In molte leggende antiche si narra di pietre cadute dal cielo, ed alcune di esse furono conservate come oggetti sacri, come nel tempio di Cibele a Pessinunte o forse nella Qaaba della Mecca. Ma da quando si impose il concetto aristotelico dell’immutabilità e della perfezione del cielo, queste „pietre celesti“ caddero in discredito. Bisogna arrivare agli sviluppi dell’astronomia moderna, ed in particolar modo alla teoria della nebulosa primordiale di Laplace, perché l’aspetto caotico del cielo venisse rivalutato. Ma già Galileo aveva lungamente lottato contro questa dottrina filosofica propugnata dagli intellettuali italiani che a quel tempo si tenevano ad Aristotele come loro maître à penser. Basta osservare la superficie della Luna butterata da miriadi di crateri d’impatto di ogni dimensione per avere un’idea dell’entità del fenomeno. Proprio gli astronomi che osservavano la Luna rossa la mattina presto dello scorso 21 gennaio, hanno potuto vedervi lampeggiare la caduta di due meteoriti a breve distanza di tempo. Sul nostro pianeta i crateri d’impatto sono molto più rari perché la nostra atmosfera li erode con i suoi agenti metereologici, e comunque ne brucia gran parte prima dell’impatto: sono le famose stelle cadenti. Ma gli scontri avvengono e continueranno ad avvenire e si calcola che ogni anno 50 tonnellate di materiale extraterrestre cada sulla Terra. Il 30 giugno 1908 un meteorite di soli 50 metri di diametro circa precipitò a Tunguska, una regione spopolata della Siberia, ed il suo impatto devastò totalmente un’area di circa 2.000 km², ben maggiore dell’area metropolitana di Milano. Il 15 febbraio 2013 un altro meteorite di circa 20 metri di diametro è precipitato nei pressi di Celiabinsk, una città industriale russa con più di un milione di abitanti. Stavolta è esploso prima di toccare il suolo, e l’onda d’urto ha sfondato le finestre e intere pareti e scoperchiato tetti, facendo circa 1500 feriti. Su Youtube si possono vedere impressionanti riprese fatte dalle telecamere di sorveglianza. Il 2 giugno 2018 un meteorite di circa 2 metri di spessore è bruciato in una grandiosa palla di fuoco nel cielo del Sudafrica senza fare danni. La più grandiosa catastrofe meteoritica che ci è nota, è avvenuta circa 66 milioni di anni fa. Dalle ricostruzioni fatte dagli scienziati, un meteorite ricco di metalli pesanti e di circa 10 km di diametro precipitò sulla penisola dello Yucatan scavando un cratere di circa 200 km di diametro e sollevando uno tsunami di 1,5 km di altezza. L’enorme quantità di materiale evaporato nell’atmosfera provocò una catastrofe climatica, e questa fu la causa dell’estinzione improvvisa e contemporanea di moltissime specie animali, in particolar modo dei grandi dinosauri.

Il 21 gennaio scorso l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea di Darmstadt ha aperto i suoi battenti alla stampa per una conferenza sulla sicurezza spaziale, „Weltraumsicherheitskonferenz“ durante la quale gli esperti in questo campo hanno presentato al vaglio le diverse strategie per prevenire il pericolo di incontri troppo ravvicinati con questi macigni spaziali di cui se ne sono identificati ben 809 in potenziale rotta di collisione con il nostro pianeta, e che per questo vanno continuamente tenuti d’occhio. Ma non si può escludere che, come il famoso iceberg del Titanic, dallo spazio profondo appaia inaspettatamente e all’ultimo momento qualche colossale blocco di roccia. Per evitare questa situazione da incubo l’ESA sta costruendo in Sicilia un telescopio ad „occhio di mosca“ sulla sommità del Monte Mufara, nel bel mezzo del Parco delle Madonie, che fungerà da osservatorio-sentinella per casi del genere. Ma che fare, quando prima o poi si presenterà tale emergenza? L’idea più semplice sarebbe di centrare l’asteroide con missili atomici per mandarlo in mille pezzi, e certamente potrebbe funzionare. Ma il risultato sarebbe imprevedibile, perché qualche grosso frammento dell’asteroide distrutto, e per di più diventato radioattivo, potrebbe ugualmente investire la Terra. Sarebbe più intelligente tenerlo tutto assieme e cercare di deviarlo su di un’altra orbita con un raggio laser ultrapotente, o con un’esplosione atomica ravvicinata che gli dia la bottarella giusta. Nei giorni seguenti, dal 22 al 24 gennaio si è svolta sempre all’ESA di Darmstadt una seconda conferenza sulle minacce spaziali fatte dalla mano umana, cioè sui relitti di satelliti che tuttora ci girano attorno e che, come schegge impazzite, sono una minaccia per la navigazione spaziale.

Ogni tanto qualcuno di essi precipita al suolo ed a seconda delle sue dimensioni potrebbe anche raggiungerlo. L’Italia partecipa agli osservatori spaziali anche con l’ESRIN (European Space Research Institute) che è una propaggine dell’ESA con sede a Frascati presso Roma, già da 50 anni a questa parte funge da osservatorio spaziale con l’occhio puntato sulla Terra.

L’ESA pesa con il suo bilancio di circa 10 € al mese sulle tasche del contribuente europeo.

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