Nel fermento della K-Pop Revolution 2 a Mainz, tra migliaia di fan accorsi da tutta Europa, incontriamo Lim Youngmin. L’ex leader di uno dei gruppi più influenti della scena coreana calca per la prima volta il suolo tedesco, portando con sé un’aura di pacata consapevolezza. Non è più il volto di un collettivo, ma un artista che ha scelto la via, più impervia ma autentica, del solismo.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Youngmin, tu hai una solida esperienza come leader e performer. In questo debutto solista in Germania, cosa ti ha fatto sentire davvero „libero“?
La libertà più grande è poter esplorare le sfumature che in un gruppo devono necessariamente essere smussate. Quando mi allenavo alla Global Cyber University, ho imparato quanto sia importante l’equilibrio, ma oggi voglio che il mio „colore“ emerga in modo più netto. Non devo più preoccuparmi di come la mia voce si incastri con quella di altri tre o quattro membri; ora posso permettermi di essere vulnerabile o estremamente energico seguendo solo il mio istinto. È un processo di auto-scoperta che mi sta ripagando di ogni sforzo.
Per chi sta affrontando un momento di „stallo“ o un nuovo inizio, tu suggerisci il riposo. C’è altro che ti aiuta a ritrovare la bussola?
Oltre al sonno, che resta fondamentale, per me è molto importante il contatto con le mie radici. Quando mi sento smarrito, ripenso a Busan. Anche qui a Mainz, camminare vicino al fiume mi aiuta; l’acqua ha un effetto calmante su di me, forse perché amo nuotare sin da piccolo. Ai fan dico: non abbiate paura di fermarvi. Mangiate qualcosa di buono che vi ricordi casa e dormite. Domani la mente sarà più lucida per affrontare nuove sfide.
Musicalmente ti stai muovendo verso l’R&B. Come evolve la tua tecnica di scrittura oggi?
Sono sempre stato un rapper, è la mia radice, ma ho sempre amato la melodia. In brani come quelli di Room e Love, cerco di usare il rap non solo per il ritmo, ma come estensione del canto. Sto studiando molto per rendere le transizioni tra le strofe rappate e i ritornelli melodici più fluide, quasi impercettibili, per trasmettere un’emozione continua piuttosto che una divisione netta di generi.



























