Missioni di Münster e Gevelsberg insieme in pellegrinaggio alla Madonna nera di Czestochowa ed i luoghi di San Giovanni PaoloII

Dal 24 al 28 maggio le comunità italiane di Gevelsberg e Münster hanno fatto l’esperienza spirituale del pellegrinaggio in Polonia. Pellegrinaggio sui luoghi di San Giovanni Paolo II, per incontrare l’uomo, il Papa e il mistico che ha percorso sino in fondo il cammino della santità. Guidati dal Sig. Pietro Vernuccio, che da diversi anni organizza dei pellegrinaggi per gli emigrati italiani in Germania per diversi santuari, abbiamo visitato i luoghi storici e spirituali più importanti in Polonia. La guida spirituale dai missionari P. Roy ocd – Gevelsberg, P. Biju crm – Münster era di grande aiuto. Era un pellegrinaggio con dei momenti per conoscersi a vicenda e scambiare l´amicizia tra le due missioni e i partecipanti.

Durante la sua vita Karol Wojtyla soffrì anche l’orrore della guerra e della persecuzione operata in Polonia dalla Germania nazista; perciò il primo giorno, in una sorta di “pellegrinaggio nel pellegrinaggio”, ci siamo diretti verso Oswiecim per visitare i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Aiutati da una guida per quanto riguarda gli aspetti storici, siamo riusciti ad avere una minima idea di quello che hanno vissuto i prigionieri.

Ad Auschwitz c’è molta gente, si gira in gruppi, seguendo la guida, e questo, rende meno “pesante” la visita, che risulta un po’ “tecnica”: vengono descritte l’organizzazione, la suddivisione, i compiti, si vedono i luoghi, i vestiti, i pettini, ecc, non si è mai soli, l’angoscia diventa tollerabile. Ci sono anche tanti ragazzi, molte scuole. Il cielo rimasto grigio durante la nostra visita, rispecchiava il dolore e il peso che ognuno di noi sentiva nel cuore. Il mistero dell’iniquità pesa anche su di noi, ma la testimonianza dei Santi di Auschwitz, come Maximilian Maria Kolbe ed Edith Stein, risplende anche nelle tenebre più buie della storia degli uomini. Aiutati da loro anche noi possiamo “spingere” l’umanità di oggi verso il Regno, piuttosto che verso il baratro.

Due serate sono state dedicate alla visita del centro storico della città di Cracovia. Siamo saliti alla collina del Wawel, dove si trovano la Cattedrale e il castello. La città vecchia è meravigliosa con il grande mercato, la Chiesa Santa Maria, la casa arcivescovile ecc. Nel Wawel abbiamo toccato con mano che cosa significhi “nazione santa”: in qualche modo essa racchiude tutta la storia della Polonia religiosa e profana.

La successiva tappa del nostro pellegrinaggio è stata quella che ci ha portato alla capitale spirituale della Polonia. Da ogni parte della nazione, infatti, ogni anno giungono migliaia di pellegrini, che compiono a piedi il percorso che li porta al Santuario di Jasna Gòra a Czestochowa. All´arrivo ci ha accolto la scena di tanti bambini e bambine vestiti di bianco che avevano fatto la prima comunione nel santuario. Abbiamo partecipato alla liturgia di ringraziamento di questi ragazzi, insieme ad un gran numero di fedeli, ai piedi dell’ Icona della Madonna Nera. L’ eco dei canti e preghiere di questi angioletti è ancora viva in noi e ci fa risuonare il canto di lode del popolo polacco, al quale viene da accostare le parole del salmo 32: “Beata la nazione il cui Dio è il Signore!”. Mentre vogliamo gioire per loro, da loro possiamo raccogliere il salutare invito per noi a non essere pavidi nella testimonianza della fede: “Non abbiate paura ad aprire le porte a Cristo” – ci ha ripetuto infinite volte papa Giovanni Paolo II. Parlava per tutti; ma forse parlava proprio ad ognuno di noi?

Abbiamo poi raggiunto il Santuario dedicato a San Giovanni Paolo II, che sorge sui terreni che appartenevano alla fabbrica Solvay, dove lavorava l’operaio Karol Wojtyla. È stato possibile visitare la Chiesa inferiore e superiore, costruite su base ottagonale. In serata ci siamo recati a piedi al Santuario della Divina Misericordia, eretto accanto al monastero dove visse S. Faustina Kowalska nel quartiere di Lagewniki. Lì abbiamo vissuto un tempo di ritiro e di meditazione.

Il terzo giorno ci aspettava tante sorprese belle. Ci siamo recati alla ricerca di una comprensione di San Giovanni Paolo II dall’interno dei luoghi di fede della sua vita e della nazione polacca. Innanzitutto c’è stata la visita a Wadowice, suo paese natale. La casa della famiglia Wojtyla si trova esattamente a fianco della Chiesa parrocchiale, sul cui muro il piccolo Karol fin da bambino dalla finestra di casa poteva leggere su di una meridiana quel motto così importante per la sua vita: “Il tempo fugge, l’eternità resta”.

Nel primo pomeriggio, lasciata Wadowice, abbiamo raggiunto uno dei santuari mariani più cari a Giovanni Paolo II: Kalwaria Zebrzydowska, una sorta di “Gerusalemme polacca” in mezzo a splendidi boschi, dove sono ricostruiti i luoghi della passione di Gesù e di Maria. Con il padre il piccolo Karol vi si recava ogni anno in pellegrinaggio e così continuò a fare da vescovo e da cardinale di Cracovia, soprattutto quando doveva prendere una qualche decisione importante. Anche da papa vi si recò per ben tre volte.

Ultima tappa della nostra visita è stato il Kazimierz, il quartiere ebraico, è stato soprattutto, il centro della vita religiosa e sociale della Cracovia ebraica fino a quando la comunità semita che lo abitava (circa 65.000 persone) venne deportata nei vari campi di sterminio durante l’occupazione nazista. Passeggiando per le vecchie stradine in pietra si avverte lo spirito della cultura ebraica in ogni angolo: le sinagoghe, le facciate delle case in via Jozefa con le scritte in yiddish e, in alcuni casi, la stella di David, l’affollato mercato quotidiano di Plac Nowy, la piazza principale del quartiere. Il quartiere era trascurato ed abbandonato fino ad una decina di anni fa. Oggi è un quartiere molto vivace nel quale aprono botteghe di artisti, locali alternativi e negozi di moda.

Dunque è stato un viaggio ricco In riferimento alla storia e alla fede solida del popolo polacco. “Questo pellegrinaggio mi ha portato all’ inferno e in paradiso. Mi è stata donata una forza enorme.”

Dice Simonetta Hentschel, una tra i partecipanti, riferendosi alla visita ad Auschwitz e poi ai santuari. “Emozioni: la follia umana, dove ancora si respira l´odore acre della morte, dove la dignità attende ancora una risposta… e a pochi passi di distanza la misericordia di Dio dove si respira il profumo della vita…emozioni”, testimonia Monia Morresi, aiutante pastorale della missione di Münster. Pasquale Marino dalla missione di Gevelsberg dice, “ Auschwitz é stato troppo forte per me, la sofferenza degli altri mi ha fatto pensare come semplici sono i nostri dolori e sofferenze. Noi siamo stati lá e siamo ritornati ma loro no. Mi sono emozionato tanto quando ho visto i bambini che cantavano e pregavano davanti all´icona della Madonna, che veniva aperto con il suono di tromba e musica. Io tanto desidero che anche i nostri bambini pregassero cosi…”

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