Dal 1948 ad oggi le responsabilità degli oligarchi dei partiti sono così numerose da non poter essere elencate nemmeno in sintesi. La più grave appare quella che si potrebbe definire “menefreghismo” nei confronti delle classi sociali disagiate e della disoccupazione in aumento. Tale insensibilità (tipica dei satrapi orientali del Medioevo) è odiosa agli occhi del popolo perché caratterizza una casta di politicanti di mestiere (incapaci di legiferare assennatamente) che si ostinano a mantenere smaccati privilegi economici e sociali. Sono, peraltro, individui sordi e ciechi: non sentono le accuse della gente e non vedono la marea dei dissenzienti che li sta travolgendo. Non sono riusciti a disciplinare con legge l’opaca vita interna dei partiti che dovrebbero “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49 della Costituzione). Sanno, però, insediare i loro “ascari” nelle banche, negli enti pubblici, nella Rai e in tutte le altre stanze dei bottoni. Sono bravi nello sperperare il pubblico denaro e nel pilotare gli appalti di opere pubbliche. Sono “maestri” nel difendere super-manager, nel lasciare sugli scranni un migliaio di parlamentari fannulloni ed una pletora di costosi consiglieri ed assistenti. Dopo aver deriso e insultato Grillo ed il suo movimento per molti anni, adesso (dopo il suo travolgente successo elettorale) lo invitano a far sì che si assumano le responsabilità di quasi salvatori della Patria soprattutto dal baratro economico-finanziario in cui è precipitata. Questi oligarchi sono “maestri” di ipocrisia perché la Patria poteva essere salvata, molti anni fa, tagliando gli scandalosi costi della politica e delle Istituzioni, stroncando la corruzione che regna nei Palazzi, attuando anche le proposte di moralizzazione avanzate da varie parti.

Il Movimento 5 Stelle è stata ancora una volta la grande sorpresa delle elezioni politiche, in grado di superare anche le più rosee previsioni in fatto di consenso popolare, al di là della Lega nella coalizione di Centro-Destra. Aprire le porte del potere alla società civile si è rivelata una strategia vincente, e di sicuro rappresenta un passo in avanti per riavvicinare la politica agli elettori dopo la sciagurata stagione della Casta. Qualche dubbio esiste sempre sul loro “esser pronti” al nuovo ruolo in Parlamento, nonostante ora abbiano la terza carica dello stato: ecco perché il loro “capo” non vuole che ancora parlino in pubblico. Si fa presto a dire ‘cancelliamo i politici di mestiere’. La società civile è un concetto molto ampio, che al suo interno mescola persone di diverso livello culturale, di idee spesso agli antipodi e dai programmi poco chiari. È questo il vero problema del Movimento 5 Stelle. Non ci occupiamo delle derive antisemite denunciate da alcuni o delle contraddizioni evidenti in alcune dichiarazioni o delle interrogazioni parlamentari copia ed incolla da articoli di giornale; ma purtroppo “dell’insufficienza scolastica” in materia istituzionale, mostrata da alcuni grillini nelle prime uscite pubbliche. Quindi ciò che preoccupa della nuova classe politica italiana è: quanto tempo ci vorrà perché imparino veramente a poter legiferare per il bene del paese se non si conosce neppure la Costituzione? Esempio di uno che non conosce la Costituzione, pur citandola, il deputato Carlo Sibilia che, in un post su Facebook poi ripreso in diverse interviste, dichiarò quanto: “Per governare non c’è bisogno della fiducia di nessuna delle due Camere. L’art. 94 parla chiaro, non è scritto da nessuna parte che il Governo debba dimettersi se non ottiene la fiducia di una o entrambe le camere. È semplice e così faremo. Ora calma e gioia, la linea è tracciata e non si torna indietro. Possiamo solo migliorare il Paese…”. Vogliamo essere ulteriormente attendisti. Speriamo che davvero sia la volta buona: di migliorare ne abbiamo bisogno, e con tutti coloro che dalla protesta siano capaci di fare proposte e di realizzarle per il bene del Paese, perché siamo ancora una volta nelle mani di sprovveduti. Basta sedersi su quelle poltrone che subito si scatena l’incantesimo del non saper fare.

I nuovi parlamentari del M5S sono molto bravi a denunciare, ma non sono altrettanto bravi a governare. Si limitano ancora a dire “via tutti” senza approntare alcuna proposta che ci consenta di uscire dal tunnel. Nel frattempo si perdono migliaia di posti di lavoro, i servizi sociali cadono ancora di più verso il baratro e le famiglie si dirigono verso una povertà che non è più solo economica, ma anche sociale e civica. La società è pervasa dall’egoismo e dal “pressappochismo”, mentre la delinquenza comune tocca apici senza precedenti. Ma è proprio questa la fine che dovevamo fare? Tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero svestirsi di ogni rancore soprattutto i nostri politici, che invece colgono ogni occasione che per offendersi a vicenda.

L’incertezza dei “grillini” al momento è devastante. Buona parte di quel 35% di elettori che hanno scelto il voto di protesta oggi sembra di aver riposto una fiducia sbagliata? Mah! Vedi Roma ed in parte Torino….

Nel nostro Paese va sempre a finire così, all’illusione spesso segue la delusione, proprio come nel ’94. Che non finisca così anche stavolta, perché il tempo passa e la stanchezza cresce, l’Italia scivola verso il basso in ogni classifica internazionale. Tutte le forze politiche devono fare la propria parte, soprattutto il M5S perché il suo (non candidato e non eletto, ricordiamolo) lo ha chiesto agli italiani, ora tocca a lui fare il resto percorrendo la strada di una collaborazione fattiva per tirarci fuori dalla melma. Nessuno può imporgli di governare, nessuno deve suggerirgli se allearsi e con chi allearsi, ma tutti possiamo ricordargli che non ha solo diritti, ormai, ma anche qualche dovere. Incassare il consenso elettorale significa legittimare le regole attraverso cui quel consenso è arrivato.

Opposizione, governo, appoggio esterno, il M5S ora deve decidere cosa fare. Non è tollerabile giocare con il futuro del Paese. Siamo legati all’Europa, abbiamo obblighi precisi. L’incertezza ha un prezzo e lo stiamo già pagando da tempo. Se la strategia di Grillo/Casaleggio/Di Maio è aumentare quest’incertezza, provocare altre disgrazie economiche e politiche, lo dicano chiaramente.

L’art. 67 della Costituzione, secondo cui “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” parla chiaro, lo faccia leggere ai suoi neo-parlamentari.

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