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Si chiude l’Assemblea plenaria: tensioni sulla riforma della cittadinanza e pressione crescente sui consolati, mentre il Governo rilancia digitalizzazione e dialogo istituzionale con gli italiani all’estero

Si sono conclusi a Roma i lavori dell’Assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), al termine di una settimana di confronto che ha assunto, più che in passato, il carattere di un passaggio politico e istituzionale sulle trasformazioni profonde della diaspora italiana. Non solo gestione dei servizi o aggiornamento amministrativo, ma una discussione a tutto campo su cittadinanza, rappresentanza, nuove mobilità e tenuta del legame tra Italia e comunità all’estero.

Il percorso si è sviluppato tra Farnesina e Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), segnando anche simbolicamente la volontà di ampliare il perimetro del confronto, includendo sempre più dimensioni economiche e sociali della presenza italiana nel mondo. Una presenza che oggi non è più riconducibile soltanto alle migrazioni storiche, ma a flussi continui, spesso altamente qualificati, che ridisegnano la geografia dell’italianità globale.

In apertura dei lavori alla Farnesina, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, nella sua funzione di presidente del CGIE, ha insistito su un punto politico preciso: le comunità italiane all’estero non sono un’estensione periferica del Paese, ma una componente strutturale della sua proiezione internazionale. Un capitale umano e relazionale che incide su diplomazia economica, promozione culturale e reti imprenditoriali.

Accanto a questa visione, Tajani ha ribadito la pressione crescente sul sistema consolare, chiamato a gestire un aumento costante delle richieste di servizi, dall’anagrafe alle carte d’identità elettroniche, fino alle pratiche di cittadinanza. Una pressione che, secondo quanto emerso nel dibattito, non riguarda solo la quantità delle domande, ma anche la complessità delle procedure e la percezione di lentezza amministrativa in alcune sedi.

Il sottosegretario con delega agli italiani all’estero Massimo Dell’Utri, alla sua prima partecipazione all’Assemblea plenaria, ha presentato la Relazione di Governo sottolineando la centralità del dialogo con il CGIE come strumento permanente e non occasionale. Un passaggio che ha trovato consenso, almeno sul piano del principio, pur in un contesto di confronto spesso serrato sulle scelte concrete.

Tra i dossier più rilevanti, quello della digitalizzazione dei servizi consolari attraverso la piattaforma Fast-It, indicata come asse portante della modernizzazione amministrativa. L’obiettivo dichiarato è ridurre tempi e carichi di lavoro degli uffici, ma nel dibattito è emersa anche una lettura più critica: la transizione digitale, da sola, non basta senza un rafforzamento strutturale degli organici e una revisione complessiva dei processi.

A delineare il quadro complessivo dell’azione del CGIE è stata la segretaria generale Maria Chiara Prodi, che ha insistito sul valore politico del lavoro svolto dal Consiglio come spazio di elaborazione e proposta. Prodi ha richiamato alcuni risultati concreti, tra cui i progressi sull’estensione della carta d’identità elettronica anche per i Comuni italiani coinvolti nelle pratiche per l’estero e la riattivazione di tavoli tecnici su anagrafe ed elettorale.

Ma soprattutto ha posto l’accento su un tema di metodo „la partecipazione come cuore della rappresentanza“. Un concetto che attraversa tutti i lavori dell’Assemblea e che si traduce nella richiesta di rendere più stabile e vincolante il rapporto tra CGIE e amministrazione degli Esteri, superando la logica dei confronti episodici.

Il nodo più sensibile resta quello della cittadinanza. La riforma recente ha aperto una frattura evidente nel dibattito interno al Consiglio. Da una parte chi la considera un intervento necessario per aggiornare un sistema diventato nel tempo disomogeneo; dall’altra chi la legge come una restrizione del diritto alla trasmissione della cittadinanza, soprattutto per le comunità storiche in America Latina e in alcune aree europee.

Il confronto si è acceso in particolare durante la seconda giornata alla Farnesina, quando le critiche più forti hanno riguardato gli effetti pratici della nuova normativa sui percorsi già avviati. Il caso sollevato dal consigliere Daniel Taddone (Brasile) ha reso evidente la dimensione concreta del problema: non solo una questione giuridica, ma l’impatto su famiglie e percorsi identitari costruiti nel tempo. Il dibattito successivo ha mostrato anche la difficoltà di mantenere un equilibrio tra libertà di critica e linguaggio istituzionale.

Accanto alla cittadinanza, l’altro grande asse di discussione è stato quello dei servizi consolari, percepiti come punto di maggiore fragilità del sistema. Le segnalazioni arrivate dalle diverse aree geografiche convergono su alcuni elementi ricorrenti: carenza di personale, carichi di lavoro crescenti, disomogeneità tra sedi e tempi spesso lunghi per il completamento delle pratiche.

In questo quadro, il Governo ha confermato una linea di intervento basata su investimenti progressivi e digitalizzazione, ma il CGIE ha insistito sulla necessità di un approccio più strutturale, che tenga conto non solo dell’efficienza ma anche della capacità di risposta reale ai cittadini iscritti all’AIRE.

Un altro elemento emerso con forza riguarda la distanza percepita tra rappresentanza eletta all’estero e istituzioni centrali. Più interventi hanno segnalato una comunicazione non sempre continua con i parlamentari della circoscrizione estero, sottolineando come questa frattura rischi di indebolire la capacità complessiva di incidere sulle politiche pubbliche.

Nella fase finale dei lavori, il baricentro del dibattito si è spostato sulle nuove migrazioni. Le Commissioni hanno evidenziato un fenomeno ormai strutturale e cioè la perdita costante di giovani qualificati dall’Italia e la difficoltà del sistema Paese nel costruire politiche di rientro efficaci e coordinate. Non si tratta più di episodi isolati, ma di un flusso continuo che incide sul mercato del lavoro e sul capitale umano.

È in questo contesto che si inserisce la collaborazione con il CNEL, che ha ospitato la giornata conclusiva a Villa Borghese. Il vicepresidente del CNEL Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro Claudio Risso e il professor Luca Paolazzi hanno presentato analisi sull’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati, aprendo anche a un sondaggio dedicato agli italiani espatriati per raccogliere dati su aspettative, condizioni di vita e motivazioni della partenza.

L’iniziativa sui giovani expat rappresenta uno dei tentativi più concreti di trasformare il dibattito politico in raccolta strutturata di dati, con l’obiettivo di superare percezioni generiche e costruire politiche basate su evidenze. In parallelo, il CGIE ha rilanciato la necessità di una strategia nazionale più coerente sul rientro dei giovani, che non si limiti a incentivi fiscali ma includa formazione, riconoscimento delle competenze e opportunità professionali reali.

Il bilancio finale dell’Assemblea è quello di un organismo attraversato da tensioni, ma sempre più consapevole della propria funzione. La cittadinanza resta il terreno più divisivo, i servizi consolari la priorità operativa più urgente, le nuove generazioni la sfida politica decisiva.

E sullo sfondo emerge un dato di fondo che attraversa tutti gli interventi: la trasformazione dell’identità italiana fuori dai confini nazionali. Una realtà che non può più essere letta come appendice del Paese, ma come sua componente stabile. Da qui, inevitabilmente, passa una parte significativa della capacità dell’Italia di ripensare se stessa nei prossimi anni.