

Gerardo Petta, Cosimo La Torre, Mario Pingitore ( Membri del Comites di Zurigo)