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Le Chiese cattolica ed evangelica in Germania prendono atto della vittoria schiacciante del partito di estrema destra e xenofobo AfD, interpretandola come un segno di profonda scontentezza e di perdita di fiducia verso le istituzioni e i tradizionali partiti popolari. Le Chiese continueranno a vigilare e a fare il possibile per sostenere la democrazia e la coesione sociale.

È la sintesi della dichiarazione congiunta pubblicata lunedì dalla Conferenza Episcopale Tedesca (DBK), dalla Chiesa Evangelica in Germania (EKD) e dalla Arbeitsgemeinschaft Christlicher Kirchen in Deutschland (ACK, Comunità di Lavoro delle Chiese Cristiane in Germania). https://www.dbk.de/presse/aktuelles/meldung/die-christlichen-kirchen-in-deutschland-setzen-gemeinsam-ein-zeichen-der-zuversicht

«Esortiamo i vincitori delle elezioni a rispettare senza riserve la Costituzione del Land e la Legge fondamentale e a tutelare la dignità di tutte le persone, indipendentemente dall’origine, dalla religione, dallo stile di vita, dai risultati raggiunti o dalla posizione ricoperta», si legge nella dichiarazione.

«Come Chiese siamo impegnate a diffondere il Vangelo e a promuovere la visione cristiana dell’uomo» – prosegue il comunicato. Si ricorda inoltre che già nel febbraio 2024 la Chiesa cattolica in Germania aveva apertamente preso le distanze dall’AfD https://www.delegazione-mci.de/il-nazionalismo-etnico-e-incompatibile-con-il-cristianesimo/.

Le Chiese seguiranno da vicino e con occhio critico l’operato del prossimo governo del Land Sachsen-Anhalt: «Non distoglieremo lo sguardo e non resteremo in silenzio quando la dignità umana viene violata, la nostra democrazia viene messa a repentaglio o lo Stato di diritto viene svuotato di significato. Daremo sempre il nostro contributo per sostenere la nostra democrazia e la coesione sociale».

Sul portale cattolico Katholisch.de si trova un’analisi del voto dei cristiani in Sachsen-Anhalt, di cui riportiamo i passaggi salienti. https://katholisch.de/artikel/70220-katholiken-protestanten-konfessionslose-wer-hat-die-afd-gewaehlt

La Forschungsgruppe Wahlen di Mannheim ha analizzato l’elettorato di AfD in Sassonia-Anhalt in relazione ad appartenenza religiosa e all’età. Il dato più evidente riguarda le persone senza appartenenza religiosa: il 47% dei non credenti ha votato AfD, una quota nettamente superiore a quella degli evangelici (33%) e dei cattolici (32%). Tra i non religiosi, l’AfD supera persino il suo già elevato risultato complessivo del 43,8%.

Tra gli elettori cristiani, invece, emerge un fenomeno diverso: le preferenze che l’AfD non riesce a raccogliere confluiscono in larga parte nella CDU. Sebbene i cristiano-democratici abbiano ottenuto solo il 17,2% a livello generale, tra evangelici e cattolici raggiungono il 26% in entrambe le confessioni, segno che la CDU mantiene una base solida proprio tra i credenti.

La distribuzione per genere rivela ulteriori differenze: gli uomini votano AfD molto più delle donne. Tra gli evangelici, il 38% degli uomini ha scelto l’AfD, contro il 29% delle donne; tra i cattolici, il 37% degli uomini contro il 26% delle donne. Il partito beneficia dunque in modo marcato del voto maschile.

La differenza più significativa fra le confessioni cristiani si trova in riferimento all’età: tra i giovani sotto i 34 anni, il 39% dei giovani evangelici ha votato AfD, mentre tra i cattolici della stessa fascia d’età la quota scende al 23%. Nella fascia tra i 35 e i 59 anni, invece, le differenze si attenuano: il 38% degli evangelici e il 37% dei cattolici ha scelto l’AfD, mostrando un comportamento elettorale quasi identico.


Alcune reazioni della stampa tedesca, osservazioni e commenti dell’8 settembre

L’AfD non ha ottenuto la maggioranza assoluta e, come fanno notare alcuni quotidiani tedeschi, sarebbe sbagliato da parte del Ministro presidente sconfitto, il cristiano sociale Sven Schulze, tentare di restare aggrappato al governo del Land con una debole coalizione, perché la volontà degli elettori è inequivocabile. Sarebbe una possibilità che non viola la costituzione, ma ne tradirebbe lo spirito, si legge sulla rivista Cicero. La democrazia parlamentare, ricorda la rivista, vive di stabilità e legittimazione, non di acrobazie tattiche.

Non dovrebbe essere difficile arrivare a una maggioranza di governo per la AfD: i tre seggi mancanti per avere la maggioranza assoluta l’AfD potrebbe averli dalla Bündnis di Sarah Wagenknecht (BSW). Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), l’AfD è ora «dipendente dal BSW» per qualsiasi prospettiva di governo.
Se davvero gli venisse affidato l’incarico di governo, l’opposizione nel Landtag dovrebbe diventare un argine democratico, un correttivo necessario. Una posizione condivisa anche dalla Rheinpfalz, che invita i partiti di centro a non cedere alla pressione dell’AfD.

Ma la gravità della situazione si misura a Berlino. Questo risultato elettorale indebolisce il non amato cancelliere Friedrich Merz e il suo governo. Una linea di governo orientata al riarmo massiccio che taglia ove possibile il welfare (sanità, università, scuola, aumento del costo della vita) che piace né a Est né a Ovest. E questi tagli sono sempre più palpabili.

La crisi dunque investe anche il cancelliere Friedrich Merz. La Rheinische Post parla di un leader «gravemente indebolito», che «vacilla» dopo la débâcle elettorale. La fiducia nel suo ruolo, scrive il giornale, è «profondamente scossa» all’interno della CDU. Se Merz non mostrerà rapidamente come fermare il declino del partito e colmare il divario con l’AfD, rischia di isolarsi ulteriormente. A tenerlo in piedi, secondo la testata, sarebbe soltanto la mancanza di alternative credibili.

La Süddeutsche Zeitung (SZ) descrive la situazione del cancelliere come un «mix tossico» di impopolarità record, pressione per il cambiamento, minacce esterne e risentimento sociale, lasciando aperta la domanda su quale via d’uscita rimanga. E invita alla prudenza: un crollo del governo federale sarebbe «un trionfo per l’AfD». Nessun partito democratico dovrebbe trasferire le scosse politiche di Sachsen‑Anhalt a Berlino. La SZ

La Die Zeit va oltre e dichiara finita l’epoca della Brandmauer, del muro antincendio. La CDU deve affrontare l’AfD sul piano ideologico, riscoprendo i propri valori fondativi. „La CDU si è concentrata fin troppo sulle somiglianze con l’AfD; oggi, questo appare assurdo. Il culmine è stato raggiunto nel luglio 2023, quando Merz ha definito il suo partito ‚un’alternativa per una Germania con sostanza‘. Ha concettualmente definito la CDU in termini di populisti di destra. Come se la CDU avesse dimenticato i suoi ideali e ciò che l’hanno resa grande. Si tratta di un contrasto di valori che la CDU semplicemente non riconosce: democrazia contro autoritarismo, libertà contro repressione, progressisti contro reazionari. Ma la CDU deve riconoscere questo contrasto; deve combattere la battaglia intellettuale e ideologica“,

La Welt aggiunge un’osservazione che sono in molti analisti a condividere: la repressione verso la destra ha contribuito a radicalizzare ulteriormente l’AfD, più che altrove in Europa. La Germania, scrive il quotidiano, si trova su un «pericoloso precipizio», dove il business as usual delle élite politiche è altrettanto rischioso quanto la radicalizzazione della destra.

In questo quadro politico teso, si aggiunge la crisi dell’industria automobilistica tedesca con l’Annuncio di pochi giorni fa dei tagli di 50.000 posti di lavoro nella Volkswagen.

A Osnabrück, lo stabilimento Volkswagen non produrrà più automobili ma sistemi di difesa aerea. Il Land della Bassa Sassonia, Volkswagen, il gruppo israeliano Rafael e l’investitore Aurelius Capital hanno siglato un accordo che, secondo la Stuttgarter Zeitung, rappresenta «una buona notizia» per i 1.800 dipendenti, di cui 1.400 saranno riassorbiti. La riconversione industriale potrebbe offrire nuove prospettive anche ai lavoratori degli stabilimenti minacciati di chiusura a Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm.
L’industria della difesa, conclude la testata, è destinata a diventare un settore chiave in Germania.