L’opinione di Nello Passaro sulla rappresentanza degli italiani all’estero
Più che esercitare il diritto di voto presso il Parlamento nazionale, per noi italiani all’estero sarebbe opportuno rivendicare con fermezza semplicemente il diritto al rispetto del possesso della cittadinanza italiana di cui siamo titolari.
Essa, infatti, ci rende automaticamente titolari dei diritti costituzionali e quindi del diritto di essere trattati con pari dignità, alla stessa stregua di tutti gli altri concittadini residenti in Italia.
Spetta quindi in primo luogo al Parlamento, tramite la sua azione legislativa, garantire anche ai non residenti il godimento degli stessi diritti, indipendentemente dal numero e dall’estrazione dei rappresentanti di cui è composto.
Il diritto di voto è l’espressione di una realtà storica caratterizzata per lo più da una presenza ritenuta inizialmente quasi provvisoria sul territorio straniero, in attesa di un futuro rientro definitivo. Da qui l’esigenza e la legittimità di averlo rivendicato e concesso.
Nel frattempo, la dinamica storica è cambiata. Chi va all’estero o chi da decenni ha varcato i confini nazionali, non rientra quasi più, conservando tuttavia la sua cittadinanza e la sua italianità.
Il cittadino italiano all’estero, lontano fisicamente, impedito a svolgere un ruolo attivo, diventa, non solo dal punto di vista anagrafico, di fatto, un cittadino avulso dal contesto in cui possono incidere anche a suo favore gli effetti dell’esercizio del suo voto e tanto meno, visto l’ambito e le modalità nel quale il potere legislativo viene esercitato, incidere nella salvaguardia dei suoi interessi diretti.
Non possiamo, infatti, ritenere che l’esercizio del voto abbia finora comportato una maggiorata crescita della nostra dignità sia come cittadini che come Comunità, né un nostro maggiore coinvolgimento nella vita pubblica del nostro Paese, né un maggiore ed adeguato rispetto nei nostri confronti e delle nostre esigenze.
Si ha la sensazione che esso abbia contribuito solo ad assecondare gli interessi dei partiti nazionali, provocando anche una sorta di lacerazione indebita nella nostra Comunità. Non si può neanche ritenere che esso abbia fornito un contributo tangibile al miglioramento delle sorti nazionali, valorizzando adeguatamente la componente estera.
Rinunciare al voto per la rappresentanza, così esigua ed ininfluente, presso il nostro Parlamento nazionale, per chiedere invece l’esercizio del voto per eleggere un nostro Parlamento degli italiani all’estero, rispondendo all’esigenza di gestire una nostra autonomia politica, scevri da ogni qualsiasi forma di ingerenza, adattando i Comites e CGIE a tale scopo, costituirebbe una vera e decisiva svolta storica, ponendo fine all’attuale subalternità alle decisioni parlamentari nazionali.
Significherebbe cogliere e valorizzare anche quegli sforzi compiuti dal Parlamento italiano con l’istituzione di questi ultimi.
Occorre, ora, un approccio diverso nei nostri confronti, se si vuole prendere in seria considerazione la nostra Comunità ed integrarla dignitosamente nel tessuto sociale e politico nazionale; noi, dal nostro canto, siamo chiamati ad evidenziare la nostra maturità.
Necessita cambiare il rapporto di forze, non più basato sulla rappresentanza numerica ma sul confronto istituzionale tra organismi rappresentativi degli italiani residenti all’estero e quelli in Italia, per competere con maggiore dignità e ridurre o colmare la distanza fisica, emotiva e legislativa esistente.
La rinuncia al voto dimostrerebbe la nostra maturità, crescita e coesione come Comunità italiana nel mondo, rendendola esplicita e palese attraverso una decisa e ferma richiesta dell’istituzionalizzazione di un nostro Parlamento degli italiani all’estero. Eletto attraverso apposite elezioni, rappresentativo dei bisogni espressi direttamente dai suoi rappresentanti eletti nel suo seno, sostituendolo agli organi elettivi già costituiti, Comites e CGIE, avvalendosi del sistema elettorale già in uso a tale scopo, perfezionandosi.
Un confronto istituzionalizzato tassativo e puntuale tra i due Parlamenti, quello nazionale e quello italiano all’estero, propedeutico e/o complementare alla elaborazione di leggi nazionali che per riflesso riguardano e salvaguardano anche gli interessi degli italiani all’estero o, per materie specifiche, solo gli italiani all’estero, la cui approvazione dovrebbe avvenire in modo contestuale nell’ambito parlamentare nazionale, secondo la reciproca e distinta peculiarità dei loro destinatari, nel rispetto del dettato costituzionale.
Questo darebbe dignità e maggiore coesione alla nostra Comunità ed a tutti gli italiani all’estero, garantendo loro un’azione legislativa contestuale e parallela obbligatoria, dando maggiore credibilità e peso all’azione rappresentativa, indistintamente, di tutti gli italiani.





























