Dall’autore delle due raccolte poetiche Indivisibile (Ed. Albatros, Roma 2012) e La vetrina dell’emigrante (Ed. Sovera Multimedia, Roma 2015) non ci si poteva aspettare per la sua terza raccolta un tema facilmente digeribile. Ma attuale, certamente, e sicuramente di profonda umanità. Ed infatti l’ultima opera di Gino Pacifico – mondragonese trapiantato in Germania – tratta del problema dei profughi, di quella gente che cerca la vita ma troppo spesso trova la morte. “Ho scelto il dramma dei migranti, dei profughi, perché questi, in cerca di un futuro migliore, lasciano la vita nel Mediterraneo – per mano assassina. E ciò grazie anche a qualche volgare assassinello nostrano, che ci mette anche la sua. E poi, parlando di loro, rievoco le mie origini da emigrante”, afferma Gino Pacifico.

Le origini, le radici dell’essere umano, le sofferenze nella ricerca di sé stesso, sono una costante degli scritti di questo autore.

“In quest’ultima silloge, forse il 50 per cento di quanto scrivo è la traduzione in lirica della mia vita reale. Delle esperienze che ho vissuto e che sto vivendo. Anche il contatto con i profughi in Germania mi ha spronato a parlare di loro. Ogni poesia non è nata per caso. Quando m’immedesimo in quelle amare realtà, mi fanno sentire uno di loro e soffro perché non riesco ad aiutarli come vorrei.”

Una delle speranze di Gino Pacifico è che si riesca a restituire ai profughi la dignità che hanno perso “nelle acque del mare”, e che da noi possano trovare conforto e aiuto morale, invece della strumentalizzazione politica e sociale alla quale vanno oggi incontro.

Ma Gino Pacifico, poeta a 360 gradi, riesce a inserire nelle sue riflessioni anche temi affini, che completano e allargano il mosaico della vita. “Evocando le amare avventure dei profughi, ho trattato anche altri due argomenti: la natura e l’essenza dell’essere umano. Le poesie che parlano della natura nascono dalla paura di un mondo che va alla deriva, in declino per mano umana. Il Dio Denaro è più importante del mondo che ci ospita. E ciò si ricollega alle sofferenze intrinseche dell‘uomo… di quel dolore che spesso assale anche me, ma che provo a dominare, a lenire con la mente”.

Gino Pacifico, quando apre il suo cuore ai ricordi, è sconcertante nella sua malinconia, ma leggendo le sue poesie ci si rende presto conto che non si tratta di scoraggiamento bensì di voglia di combattere, di un’analisi della realtà pregna di un’incredibile forza umana che nulla ha a che vedere con l’arrendersi ai fatti della vita. Al contrario, Gino Pacifico è un combattente e le sue poesie, se potessero, cambierebbero il mondo per renderlo più giusto. Una cosa è certa: i suoi scritti sono vivi ed infondono vitalità. Val certamente la pena di leggerli. La silloge “Il Sangue del Profugo rivela – Das Blut des Flüchtlings erzählt” (in italiano con testi a fronte in tedesco), BookSprint Edizioni 2018, verrà presentata il 7 dicembre prossimo all‘Istituto Italiano di Cultura di Colonia. Nel frattempo si può ordinare il libro nelle librerie o scaricarlo come eBook. Presto sarà reperibile anche come audiolibro

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