Dalla relazione del Delegato al Convegno Nazionale delle Missioi italiane in Germania al Kloster Schöntal (18-21.09.17)

L’aver scelto il tema dell’ecumenismo denota il nostro radicamento nella chiesa locale, che ha condiviso con gli evangelici la celebrazione dei 500 anni della Riforma, non tanto per ricordare una divisione, quanto invece per riproporre e festeggiare la centralità di Gesù, cuore della fede cristiana e di tutte le rispettive confessioni.

Indubbiamente nella pastorale delle nostre comunità l’ecumenismo non è né un tema prioritario né molto sentito. Questo deriva dal fatto che – come è emerso anche nei dibattiti zonali – in Italia la stragrande maggioranza è cattolica, e pertanto il problema quasi neppure si pone, o è semplicemente relegato ai momenti ufficiali e simbolici nei rapporti istituzionali tra le Chiese.

Questa mentalità ha accompagnato e segna ancora noi operatori pastorali venuti dall’Italia e le prime generazioni di connazionali. Le nostre difficoltà – non ovunque e sempre del tutto superate – riguardavano piuttosto i rapporti con le istituzioni cattoliche locali tedesche, per l’utilizzo delle chiese e degli ambienti parrocchiali, la burocrazia amministrativa, la paritaria gestione delle iniziative pastorali comuni. A tener banco è stato quindi un ecumenismo in senso largo, tutto “ad intra”, interno al nostro mondo ecclesiale cattolico, dovuto a problemi di coabitazione, diversità culturali, tradizioni religiose diverse.

Se è stato assente o manca o è molto limitato un contatto ufficiale con le altre confessioni cristiane, nella pastorale spicciola la situazione cambia completamente. Il rapporto in particolare con la chiesa evangelica, meno con quella ortodossa, ci coinvolge di frequente. I matrimoni per esempio biconfessionali non sono la norma nelle nostre Comunità, ma sicuramente sono abbastanza frequenti. I battesimi per coppie biconfessionali pure, anche perché il partner cattolico si deve impegnare a far battezzare i figli secondo il rito cattolico.

Gli incontri prematrimoniali e prebattesimali offrono l’occasione di una informazione reciproca sui contenuti delle rispettive confessioni: noi presentiamo l’insegnamento cattolico sulla Chiesa, sui sacramenti, su altre tematiche importanti, contemporaneamente possiamo chiedere al partner non cattolico la visione religiosa della sua Confessione. In fondo sono incontri pastorali con e tra i fedeli, che permettono una miglior conoscenza reciproca e soprattutto una intesa di base sulla vita cristiana. Il fatto però che spesso i partner non cattolici sono poco praticanti, limita la ricchezza dei contenuti e dello scambio interreligioso.

In queste celebrazioni cattoliche per coppie biconfessionali, ognuno di noi penso ha introdotto piccoli accorgimenti pastorali, per permettere alla parte non cattolica di trovarsi pienamente a proprio agio e soggetto attivo, alla pari, nella celebrazione liturgica. Sarebbe interessante, nel dibattito che dopo avremo, ascoltare quali iniziative sono in corso o quale suggerimenti potremmo proporre alle nostre Comunità.

Forse pochi di noi, a parte in occasione di questi momenti sacramentali, conoscono o seguono in modo regolare la vira religiosa quotidiana di queste coppie. Sarebbe però molto utile saperne qualcosa di più, anche perché credo che l’ecumenismo della gente, della base, sia molto più avanti di quello ufficiale, quello delle istituzioni ecclesiali (come è emerso anche dalla relazione del dr. Stäps). Al riguardo potrebbe essere molto interessante promuovere una indagine, almeno nelle città più grosse (Berlino, Colonia, Francoforte, Stoccarda, Monaco di Baviera), tra le coppie biconfessionali che si sono sposate nelle nostre Missioni, per valutare gli aspetti positivi della diversità di fede, o magari per verificare se questa diversità confessionale crea problemi, e di che tipo. In genere prima del matrimonio non ce ne sono, però dopo, sui tempi lunghi, potrebbero sorgerne. Allora è chiaro che la nostra sensibilità pastorale sarebbe chiamata in causa, in particolare per un sostegno al matrimonio, perché non ne soffra.

Il sorpasso

Le Comunità di lingua italiana in Germania e Scandinavia sono al momento 84, rette da 68 missionari, di cui 31 italiani e 37 d’altra nazionalità. Ma perché ricordare il sorpasso, avvenuto quest’anno, da parte dei sacerdoti non italiani? Il ricorso a questi sacerdoti, da qualcuno è visto come un disinteresse della Chiesa italiana, o della Migrantes, nei confronti delle Comunità all’estero. O in ogni caso essa viene ritenuta incapace di sensibilizzare in modo adeguato i propri operatori per questa opzione pastorale. Almeno nelle città più grosse (come Berlino, Colonia, Francoforte) – dicono – la Migrantes avrebbe dovuto garantire la presenza di un sacerdote italiano. Per i noti e validi motivi: di lingua, cultura, sensibilità pastorale.

Il grande ricorso a sacerdoti stranieri in atto nelle diocesi italiane, documenta però che la stessa Chiesa in Italia ha gravi problemi nell’assicurare un sufficiente personale perfino alle proprie necessità interne. Inoltre nel recente passato (anni novanta, primo decennio del 2000) esponenti di primo piano della stessa Chiesa italiana ritenevano esaurito (“residuale”) il compito delle Missioni in Europa. La cattolicità – che si esprime anche nell’aiuto reciproco tra le Chiese – non è un attributo secondario ma una caratteristica essenziale della Chiesa. Se tante nostre Comunità non sono state chiuse o accorpate, lo dobbiamo a questa cattolicità, alla disponibilità di tutti i sacerdoti non italiani che sono tra noi. Ad essi va il nostro apprezzamento ed il nostro convinto grazie.

Prospettive

Il Consiglio di Delegazione ha deciso di focalizzare il nuovo anno pastorale sui giovani, tenendo presente che il Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2018 verte sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Dal 14 giugno è attivo un sito in preparazione al Sinodo, all’indirizzo: http: //youth.synod2018.va, con un questionario in sei lingue rivolto ai giovani di tutto mondo tra i 16 e i 29 anni per dare loro la possibilità di farsi sentire. Oltre al documento preparatorio, già a disposizione, non mancherà pertanto un ulteriore materiale di supporto, anche se andrà sempre letto alla luce delle esigenze del nostro territorio di azione.

Nel nuovo quinquennio, credo che una delle priorità andrà messa sui cambiamenti avvenuti o in corso nelle diocesi tedesche, in particolare sulle scelte fatte o in atto nei confronti della pastorale categoriale o internazionale, quella relativa anche alle Comunità d’altra madre lingua. Le riforme strutturali e pastorali delle diocesi tedesche procedono nella direzione della diocesi di Speyer (che ha abolito le Missioni tradizionali “cum cura animarum” inserendole in più grosse unità pastorali) o di quella di Fulda, che ha conservato il noto modello, sottolineandone l’attualità e l’importanza? In ambedue i casi i missionari hanno partecipato in modo attivo, la soluzione raggiunta alla fine era ed è condivisa. Questo documenta come i cammini possono essere diversificati, i modelli di Comunità non necessariamente uniformi, possono essere diversi tra diocesi e diocesi. L’importante è che avvengano nel comune dialogo.

Chiudo ringraziando don Renato per le sue relazioni e tutti coloro che hanno dato un contributo attivo alla buona riuscita del nostro Convegno. La memoria storica aiuta a costruire il futuro. Lo sguardo sulla realtà permette di capirla e di vedere le tendenze in arrivo. I progetti rendono possibile un inserimento efficace, spesso in grado di orientarle. Non possiamo incidere sui grandi conflitti, di qualunque natura siano. Ma sulle tensioni che abbiamo in casa o nel nostro territorio, forse la soluzione dipende anche da noi, a volte magari solo da noi. Tanti conflitti nelle nostre Comunità non ci sarebbero se fossimo più flessibili, più saggi, più capaci di aggregare, di dialogare, di dominare l’orgoglio personale o un certo dogmatismo legato alla nostra formazione. Nella diversità il lavoro diventa più difficile, ma è anche più stimolante. Auguro a tutti noi d’essere dei costruttori di ponti, di intese, di avere in fondo una vera cultura ecumenica.

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