Quante volte abbiamo avvertito dolore muscolare ed affaticamento senza darci peso. Sembrano sintomi comuni e banali ma se persistono, è opportuno iniziare a pensare che potrebbero nascondere un significato ben lontano da quello che avevamo immaginato. Sempre più spesso sui media o riviste del settore medico si sente parlare di fibromialgia. Ma cos’è, come si arriva alla diagnosi e quali rimedi o cure possiamo attuare ?

La fibromialgia è una sindrome muscolo-scheletrica a lungo termine che causa fondamentalmente dolore ed affaticamento. Solo negli ultimi 15 anni si è potuto approfondire la conoscenza di questa malattia, che in Italia interessa un numero enorme di persone (circa 2 milioni) e secondo alcuni ricercatori grazie alla difficoltà della diagnosi sarebbe molto più diffuso. Dalla letteratura internazionale emerge come sia estremamente difficile formulare una diagnosi di fibromialgia a fronte dell’assenza di segni documentabili come esami di laboratorio o diagnostica strumentale, dal momento che non è caratterizzata da anomalie di laboratorio o strumentali. Ciò ha portato per anni a classificare questi pazienti come “psicosomatici”, ansiosi o addirittura “malati immaginari”.

Ad essere colpiti sono soprattutto muscoli e tendini e, nonostante assomigli ad una patologia articolare, non si tratta di artrite e nemmeno causa deformità delle articolazioni. Nonostante il dolore sia localizzato in corrispondenza dei tessuti molli (muscoli, legamenti e tendini), la fibromialgia non è un’infiammazione dei tessuti.

In letteratura i primi casi vennero definiti come fibrosite (1968) fino agli anni ’80, in cui fu chiaro che si trattava di una patologia a sé stante, i cui criteri diagnostici sono stati ben descritti dall’American College of Reumatology solo nel 1990.

Il sintomo chiave della fibromialgia è la presenza di specifici punti (su collo, spalle, braccia, gambe, schiena e fianchi) dolorosi alla pressione, ma spesso sono presenti anche altri sintomi come: disturbi del sonno, rigidità mattutina, mal di testa, alterazioni del ciclo mestruale, formicolio o intorpidimento delle estremità (mani e piedi), disturbi a pensiero e memoria.

Alla luce della varietà dei segni e sintomi con cui si presenta viene talvolta indicata come sindrome fibromialgica.

La fibromialgia è associata ad astenia, problemi cognitivi, disturbi del sonno, ansia e/o depressione. Cefalea ed emicrania sono sintomi comunemente descritti dai pazienti con sindrome fibromialgica

Non esiste ad oggi una cura per guarire dalla fibromialgia, ma i medici hanno a disposizione molteplici farmaci e opzioni terapeutiche per aiutare a controllare e gestire i sintomi, tra cui anche l’esercizio fisico, le tecniche di rilassamento e riduzione dello stress.

Non ci sono al momento dei parametri di laboratorio che ci consentano di avere un idea precisa della malattia nei soggetti interessati dai sintomi sopra descritti. Quelli comunemente richiesti dai medici si limitano ad una iniziale valutazione tramite emocromo e Pcr, dal momento che la fibromialgia non è una condizione infiammatoria.

Rispetto agli esami strumentali, la letteratura non fornisce alcun suggerimento. In pratica tutte le valutazioni sono necessarie solo per una diagnosi differenziale, per escludere ogni altra ipotesi diagnostica che generalmente comprende malattie infiammatorie (reumatologiche) come l’artrite reumatoide, il lupus sistemico eritematoso, la polimialgia reumatica, la spondiloartrite, l’ipo-iper paratiroidismo, la neuropatia.

La fibromialgia è una reale patologia a sé stante.

Ma quali sono le cause?

Non esiste al momento una causa certa ma le ipotesi più accreditate vertono su possibili: alterazioni a livello dei neurotrasmettitori (soprattutto relativi al dolore), disequilibri ormonali che coinvolgono: umore, appetito, sonno, comportamento, risposta a situazioni stressanti, alterazioni e disturbi del sonno, predisposizione genetica, stress.

Non è quindi ancora stato chiarito il meccanismo esatto alla base della comparsa della condizione, ma è parere diffuso che possa essere il risultato dell’azione concomitante di diversi fattori. In molti pazienti è peraltro possibile individuare un evento scatenante, che può essere per esempio: infortunio, infezione virale, parto, intervento chirurgico, la rottura di una relazione affettiva, vivere una relazione violenta, morte di una persona cara, ma in altri pazienti non è possibile risalire ad alcuna situazione specifica.

Fattori di rischio

Chiunque può sviluppare la sindrome fibromialgica, ma di fatto si verifica 7 volte più frequentemente nelle donne che negli uomini.

Compare in genere tra i 30 ei 50 anni, ma sono possibili casi a qualsiasi età (bambini e anziani compresi).

Sintomi

Fino al 90% dei malati di fibromialgia accusa affaticabilità, stanchezza e difficoltà nel dormire: difficoltà a prendere sonno, frequenti risvegli e sensazione di non aver riposato sono sintomi molto comuni.

I sintomi possibili sono molteplici ed estremamente vari, ma non si riscontrano mai tutti quanti in uno stesso paziente; soggetti differenti possono manifestare disturbi diversi, che possono essere così raggruppati: dolore diffuso (sintomo che caratterizza la sindrome, diffuso in tutto il corpo o concentrato in alcune aree; continuo o variabile nel tempo. Eccessiva ed aumentata sensibilità: iperalgesia: estrema sensibilità al dolore, allodinia: percezione di dolore in seguito a stimoli normalmente innocui, come un tocco molto leggero, rigidezza muscolare e articolare, talvolta con presenza di spasmi, affaticamento e stanchezza eccessivi e continui, peggioramento della qualità del sonno, alterazioni cognitive (memoria, capacità di concentrazione, apprendimento.) compresenza di altri disturbi e alterazioni dell’umore.

Orientamento per la diagnosi

Rispetto ai criteri diagnostici Wolfe et al. (2016) evidenzia come ad oggi non ci sia un gold standard, nonostante le proposte dell’American College of Reumatology (ACR) formulate nel 1990, 2010 e 2011.

Per la formulazione di diagnosi di fibromialgia devono essere soddisfatti contemporaneamente 3 criteri: dolore diffuso in specifiche aree del corpo, presenza di sintomi caratteristici, persistenza della sintomatologia tipica da almeno di 3 mesi.

Cosa sono i Tender Points ? Qual’è il loro valore diagnostico

Nel 1990 l’American College of Reumatology ha individuato 18 punti, detti Tender Points che rispondono – con dolore circoscritto – ad una digitopressione pari a circa 4kg.

La valutazione dei Tender Points deve essere sempre abbinata ad un questionario che valuti in maniera più approfondita il dolore.

I punti sono presenti simmetricamente su entrambi i lati del corpo e corrispondono a: base del cranio, accanto alla colonna vertebrale, base del collo nella parte posteriore, in cima alle spalle, sulla parte posteriore, fra la clavicola e la spina dorsale, sulla cassa toracica, sul bordo esterno dell’avambraccio, circa 2 centimetri sotto il gomito, nella parte superiore dell’anca, nella parte alta dei glutei, sul ginocchio.

Sintomi che identificano il paziente con fibromialgia

Oltre ai sintomi “essenziali” e caratteristici (dolore, affaticamento, disturbi del sonno e disturbi cognitivi) i sintomi che più frequentemente sono riferiti dai pazienti con fibromialgia sono: cefalea o emicrania, estrema sensibilità al tatto, disturbi della sfera affettiva, dolore facciale, sensazione di intorpidimento/formicolio, difficoltà nella concentrazione, ansia, depressione, lombalgia, rigidità muscolare, crampi alle gambe, dolore addominale con alternanza stipsi/diarrea.

Eziologia della fibromialgia

L’eziologia della sindrome fibromialgica non è stata ancora pienamente compresa e rispetto alla fisiopatologia esiste ancora qualche incertezza. L’ipotesi più accreditata sembra riguardare il meccanismo di centralizzazione del dolore.

Sembra dipenda da una ridotta soglia di sopportazione del dolore dovuta ad una alterazione della modalità di percezione a livello del sistema nervoso centrale, degli input somatoestesici (alterazione della soglia nocicettiva).

Un approccio multimodale per i pazienti con fibromialgia

La fibromialgia è caratterizzata dalla presenza di una moltitudine di sintomi. È dunque ampiamente condiviso come l’approccio più appropriato sia quello multidisciplinare, basato sulla presa in carico individuale e un percorso di cura personalizzato, finalizzato principalmente a ridurre o attenuare la gravità dei sintomi caratteristici.

Attualmente gli specialisti sono concordi nel raccomandare che l’iniziale presa in carico del paziente affetto da fibromialgia avvenga nel setting dell’assistenza primaria, da parte del medico di famiglia nell’ambito di un team multiprofessionale, come già avviene per la presa in carico di molte patologie croniche.

Secondo le recentissime raccomandazioni (2017) dell’European League Against Rheumatism bisogna intraprendere un percorso graduale che comprende fasi ben definite, come: educazione del paziente, trattamento non farmacologico, trattamento farmacologico

La formazione dei professionisti e l’educazione del paziente sono le principali strategie per un’efficace gestione delle persone affette da fibromialgia (Arnold et al 2016)

L’attività educativa resta una competenza degli addetti del settore. Qualsiasi professionista sanitario formato, coinvolto nella gestione della fibromialgia nei diversi setting e luoghi di cura è la figura ideale per affrontare il problema.

Il medico di medicina generale, lo specialista o l’infermiere dietro adeguata formazione, possono intraprendere un’azione educativa, che se ben strutturata risulta di per sé un trattamento efficace di questa malattia. La fibromialgia è un problema di salute grave e la persona affetta deve prenderne consapevolezza. I punti focali su cui incentrare un programma educativo devono avere lo scopo di far realizzare e condividere la reale presenza di una vera patologia, una patologia reale e non immaginaria.

L’approccio educativo parte dalla descrizione delle caratteristiche della malattia ed abbraccia l’importanza che rivestono il dolore, il sonno e i relativi disturbi, lo stress e i problemi legati all’umore e per finire, ma non meno importante, le possibili strategie di coping da mettere in atto.

I trattamenti non farmacologici comprendono l’attività fisica aerobica regolare anche in acqua, un approccio cognitivo-comportamentale, l’agopuntura, un adeguato programma nutrizionale, la terapia iperbarica (non considerato un trattamento standard).

Il trattamento farmacologico, invece, è raccomandato solo quando i segni/sintomi non sono migliorati dalle strategie non farmacologiche.

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