Un recente emendamento approvato alla Camera rende la rappresentanza degli italiani all’estero effimera, simbolica e del tutto ridicola
Riceviamo e pubblichiamo il contributo di un nostro lettore, che propone una riflessione sul futuro della rappresentanza degli italiani all’estero alla luce del recente emendamento approvato dalla Camera. Un intervento che esprime un punto di vista personale e invita ad aprire un dibattito sul ruolo delle istituzioni e sulle possibili forme di tutela delle comunità italiane nel mondo.
L’emendamento recentemente approvato dalla Camera riduce ulteriormente la rappresentanza degli italiani all’estero, rendendola effimera, soltanto simbolica negli effetti pratici e, di fatto, del tutto ridicola.
Con esso si coglie l’insofferenza di una parte della politica italiana e di una parte consistente degli italiani residenti in Italia nei confronti del diritto di voto riconosciuto agli italiani all’estero, ritenuto da molti inopportuno per la sua presunta ingerenza nella vita pubblica del Paese.
Se si può, a torto o a ragione, mettere in discussione la logica del voto degli italiani all’estero, non si può tuttavia negare loro la possibilità di esprimere e rappresentare le proprie istanze a chi, in Italia, è chiamato a esercitare la funzione legislativa e di governo nei confronti di tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di residenza.
Agli italiani all’estero converrebbe, a mio avviso, rinunciare a questo strumento ormai effimero e inefficace, così come si è rivelato nel tempo, e affidarsi a un’interlocuzione diretta con il Parlamento italiano, da realizzare attraverso modalità e procedure diverse da quelle attuali.
Potrebbe essere il Comites, trasformandosi in una sorta di Parlamento degli italiani all’estero, eletto direttamente dagli italiani residenti fuori dai confini nazionali, l’organo deputato a svolgere questo ruolo?
La rappresentanza numerica, così come oggi è espressa attraverso il voto parlamentare, sarà sempre minima e fragile, subordinata, com’è, alle dinamiche e agli interessi dei partiti nazionali.
L’istituzionalizzazione e il riconoscimento di un interlocutore parlamentare costituito all’estero, capace di elaborare e rappresentare una politica specifica per gli italiani nel mondo, potrebbero invece contribuire a rendere la sua azione più efficace e diretta, sia nei confronti delle comunità italiane all’estero sia nei confronti del Parlamento italiano.
Un Parlamento degli italiani all’estero eletto direttamente, senza il tramite dei partiti politici italiani, che, con l’eliminazione del voto parlamentare degli italiani all’estero, non avrebbero più alcun interesse diretto verso queste comunità, potrebbe diventare l’unico responsabile della politica rivolta agli italiani nel mondo, rispondendo sia ai propri elettori sia al Parlamento italiano.
Se ai partiti italiani spetta la gestione della politica nazionale per i cittadini residenti in Italia, analogamente un organismo rappresentativo degli italiani all’estero dovrebbe svolgere la stessa funzione nell’ambito delle questioni che riguardano le comunità italiane nel mondo.
Le problematiche degli italiani all’estero hanno infatti una loro peculiarità e devono essere affrontate nel rispetto del dettato costituzionale, che garantisce a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla loro residenza, pari dignità e pari diritti.
Per fare un esempio, si potrebbe ripensare al trattamento fiscale della casa posseduta in Italia dagli italiani residenti all’estero, oggi assimilata, ai fini fiscali, a una seconda casa. In realtà non è mai stata una seconda casa e mai lo sarà: è semplicemente la casa degli italiani all’estero e come tale dovrebbe essere riconosciuta anche dal punto di vista fiscale.
Non tutti, anzi pochi, possiedono una casa nel Paese di residenza, mentre molti conservano quella in Italia. Inoltre, una seconda casa può essere definita tale soltanto se è ragionevolmente accessibile anche sotto il profilo della distanza. Lo è certamente per chi vive in Italia, ma non per chi risiede oltre i confini nazionali.
Per questo motivo ritengo che proprio oggi gli italiani all’estero dovrebbero ripensare il proprio sistema di rappresentanza, superando la logica del voto per il Parlamento italiano e immaginando una diversa forma di rapporto istituzionale con l’Italia e con il suo Parlamento.




























