Nella foto: Ortensio Zecchino, presidente Biogem

Giunto alla quindicesima edizione, il Meeting “Le due Culture” di Biogem ad Ariano Irpino avrà luogo dal 6 al 10 settembre e sarà incentrato sull’ambiente

“Un abisso di reciproca incomprensione separa scienziati e letterati… Il mondo occidentale è caratterizzato da una frattura culturale che si manifesta perché crediamo ciecamente nella formazione specialistica… C’è una sola via per uscire da questa situazione: un ripensamento del nostro sistema educativo”. Con queste parole, pronunciate nel 1959 durante una conferenza all’Università di Cambridge, lo scienziato e romanziere britannico Charles Percy Snow lanciò il suo grido d’allarme sul pericolo rappresentato dall’enorme divario esistente tra la cultura umanistica e quella scientifica. La conferenza di Snow fece scalpore su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nello stesso anno Snow pubblicò il libro “Le due culture e la rivoluzione scientifica” destinato a diventare, nei decenni successivi, oggetto di un acceso dibattito nella scena culturale occidentale.

Nel 2009, esattamente 50 anni dopo il fatidico discorso di Snow, il centro di ricerca Biogem di Ariano Irpino ha organizzato il primo Meeting “Le due Culture” avviando una consuetudine destinata a riscuotere grande successo grazie alla partecipazione di illustri relatori, sia a livello nazionale che internazionale, tra cui premi Nobel. Ideatore della manifestazione, giunta alla sua quindicesima edizione, è il Prof. Ortensio Zecchino, presidente e fondatore del centro, ex-ministro dell’Università e della Ricerca scientifica. Biogem, opera negli ambiti delle biotecnologie e della genetica molecolare, con laboratori specializzati nello studio delle contaminazioni ambientali e servizi di alta tecnologia offerti a numerose istituzioni scientifiche, aziende farmaceutiche e università.

Non è superfluo rimarcare che Biogem, istituto di ricerca italiano ubicato non nel ricco e opulento nord industriale, bensì in una cittadina della provincia di Avellino, sia diventato un centro di eccellenza unico nel suo genere da Roma in giu. Proponendo temi ogni volta diversi, ma sempre nuovi e attuali, lo scopo del Meeting “Le due culture” è quello di stimolare la discussione sulla necessità di creare un’osmosi che consenta di “superare gli steccati esistenti tra le culture umanistica e scientifica”. Il 5 settembre 2018, in occasione della giornata inaugurale della X edizione del Meeting dedicata al tema “Cosmologia. L’uomo eterno Ulisse nell’infinità dei mondi”, ospite di riguardo è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel suo intervento affermò di sentirsi “pienamente in linea con il messaggio del Meeting che indica due culture, in realtà per esorcizzarle, come diverse sfaccettature dell’unica cultura della complessa e articolata unicità del sapere”.



L’anno scorso il Meeting ha avuto come tema il rapporto tra Arte e Scienza e numerosi ospiti si sono avvicendati sul palco di Biogem per proporre spunti di riflessione finalizzati a “gettare ponti” tra le due culture, come ha efficacemente sottolineato nel suo intervento il prof. Antonio Ereditato, Visiting Professor presso il Dipartimento di Fisica della Yale University negli USA, ex direttore, dal 2006 al 2020, del Laboratory for High Energy Physics dell’Università di Berna. “Gettare ponti è qualcosa che dovrebbe essere facile considerando che il mondo è vuoto, e lo è a livello astronomico come a livello subatomico”, ha sottolineato Ereditato nel presentare la relazione “L’uovo e la gallina. Arte e Scienza, due culture più simili che diverse” del prof. Franco Cervelli dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare di Pisa. Cervelli si è soffermato sul peso della soggettività nell’Arte e nella Scienza: “completamente assente nel secondo caso, assolutamente preponderante nel primo”.

Il tema scelto per la XV edizione, che avrà luogo dal 6 al 10 settembre prossimi, è “Mondo Verde” chiaro riferimento all’ambiente e ai tanti problemi che ne stanno compromettendo la sopravvivenza. Il programma prevede numerosi interventi e tra cui, nel corso della prima giornata, quelli del Ministro della Salute Orazio Schillaci e quello, dal titolo “Il Pianeta delle Piante” del Prof. Stefano Mancuso docente di Arboricoltura generale e Etologia vegetale dell’Università degli Studi di Firenze. Seguirà l’intervento “Io sono io e la mia circostanza: l’essere al mondo come un noi ambientato” di Eugenio Mazzarella, docente di filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Tra gli interventi previsti nei giorni successivi segnaliamo “La tutela dell’ambiente nel dibattito bioetico. Prospettive a confronto” (Luisella Battaglia, Università degli Studi di Genova); “Ambiente, green deal, economia” (Luigi Paganetto, Università degli Studi di Roma Tor Vergata); “Città dal cuore verde” (Mario Panizza, Università degli Studi Roma Tre).

Ma torniamo al libro di Snow “Le due culture e la rivoluzione scientifica”. Nella prefazione alla prima edizione italiana pubblicata nel 1964, il filosofo Ludovico Geymonat scrisse: «Nessuno può essere, oggi, così cieco da non rendersi conto che l’esistenza di due culture, tanto diverse e lontane una dall’altra quanto la cultura letterario–umanistica e quella scientifico–tecnica, costituisce un grave motivo di crisi della nostra civiltà». Molti altri autori hanno, più o meno esplicitamente, condiviso la tesi, espressa da Snow, secondo la quale la vita intellettuale dell’intera società occidentale si è polarizzata  dividendosi in “due culture” e che questa divisione rappresenta un grave ostacolo nella risoluzione dei problemi del mondo. Nel 2008, il Times Literary Supplement ha incluso “Le due culture e la rivoluzione scientifica” nella sua lista dei 100 libri che hanno maggiormente influenzato il discorso pubblico occidentale dopo la seconda guerra mondiale.

Per comprendere la provocazione lanciata da Snow è importante delineare il contesto storico dal quale scaturì. In Gran Bretagna il dibattito sulle due culture nacque negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, anni caratterizzati da un enorme sforzo tecnico-scientifico dell’industria militare britannica. Determinante era stata l’invenzione del radar. Negli anni successivi sorsero gruppi interdisciplinari di Ricerca Operativa (Operations Research) nei quali fisici, matematici, ingegneri, ma anche esperti di logistica, di informatica e militari lavorarono fianco a fianco allo scopo di ottimizzare l’impiego del radar nei sistemi di difesa aerea e navale. Fu in quel momento che in Gran Bretagna sulla spinta del pragmatismo riformista emersero i politecnici e gli istituti tecnici contrapposti alle tradizionali università di studi umanistici.

Charles Prince Snow voleva che la nazione progredisse tecnologicamente ed economicamente attraverso una rivoluzione scientifica. Ma questa partecipazione al progresso dell’umanità veniva negata, in Gran Bretagna, proprio dai rappresentanti della cultura umanistica. Successivamente i rapporti si sono capovolti, ma dobbiamo comunque a Snow il merito di aver posto per primo la questione. Gli anni della guerra fredda contribuirono ad accentuare la competizione scientifica e tecnologica tra i blocchi, moltiplicando le discipline e la loro differenziazione (ad oggi ne sono state censite circa 8.000) e, nel contempo, relegando la cultura umanistica al ruolo di fanalino di coda. Il resto l’hanno fatto l’economia di mercato e la globalizzazione. Le grandi questioni che oggi attanagliano l’umanità hanno riportato in auge le discipline umanistiche e il loro contributo alla comprensione dei grandi dilemmi attuali.  

Al termine della XIV edizione del Meeting Ortensio Zecchino ha voluto sottolineare come Biogem con le sue iniziative non voglia assolutamente raggiungere punti fermi ma piuttosto accompagnare la riflessione sui quesiti che oggi si pongono a chi vuole osservare la realtà con occhio critico e scevro da pregiudizi. Ha anche voluto ricordare l’altra “anima” del suo impegno a vantaggio dello sviluppo sociale ed economico del territorio di Ariano Irpino e non solo: il Centro Europeo di Studi Normanni, da lui fondato nel 1991, ben prima di Biogem. Non va dimenticato infatti che il professore ha insegnato Storia del Diritto medievale e che è uno dei maggiori esperti mondiali delle Costituzioni di Federico II di Svevia. Sempre ad Ariano, il primo luglio scorso ha inaugurato il Museo della Civiltà Normanna. Come lui stesso ha voluto ricordare lo scopo ultimo è concorrere a realizzare “una elevazione spirituale, cosa impalpabile e tuttavia più importante di tutte le altre perché è l’unico modo per combattere il degrado e il sottosviluppo del Mezzogiorno”.

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