Foto di ©Salvatore Bufanio

Le Missioni Cattoliche italiane in Germania si mobilitano

MCI Wolfsburg – Don Petro Hutsal: “A causa di un albero non sono in Ucraina”

Nelle foto da sopra: Arrivo in Ucraina partenza dalla Germania

Don Petro Hutsal è missionario della comunità cattolica italiana di Wolfsburg, è ucraino e organizza ogni settimana aiuti che raggiungono l’Ucraina. Prima che cominciasse la guerra “volevo andare nel mio paese per qualche giorno” racconta “ma un albero è caduto sulla mia auto, rovinandola e non sono più potuto partire”. Era la settimana dal 14 al 20 febbraio e la Germania era battuta da forti venti, da raffiche di uragano, soprattutto nel nord del paese, che hanno fermato anche treni e molte intenzioni di viaggio. “Un mio confratello invece” continua don Petro “è partito ma è rimasto in Ucraina, perché nessun uomo sopra i 18 anni può lasciare il paese a causa della legge di guerra vigente”. Quell’albero che ha mutato il corso degli eventi per don Petro, gli consente ora di organizzare gli aiuti verso il suo paese in collegamento con il confratello rimasto in Ucraina: “Ogni settimana la missione di Wolfsburg insieme alla parrocchia tedesca organizza un trasporto di viveri in Ucraina ma anche di pannolini per bambini e altri generi necessari”.

Di che cosa c’è bisogno? Che cosa trasportate principalmente?

Pasta, conserve in scatola di ogni tipo dalle zuppe, al tonno, verdure e frutta, purée in polvere, fette biscottate, pane tipo crackers e poi pannolini, generi di igiene personale e medicinali. La solidarietà è tanta, lavoriamo in collaborazione con la parrocchia tedesca, raccogliamo soldi e con questi facciamo la spesa.

Come fate a far arrivare la roba senza dare nell’occhio?

Partiamo ogni settimana da Wolfsburg con un camion oppure con tre o quattro piccoli furgoni. Questi giungono fino al confine fra Polonia e Ucraina: è incredibile la solidarietà dei polacchi verso gli ucraini. Da lì i furgoni vengono presi in consegna dal mio confratello che insieme ad altri vanno nella città di Dunaivtsi. Li hanno organizzato un centro logistico di raccolta e di smistamento. Poi attraverso strade secondarie e su mezzi più piccoli fanno arrivare gli aiuti a Charkiv, città pesantemente bombardata. A Charkiv gli aiuti sono coordinati dal vescovo cattolico Pavlo Honcharuk, che in passato stava in Germania e che la comunità di Wolfsburg conosce bene, perché più volte è venuto in visita da noi.

Don Petro è un punto di riferimento nella zona, anche per esempio per don Stanislao, della comunità cattolica italiana di Berlino, che in parrocchia sta ospitando una signora ucraina, madre di un prete, proprio grazie all’intervento di don Hutsal.


Servire con umiltà

Mci di Amburgo – Ricongiungimento

Nelle scorse settimane ha aiutato una famiglia ucraina a ricongiungersi con un loro caro in Italia. Quante persone sono arrivate in missione e da dove venivano?

Sabato 2 aprile mi telefona il mio amico e concittadino Giovanni Baldantoni – segretario generale dell’Aci (Associazione cuochi italiani) con sede a Bucarest e presidente di Palazzo Italia Bucarest – che, unitamente alla presidente europea Aci e responsabile del Gse (Gruppo solidarietà ed emergenza dell’Aci) Enza Barbaro, e all’amico Pietro Benedetto presidente Aci Romania, rientravano da Leopoli dove avevano portato un tir di medicinali per l’ospedale dove sono ricoverati i soldati e alcuni civili feriti. Baldantoni mi riferisce che lunedì sarebbe arrivata ad Amburgo una signora ucraina con due bambini e che si sarebbe dovuta poi ricongiungere col marito che, ferito, era già in Italia, e questo grazie all’intervento del gruppo di solidarietà Gse. Questa famiglia ucraina partendo dalla città di Stupsk nel nord della Polonia sarebbe arrivata ad Amburgo, unico punto dove ci stava una persona amica in Germania venendo dalla Polonia, cioè io.

Hai potuto ospitarli nei locali della missione? Per quanti giorni?

Mi sono organizzato al meglio anche grazie alla collaborazione del segretario della missione, Francesco Bonsignore, e dei membri della nostra associazione “Prima Persona e.V.”, e la mattina di lunedì 4 aprile abbiamo prenotato una camera presso un albergo vicino alla missione per farli stare al meglio; siamo andati poi a comperare un seggiolino per il bimbo più piccolo, per il viaggio con Flixbus, e una valigia, essendo giunti solo con un borsone, due zaini e qualche busta. Dopo un viaggio in treno durato dieci ore mamma e bambini sono arrivati ad Amburgo, stanchi e provati. Il bimbo era stato molto male fino a rischiare la vita. Il martedì mattina sono quindi partiti per l’Italia, un viaggio di altre 31 ore, riposati, tranquilli e felici per l’accoglienza e per la possibilità di ricongiungersi con il loro caro che li aspettava in Basilicata. Abbiamo fatto semplicemente ciò che andava fatto: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. (Lc. 17,10)

Che cosa hanno raccontato dei loro giorni di guerra a Kiev e del loro viaggio?

Erano molto stanchi ed affamati e poi la signora Svitlana parla soltanto ucraino e comunicavamo tramite il traduttore simultaneo, però mi ha raccontato che lei suona la chitarra e che nella loro chiesa a Kiev animava le celebrazioni liturgiche. Il piccolo Andrii, bimbo di quasi tre anni, prima di mangiare correva per tutto il salone della missione ed andava a “suonare”, battendo le mani sul termosifone, perché anch’egli ha la musica nel sangue, nel mentre il fratellino di quasi undici anni, Yaroslav ascoltava musica dal telefonino. In Polonia ha detto sono stati accolti da una associazione ucraina che opera in Basilicata e che, insieme al Gse dell’Aci, stanno curando gli ucraini in fuga.

Perché il loro congiunto, anch’egli ucraino, si trovava in Italia? Come ci è arrivato?

Il marito tramite sempre la sopra citata associazione, con la quale collaborano i nostri amici del Gse, è giunto in Italia con l’aereo a Napoli; era stato ferito a una gamba nella periferia di Kiev durante una incursione dei soldati russi o tali erano, perché mentre l’armata russa si ritira verso il Donbass, ci sono degli squadroni rimasti nelle varie città che combattono corpo a corpo, e sono molto pericolosi. La sua famiglia era una delle ultime di un sostanzioso gruppo aiutate dal Gse e da questa associazione di volontariato ucraino che opera in Basilicata.

L’associazione cuochi, come altre del resto in queste orribili settimane, sta usando la rete di contatti a disposizione per alleviare dove possibile le sofferenze inutili della guerra. State attualmente aiutando altri ucraini?

L’Associazione Cuochi Italiani con sede a Bucarest ma con sezioni in Romania, Ungheria, Bulgaria, Serbia, Rep. Moldova, Germania, Italia, Inghilterra e Grecia, continua la sua opera di aiuto alla popolazione ucraina, distribuendo viveri, indumenti, medicine, prodotti igienici anche per i bambini. Il maggior supporto ci è dato dalla Basilicata e con grande soddisfazione possiamo affermare di aver trovato nella nostra regione tanta gente semplice, ospitale e pronta a donare con grande generosità beni di prima necessità, oltre all’ospitalità di chi arriva in Italia.


SOS Ucraina, un effetto domino di solidarietà

 Mci di Groß-Gerau – Progetto “SOS Ucraina” di Isabella Vergata

Tutto è nato da un messaggio WhatsApp. Sono stata contattata, in qualità di presidente del consiglio pastorale, da Patrizia Urso Monzheimer che ha degli amici ucraini che vanno in Ucraina a portare tutto ciò che occorre. Da questo messaggio WhatsApp è partito un effetto domino, da cosa nasce cosa e si sono create tantissime belle iniziative e abbiamo chiamato il progetto “SOS Ucraina”. Nel frattempo è diventato un progetto ecumenico, ovvero né legato alla nostra comunità cattolica italiana di Groß-Gerau né a quella tedesca, perché ci sono tantissime persone di molte altre comunità cattoliche collegate che vi partecipano ma anche persone che non hanno nulla a che fare con la chiesa e che hanno semplicemente voluto attivarsi e fare qualcosa per la pace come p.e. un’associazione calcistica e le scuole.

Fornelletti da campeggio e tourniquet

All’inizio era la risposta a un SOS estremo di raccolta di materiale di prima necessità da inviare in Ucraina dove non hanno acqua né gas. Servono fornelletti da campeggio con le ricariche di gas per riscaldare magari una conserva di ravioli o di lenticchie o qualcosa del genere. Noi raccogliamo generi alimentari che possono essere mangiati subito e che non hanno necessità di essere cucinati ma solo eventualmente riscaldati. E poi salsicce confezionate, pane sottovuoto, muesli, cornflakes; servono medicinali di tutte le tipologie, per esempio antidolorifici ma anche bendaggi disinfettanti, pannolini per bambini, per adulti, assorbenti e tutto ciò che ha a che fare con l’igiene sia per gli adulti che per i bebé. Raccogliamo anche thermos, bicchieri di metallo, ricariche per i cellulari (powerbanks già caricati). Non raccogliamo più vestiti perché ne abbiamo ancora tanti da distribuire. Una cosa che mi è rimasta impressa è che servono i “tourniquet”, attrezzi molto costosi, che servono per bloccare il sanguinamento di una ferita o dopo un’amputazione. Necessarie sono anche le docce per il risciacquo degli occhi (Augendusche) perché tutti, dai bambini agli anziani, a causa dei bombardamenti hanno polveri e schegge negli occhi che possono danneggiare gravemente la vista.

Il trasporto in Ucraina

Tutto questo materiale veniva e viene tuttora portato direttamente in Ucraina fino alla zona verde, quella sicura, dagli amici ucraini di Patrizia Urso Monzheimer; tutto il carico viene poi affidato ad altri trasportatori che si spostano all’interno dell’Ucraina portando gli aiuti nei vari centri di raccolta e di smistamento dove c’è necessità. Siamo in stretto collegamento con loro, ci dicono che cosa serve e lo procuriamo. C’è sempre molta apprensione per chi affronta il viaggio perché, essendo ucraini fra i 18 e i 60 anni, pur vivendo in Germania, c’è il rischio che possano essere trattenuti in Ucraina e obbligati a rimanere lì. Ci sono stati anche casi di furto di convogli di aiuti e quindi la paura è tanta. Per tutti questi motivi gli ucraini sono molto cauti a non dare troppe informazioni né sui loro contatti né sugli spostamenti. Le persone nascoste nei bunker, nelle cantine vanno in questi punti di raccolta a prendere ciò di cui hanno bisogno: c’è chi si muove in macchina, se ha ancora della benzina, o con la carriola o in bicicletta.

Una rete di aiuti e di incontro

Se inizialmente il progetto “SOS Ucraina” si concentrava sull’invio di aiuti in Ucraina, ora che donne e bambini ucraini stanno venendo da noi, facciamo anche altro. Al comune di Groß-Gerau ci hanno detto che sono arrivate più di 1300 persone e abbiamo pensato di dare vita a una raccolta di abbigliamento, dai neonati agli adulti, suddiviso per misura e per tipologia: magliette maniche lunghe, maglioncini, giacche pantaloni lunghi, pantaloni corti; poi ci sono le scarpe in tutte le diverse misure, i pigiami, accessori, foulards, vestiti lunghi, corti. Insomma abbiamo veramente di tutto, anche asciugamani di diverse grandezze e le federe per i letti.

Abbiamo creato sei gruppi WhatsApp visto che il gruppo iniziale, “SOS Ucraina”, si era ingrandito a 130 persone ed era diventato ingestibile: troppi messaggi in troppo poco tempo, non si riusciva neanche a seguire e la gente si sentiva anche infastidita dalle numerose notifiche.

C’è anche un gruppo nel quale si mettono a disposizione mobili, tavoli, sedie, letti, materassi, piatti, bicchieri… perché magari qualcuno deve svuotare un appartamento. C’è un gruppo che si occupa di smistare, imballare e impacchettare gli articoli. Abbiamo anche un gruppo dedicato alla preghiera: ogni giovedì nella chiesa evangelica di Dornheim ci vanno anche cattolici e ucraini ortodossi/cattolici. Poi gli stessi ucraini hanno creato un gruppo WhatsApp per incontrarsi settimanalmente e per creare una rete tra di loro per parlare nella loro lingua, capire insieme com’è la situazione ed essere di appoggio reciproco. C’è anche un gruppo dedicato alle scuole e alle “Patenschaft” perché molte ragazze e ragazzi vogliono dare un loro contributo, anche i più piccoli.

Tre famiglie in arrivo nei locali della parrocchia

È venuto persino il sindaco da noi in comunità a vedere questo progetto. Sono stata contattata dalla Caritas, ho contattato varie scuole, l’asilo, il ginnasio e stanno nascendo tantissimi progetti di adolescenti che vogliono essere d’aiuto. Ci sono scuole (LBS G-G) che hanno progettato concerti per raccogliere fondi. Sul conto predisposto su PayPal abbiamo già raccolto circa €2500. La domenica delle Palme vendendo davanti alla chiesa i dolci fatti da noi abbiamo raccolto 1001 euro.

In collaborazione con la comunità cattolica tedesca, Santa Walburga, abbiamo messo 13 letti nella casa della parrocchia, volontari delle comunità hanno imbiancato i locali su tre piani e arredato con tanto amore per ospitare tre famiglie ucraine in arrivo i primi di maggio. Siamo anche in collegamento con gli uffici del comune per le faccende burocratiche: sapere come funziona l’assicurazione, quali agevolazioni ci sono, la scuola per i bambini ma anche qualche appoggio psicologico. Daremo tutto il necessario e faremo tutto il possibile per accoglierli con tanto amore.

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