
Venticinque anni fa l’attacco alle Torri Gemelle cambiò per sempre la nostra percezione della sicurezza. In redazione, davanti alla televisione, vissi in diretta quelle ore drammatiche. Sette anni prima ero stata proprio lassù, sul World Trade Center, senza poter immaginare che quelle torri sarebbero diventate il simbolo di una delle pagine più buie della storia contemporanea
Era un giorno come tanti altri. Quell’11 settembre 2001 ero in ufficio, impegnata nel lavoro quotidiano e con la radio accesa in sottofondo. Poi, alle 14.50, tutto cambiò.
Il programma radiofonico venne improvvisamente interrotto da un’edizione straordinaria. La notizia era ancora confusa: un aereo si era schiantato contro una delle Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Le prime informazioni parlavano di un possibile incidente aereo.
Corsi nella sala riunioni e accesi il televisore. Le immagini erano impressionanti. La Torre Nord fumava nella parte alta, mentre le televisioni cercavano di ricostruire cosa fosse accaduto. In quei primi minuti nessuno sembrava avere ancora una risposta.
Poi, davanti ai miei occhi, arrivò la seconda immagine che avrebbe segnato per sempre la storia. In diretta televisiva vidi un altro aereo dirigersi verso le Torri Gemelle e schiantarsi contro la Torre Sud.
Ebbi un colpo al cuore. In quell’istante capii che non poteva trattarsi di un incidente. Era un attacco. Un attentato organizzato.
Da quel momento le notizie cominciarono ad arrivare una dopo l’altra, sempre più drammatiche. Altri aerei risultavano dirottati. Uno aveva colpito il Pentagono, a Washington. Un quarto aereo, il volo United Airlines 93, precipitò in Pennsylvania dopo che i passeggeri tentarono di riprendere il controllo del velivolo.
Ero senza parole. Ricordo soprattutto la sensazione di non riuscire quasi a respirare. Continuavo a guardare lo schermo, incapace di staccarmi da quelle immagini.
Poi accadde l’impensabile. La Torre Sud crollò davanti alle telecamere. Poco dopo anche la Torre Nord venne giù, trasformandosi in una gigantesca nube di polvere e detriti. Quelle immagini fecero il giro del mondo e divennero immediatamente il simbolo di una tragedia che avrebbe cambiato profondamente il XXI secolo.
Per me, però, quelle immagini avevano qualcosa di ancora più sconvolgente. Sette anni prima, nel 1994, ero stata a New York e avevo visitato le Torri Gemelle. Le avevo viste da vicino, ero entrata in quel complesso che allora rappresentava la forza economica e architettonica degli Stati Uniti. Salire sulle torri, guardare New York dall’alto, osservare la città ai propri piedi. Erano ricordi legati a un viaggio e a un’esperienza positiva, lontanissimi dall’orrore che avrei visto in televisione nel 2001.
Per questo, quella mattina americana – pomeriggio in Europa – quelle immagini mi colpirono in modo particolare. Non stavo guardando semplicemente due edifici in fiamme dall’altra parte dell’oceano. Stavo guardando un luogo che avevo conosciuto personalmente, un luogo reale, che improvvisamente non esisteva più.
La storia di quel giorno
L’11 settembre 2001 diciannove terroristi appartenenti ad al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea negli Stati Uniti. Alle 8.46 del mattino, ora locale di New York, il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord del World Trade Center. Alle 9.03 il volo United Airlines 175 si schiantò contro la Torre Sud.
A quel punto divenne evidente che gli Stati Uniti erano vittime di un attacco terroristico coordinato. Alle 9.37 un terzo aereo, il volo American Airlines 77, colpì il Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa statunitense. Alle 9.59 crollò la Torre Sud. Alle 10.03 il volo United Airlines 93 precipitò vicino a Shanksville, in Pennsylvania. I passeggeri e i membri dell’equipaggio avevano cercato di reagire ai dirottatori, impedendo probabilmente che l’aereo raggiungesse l’obiettivo previsto. Alle 10.28 crollò anche la Torre Nord.
Nel giro di meno di due ore, il volto degli Stati Uniti e, in molti modi, quello del mondo erano cambiati.
Quasi 3.000 persone persero la vita negli attentati: uomini e donne di decine di nazionalità diverse, civili, vigili del fuoco, agenti di polizia, soccorritori e persone che quella mattina erano semplicemente andate al lavoro.
Ma l’11 settembre non fu soltanto la distruzione delle Torri Gemelle. Fu una frattura storica. Nei giorni e nei mesi successivi cambiarono le regole della sicurezza aeroportuale, la politica internazionale e il modo stesso in cui l’Occidente guardava al terrorismo. Gli Stati Uniti dichiararono la guerra al terrorismo e nell’ottobre 2001 iniziò l’intervento militare in Afghanistan contro il regime dei talebani che aveva dato rifugio ad al-Qaeda. Negli anni successivi, le conseguenze dell’11 settembre si sarebbero estese ben oltre New York e Washington.
A distanza di anni, molti ricordano esattamente dove si trovavano quando hanno appreso la notizia. È uno di quei momenti della storia nei quali la memoria personale e quella collettiva finiscono per sovrapporsi.
Io ricordo la radio che interrompe il programma. Ricordo la corsa nella sala riunioni. Ricordo la Torre Nord che fumava sullo schermo. E soprattutto ricordo quel secondo aereo che entrava nell’inquadratura e colpiva la Torre Sud. E ricordo di essere stata lì, a New York, sette anni prima.
Nel 1994 le Torri Gemelle erano ancora in piedi e sembravano destinate a restare per sempre parte dello skyline di Manhattan. Nessuno poteva immaginare che, qualche anno dopo, sarebbero diventate il centro di una tragedia che avrebbe sconvolto il mondo.
Forse è anche per questo che l’11 settembre non è, per me, soltanto una data scritta sui libri di storia.
È un ricordo. Il ricordo di un giorno nel quale, davanti a uno schermo televisivo, abbiamo visto il mondo cambiare.



























