Nella foto: Scena dal set Generation Tochter. Foto di ©generation:tochter

Silvia Del Buono, una scenografa italiana nel progetto cinematografico di Berlino, Generation Tochter

Silvia del Buono, scenografa, ci presenta il film del collettivo berlinese Generation Tochter, al quale sta lavorando.

Silvia, qual è la novità del vostro lavoro?

Non esiste un lungometraggio sulla diversità e sul potenziale femminile confezionato in un film d’azione, thriller e poliziesco, questa è la novità nel panorama tedesco. Siamo un gruppo internazionale di circa ottanta persone, la maggior parte sono tedeschi ma la regista, Marielle Samtad, è norvegese, la costumista, Beatrice Paola Ruffini, è l’Italiana come me, c’è poi un venezuelano, un colombiano… Siamo professionisti ma per vivere facciamo lavori anche fuori dall’ambito cinematografico. Ci sono poi studenti nella squadra. Il collettivo è composto prevalentemente da donne.

La regista è la norvegese Marielle Samtad, poi c’è Lei, per la scenografia. Ma non solo…

Abbiamo una donna come direttrice della fotografia, un lavoro in cui solitamente ci sono uomini. È un lavoro fisicamente faticoso, portarsi l’attrezzatura appresso. La terzina, regista, direttrice della fotografia e scenografa è inconsueta. Le donne sono una minoranza nell’industria cinematografica e questo rispecchia tutti i settori della società dove la competenza e la professionalità femminile non sono valorizzate come potrebbero esserlo, non solo a livello esecutivo, ma anche a livello creativo, di riconoscimento economico e responsabilità dirigenziale.

Silvia, Lei si occupa del reparto artistico, a che punto sono le riprese?

Il film è stato diviso in tre blocchi per motivi di budget e (al momento dell’intervista) stiamo ultimando le riprese del secondo. Avevamo cominciato a novembre mentre il terzo blocco è previsto per giugno.

Siete un collettivo di giovani professionisti che sta realizzando un progetto indipendente. Come vi finanziate?

Tutti coloro che credono nel progetto possono sostenerci (generation-tochter.de). Fra i nostri finanziatori ci sono per esempio associazioni sensibili ai temi trattati nel film: diversità, antirazzismo. Nel film c’è anche una storia d’amore fra due donne.

In quali canali farete girare il film?

Lo presenteremo ai festival, alla distribuzione cinematografica. Vorremmo averlo pronto in autunno, pensando anche alla Berlinale. Per questo dovremmo concluderlo entro giugno perché poi c’è il montaggio ossia la postproduzione, il marketing. Già in questa fase stiamo facendo vedere molto del film, anche questa è una novità, stiamo dando tante informazioni sul film, ovviamente mantenendo alta la suspence. Siamo anche sui social: instagram e facebook.

Come è arrivata a fare la scenografa di Generation Tochter?

Sono architetto e in Italia lavoravo come architetto di interni, allestimenti di fiere, un settore molto vicino alla scenografia. Ho lavorato anche in teatro, ho fatto un corso con lo scenografo Francesco Fassone, ho lavorato a Lucca con un regista per un video social. Avevo sempre avuto il sogno di fare la scenografa ma pensavo di dover fare l’accademia di Belle arti, la scuola di scenografia. Ma poi a pensarci bene i primi scenografi erano architetti. Sono venuta a Berlino e ho fatto un corso e lì mi si è aperto un mondo e ho avuto il coraggio di propormi. Mi sono fatta un background di diverse esperienze di lavoro fino ad arrivare a Generation Tochter. Qui in Germania si fa più rete, c’è maggior dinamismo.

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