Si è messa in moto la macchina elettorale tedesca. 31,7 milioni di elettrici e 29,8 milioni di elettori hanno già ricevuto la cartolina elettorale. Chi non ha scelto il voto per corrispondenza, potrà fare uso di una delle 88.000 urne distribuite nei seggi elettorali sul territorio della Bundesrepublik.

Si tratta della diciannovesima legislatura e hanno diritto al voto tutti i cittadini tedeschi che hanno compiuto il diciottesimo anno di età. Quest’anno si calcola che oltre tre milioni di elettori si recheranno per la prima volta alle urne. I collegi elettorali sono 299. Gli elettori hanno a disposizione due voti, uno per il mandato diretto e uno per la lista elettorale dei singoli partiti. La maggior parte dei votanti risiede nella Renania-Vestfalia, (13,1 milioni di elettori) poi in Baviera (9,5) e Baden-Württemberg (7,8).

Il Saarland forma il fanalino di coda con appena 800.000 elettori e, ultima in lista, la Città-Stato di Brema con circa mezzo milione di aventi diritto al voto. Sono questi alcuni dati sulla cilindrata del motore elettorale tedesco. Un motore certamente più efficiente di quelli montati sulle autovetture Diesel. È, infatti, pulito e silenzioso.

Impressiona molto (anche noi che ormai siamo abituati alla vita quotidiana in Germania) come questa Nazione sia in grado di mettere in moto grandi manovre che mobilitano milioni di persone per il loro esercizio democratico con tanta silenziosa efficienza. Spesso la perfetta funzionalità della Germania è solo una leggenda. Anche qui i treni fanno ritardo e anche qui si fermano gli aeroporti per qualche sciopero. Ma, per quanto riguarda lo svolgimento delle elezioni, la Germania fa onore a tutte le leggende che la circondano: perfezionismo tedesco ai massimi livelli.

E la campagna elettorale?

Tutto ordinato, pulito, senza chiasso. Nemmeno un manifesto appiccicato al muro. Per le vie di Berlino, Monaco, Francoforte tutto quello che ricorda la campagna elettorale nella sua fase più acuta, sono dei manifestini elettorali attaccati con le fascette elastiche ai pali della luce. Il massimo della pubblicità elettorale su carta stampata si trova su pannelli di qualche metro ai bordi delle principali strade provinciali. E anche qui sembrano confermati tutti i pregiudizi verso la “emozionalità” del popolo tedesco. Sembrano proprio non voler, anzi meglio dire, non saper “litigare”.

Eppure in ogni bar, in ogni incontro spontaneo, davanti a un panino e una birra non esiste nulla di più normale dell’accesa discussione sul calcio e sulla politica. In Germania no! In Germania il voto è segreto, anche al bar. Cercare di conoscere le simpatie politiche del vicino di casa in una normale chiacchierata, corrisponde quasi a un tentativo di violazione della sua sfera privata.

Il distintivo del partito attaccato alla giacca?

Non esiste più. Il numero dei tesserati ai partiti tedeschi è in costante calo. Se nel 1990 i partiti Spd, Cdu, Csu, Fdp, Verdi e “Die Linke” contavano oltre due milioni di tesserati, oggi poco più di un milione di cittadini tedeschi dichiara apertamente di possedere una tessera di partito. Questo dato offre spunto a qualche speculazione sull’appiattimento della vita partitica in Germania.

Se mettiamo da parte i grandi contrasti ideologici dei Linke e della Afd “Alternative für Deutschland”, tutti gli altri partiti, che hanno una concreta possibilità di superare la barriera del 5%, sono ormai di un unico colore e si distinguono solo per sfumature, a volte tenue a volte più accese, ma pur sempre e solo sfumature.

Il “duello” televisivo Merkel-Schultz del 3 settembre si è trasformato in un “duetto” tra due ragionevoli politici senza veri e propri contrasti. Ma vediamo meglio i partiti in lista. Cdu, 34, 1% alle ultime elezioni, 434.000 tesserati; Spd 25,7 %; tesserati 436.000; Die Linke, 8,6%, tesserati 59.000; Grüne (Bündnis 90/Die Grünen) 8,4 %, tesserati 61.000; Csu 7,4 %, tesserati 144.000; Fdp 4,8 %, tesserati 54.000; Afd, 4,7 %, tesserati 25.000; Piraten 2,2 %, tesserati 12.000; Freie Wähler 1,0 %, tesserati 6.500.

E vediamo i sondaggi al primo settembre:

La Cdu/Csu resta in vantaggio con il 38,8 % dei consensi. Tutto lascia presumere che la sessantaduenne Angela Merkel sarà rieletta Kanzlerin della Bundesrepublik. Con questa legislatura, la Signora Merkel sarebbe al suo quarto governo dopo la “Grosse Koalition del 2005, il patto di Governo con i Liberali del 2009 e la ripetizione del patto di Governo con la Spd del 2013. I sondaggi prevedono invece che la Spd si attesterebbe attorno al 24% dei consensi. La questione attorno al candidato Martin Schulz, di anni 61, già Presidente del Parlamento Europeo, sembra quindi ridursi alla domanda se deciderà di guidare nei prossimi quattro anni l’opposizione al Parlamento tedesco oppure se si arrangerà con Angela Merkel in un nuovo patto di Governo stile “Grosse Koalition”.

D’altro canto, lo stesso Schultz ha puntato su una vittoria netta, senza ipotizzare un accordo di governo con i Verdi e i Linke. E sembra proprio che saranno i Linke a occupare il terzo posto nella classifica dei seggi. I sondaggi assegnano a questo partito l’8,5% dei consensi alle elezioni del prossimo 24 settembre. Alla guida di questo partito troviamo un binomio: Sara Wagenknecht dell’ala sinistra e Dietmar Bartsch che rappresenta le posizioni moderate del movimento.

I Liberali della Fdp hanno nuovamente la chance di tornare al Bundestag con il 9% dei consensi. Una percentuale che potrebbe essere addirittura decisiva per eliminare la Spd dai futuri accordi di governo. Se Cdu/Csu e i Liberali riescono a formare insieme la maggioranza assoluta dei seggi, allora i giochi saranno fatti. Il merito della rimonta liberale è tutto di Christian Lindner, l’uomo che ha ricompattato il partito, dopo la prematura scomparsa di Guido Westerwelle. I sondaggi di settembre assegnano ai Verdi il 7,3% dei consensi. Le perdite di questo partito sono considerevoli.

Negli ultimi quattro anni, hanno perso la metà delle simpatie elettorali. Anche in questo caso una doppia rappresentanza al vertice del partito con due chiare posizioni: Katrin Göring-Eckardt che rappresenta la parte più conservatrice del movimento e Cem Özdemir “fondamendalista” del partito ecologico. I tedeschi sembrano comunque di non aver nulla da perdere. Merkel o Schultz o tutti e due insieme, nulla scuoterà il colosso Germania.

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