«Ich steig’ an’s Land, nicht ohne Furcht und Zagen» … Così scriveva August Karl Maximilian Georg Graf von Platen-Hallermünde al suo arrivo a Venezia nell’autunno del 1824. La paura e l’esitazione del suo primo contatto con l’Italia sarebbero scomparsi negli anni a venire grazie al buon rapporto che il poeta stabilì con i luoghi che avrebbe visitato e con gli italiani che avrebbe conosciuto.

August von Platen appartiene alla numerosa schiera di poeti tedeschi la cui vita fu profondamente influenzata dal fascino esercitato dall’Italia. Illustre iniziatore di questa schiera fu Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832) che scelse il nostro paese come luogo ideale di un viaggio (1786 – 1788) il cui scopo doveva essere, al di là della conoscenza dei luoghi, la ricerca di se stesso. Ne conseguì il saggio “Viaggio in Italia” (Italienische Reise) pubblicato quasi 30 anni dopo. In Germania l’opera di Goethe fece da modello per un intero movimento poetico detto Innerlichkeit (introversione) rappresentato, tra gli altri, dai poeti Carl Leberecht Immermann (1796 – 1840), Heinrich Heine(1797 – 1856) e, in aperto contrasto con quest’ultimo, anche da August von Platen.

Il 5 ottobre scorso il presidente dell’ACIT, Associazione Culturale Italo-Tedesca di Siracusa, avvocato Giuseppe Moscatt, ha tenuto per l’Associazione Dante Alighieri di Würzburg una conferenza dal titolo: August von Platen. Amori difficili di un’anima inquieta fra Würzburg e Siracusa. Un lungo viaggio verso la morte. La conferenza ha avuto luogo in uno dei saloni (Toskanasaal, ndr) della Residenza di Würzburg ed è stata tradotta in tedesco dalla dottoressa Sibylle Kreisel del Comitato Amici di von Platen, promotore di svariate attività culturali in Sicilia.

“E’ un privilegio parlare di un poeta tedesco nella sua patria”, ha esordito il dott. Moscatt “e ringrazio il presidente Dr. Horst Schäfer-Schuchardt, anche a nome della Dante Alighieri di Siracusa, per avermi invitato a parlare di August von Platen, sulla vita e morte a Siracusa e anche sulla sua formazione spirituale a Würzburg da dove fuggì verso Erlangen dove completò i suoi studi studi letterari e filosofici come assistente e amico di Schelling”. L’avv. Moscatt ha sviluppato la sua ricerca su tre fronti presentando Platen come esule, come poeta e come siciliano. Alla base della ricerca il “Diario” o, forse meglio, i numerosi diari che il poeta scrisse nel corso della sua vita.

Discendente di una antica famiglia nobile, ma povera, il conte August von Platen nacque il 24 ottobre 1786 ad Ansbach, nelle vicinanze di Bayreuth in Baviera, e morì il 5 dicembre 1835 in Sicilia a Siracusa. Platen ebbe una vita intensa, ma inquieta, condizionata dalla sua omosessualità che ne influenzò l’opera e le scelte. Ma fu proprio l’omosessualità che alimentò tanto la sensibilità d’animo dell’uomo quanto l’ispirazione lirica del poeta e che alla fine indusse Platen a scegliere la più tollerante Italia come luogo dove risiedere.

Dopo l’infanzia trascorsa ad Ansbach, nel 1806 Platen giovanissimo entrò nella Scuola Cadetti di Monaco di Baviera. Nel 1814 divenne ufficiale e nel 1815 col grado di luogotenente combatté in Francia nella cavalleria di re Ludwig I di Baviera. Ottenuto un periodo di congedo per poter frequentare l’università, studiò filosofia, lingue e scienze naturali. Amava il latino e il greco, l’italiano e l’inglese e studiò anche il persiano. Condivise la passione per le lingue con il poeta e traduttore Friedrich Rückert (1788 – 1866) col quale ebbe un intenso rapporto di amicizia. Nel 1824 Platen visitò Venezia e se ne innamorò. Fino all’anno della sua morte soggiornò principalmente in Italia dove poté mantenersi grazie al sostegno finanziario che ricevette dall’editore Cotta (Stoccarda) quale compenso per la pubblicazione dei suoi sonetti. In Italia il conte August von Platen condusse una vita irrequieta, malinconica e vagante.

“L’ACIT ha cominciato a interessarsi di August von Platen già nel 2011 quando il poeta è stato riscoperto attraverso gli amici di Ansbach, che hanno voluto dare una sistemazione alla sua tomba nel giardino di Villa Landolina sede del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Platen infatti era stato ospite del nobile Landolina dopo essere scappato da Napoli colpita dal colera. Così ritrovammo anche Platen, uomo e artista, dopo Morte a Venezia di Thomas Mann (1930). Successivamente si risalì alle tante città visitate dal poeta, sapientemente descritte da Volker Hoffmann (professore emerito di filologia e germanistica all’università di Monaco, ndr) (2012) e ciò fu lo stimolo per chiedere a Mario Rubino (professore emerito di scienze umanistiche all’università di Palermo, ndr) di illustrare due Inni di Platen dedicati alla Sicilia e a Palermo. Inni nei quali emerge l’amore ideale per il bello, la scelta delle forme neoclassiche nonché la lettura comparativa con Goethe che lo aveva inquadrato nella coeva realtà letteraria tedesca. Ma è Gunnar Och (professore di germanistica all’università di Erlangen-Nürnberg, autore di svariati studi sul romanticismo tedesco, ndr) che ha riproposto Platen (2014) quando combattè fra il 1830 e il 1831 la critica romantica. Heine e Immermann lo avevano ostracizzato dalla cerchia degli epigoni di Goethe perché vacuo e omosessuale, amante delle belle forme, in ritardo rispetto ai valori romantici. Platen invece con l’arma della poesia aveva lottato per la libertà della Polonia dall’aggressione russa, prussiana e austriaca, mentre guardava all’Italia liberale dei moti carbonari di Modena e delle Marche, come si palesa nei «Polenlieder» e nell’ode Primavera italiana (1831). Ma quand’è che Platen si avvia alla ricerca della bellezza delle forme classiche che il romanticismo aveva inquinato? Pensiamo che fu a Würzburg che riconobbe i limiti di tale scelta grazie anche a un difficile amore che lì ebbe e che lo avrebbe allontanato dalla Germania fino a condurlo in Italia e a Siracusa. Importante per August von Platen fu l’incontro con la cultura romantica italiana e con Giacomo Leopardi a Napoli, nel salotto del principe Ranieri durante il regno di Ferdinando II. Qui un gruppo di intellettuali tentava di aprirsi all’idea romantica europea mediandola con lo spirito classico italiano. Come in Francia, Belgio e in Inghilterra, anche in Italia avevano luogo importanti mutamenti politici con i primi moti per l’indipendenza dallo straniero e con la fondazione della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In quegli anni Rosmini si apriva a una nuova scienza morale cattolica, Tocqueville descriveva il sogno democratico americano, Leopardi pubblicava i suoi Canti. Contesti e analogie verificati da nostri studiosi nel 2015. Poi vennero le analisi di Andrea Landolfi (Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma, ndr) su Giosuè Carducci, il più famoso dei traduttori italiani di Platen. Infine l’ultimo Platen a Siracusa. Ma qui cala il silenzio. Stranamente il diario tace a riguardo e su questo punto occorrerà fare ulteriori ricerche”.

La conferenza ha messo in luce il talento e la personalità di un poeta tedesco poco noto al grande pubblico, un personaggio che a causa della sua omosessualità è stato oggetto di emarginazione anche dopo la sua morte. Ma c’è chi lo ha riscoperto e celebrato. Il premio Nobel Thomas Mann (1875 – 1955) nella novella Morte a Venezia per il protagonista Gustav von Aschenbach trae ispirazione proprio da August von Platen (il nome Gustav riprende l’anagramma di August, mentre Aschenbach richiama quello di Ansbach, luogo di nascita di von Platen). Il desiderio di viaggiare di Gustav von Aschenbach, che lo porterà a soggiornare nella città lagunare, nasce dal medesimo istinto vitale di fuga dall’ordine borghese che aveva portato il conte von Platen a lasciare la Germania. Come afferma Mark André Raffalovich (1864 – 1934), giornalista e poeta francese famoso per i suoi studi sulla omosessualità, August von Platen può essere considerato il primo omosessuale nel senso moderno del termine perché riconosce la sua omosessualità e afferma il suo diritto ad amare e ad essere amato senza doversi vergognare.

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