L’hanno annunciato Tommaso Conte, Coordinatore dell’Intercomites-Germania, Vincenzo Mancuso, membro del CGIE e Calogero Ferro, presidente del Comites di Francoforte: “Si è deciso, visti anche gli scarsi risultati ottenuti e con molta amarezza di tutti, di sciogliere il gruppo di lavoro nato su nostra richiesta il 7 ottobre del 2017”. Il gruppo era composto anche dai due rappresentanti dell’amministrazione consolare Consigliera Schlein, dell’Ambasciata a Berlino, e dal Console Generale a Stoccarda Darchini.

Per la prima volta l’amministrazione e i rappresentanti eletti della collettività italiana si riunivano attorno a un tavolo per discutere dei servizi consolari. Un esempio di democrazia di base mai visto e veramente bello. Peccato che sia durato poco.

Prima di vedere cosa ha portato all’interruzione del dialogo, vediamo i risultati ottenuti dal gruppo di lavoro.

Il traguardo più evidente è stato l’abolizione dell’obbligatorietà dell’appuntamento per mettere piede in un consolato. Ora si parla di convenienza dell’appuntamento, di opportunità ma non più di un obbligo. I contatti esterni con l’utenza sono poi nettamente migliorati. In diversi consolati sono state ampliate le linee telefoniche e velocizzata la posta elettronica. L’iscrizione AIRE via online ha reso nel frattempo la vita più facile soprattutto ai giovani che hanno dimestichezza con la navigazione internet. Tommaso Conte e compagni sono riusciti a scuotere i nostri amministratori, confrontandoli con numeri che certificano l’indebolimento della rete consolare a danno di un’utenza in continuo aumento. Conte: “Nel 2010 la rete consolare contava 255 impiegati su una popolazione di 652.127 persone; avevamo cioè per ogni impiegato 2.557 connazionali. Alla fine del 2018 avevamo 186 impiegati su una popolazione di 800.689 persone, cioè un impiegato per 4.338 connazionali”.
Berlino ha sicuramente rimbalzato il messaggio a Roma con la richiesta di rinforzi.

Ma allora cos’è successo e perché Conte, Mancuso e Ferro hanno gettato la spugna se pur con gran dignità? Sembrano essere due i punti di stallo: l’autocertificazione che l’amministrazione non accetterebbe con la facilità dovuta, l’obbligo di appuntamento che i consolati avrebbero abolito solo apparentemente e poi la concezione basilare dei compiti consolari. Conte afferma “Si è evidenziata la grossa differenza di visione globale che abbiamo Noi di come debba essere un “Consolato” rispetto a quella che ne ha l’Amministrazione”. Forse il dialogo Intercomites – Ambasciata si è interrotto proprio al momento in cui Conte e compagni hanno provato a dare una spallata alle mura delle cittadelle consolari, affermando che i consolati devono essere intesi come uffici amministrativi dedicati con tutte le risorse all’erogazione dei servizi alla gente, mentre i dirigenti li concepirebbero come “Rappresentanze diplomatiche” vecchio stampo. Conte si è chiesto: Diplomazia nel cuore dell’Europa? Consolati che si occupano di cultura e commercio? Secondo lui tutto questo è superato in piena area Schengen. Cultura e commercio sarebbero satelliti che ruotano su orbite proprie e lontane dai consolati. Cultura e commercio assorbirebbero, però, energie sottratte ai bisogni dei connazionali per soddisfare il desiderio di visibilità di diplomatici rampanti, sempre fatte le dovute eccezioni già dimostrate proprio dalle biografie professionali della consigliera Schlein e del Console Generale Darchini.

Non si parleranno più?

Difficile da credersi. I nostri diplomatici sono addestrati al dialogo, addirittura con talebani e capitribù del deserto libico, quando è necessario. Figuriamoci se non riusciranno a ricucire il rapporto con persone colme di senso civico, socialmente impegnate (Conte e Mancuso sono due medici) e mosse da tutta la buona volontà possibile di riferire le esigenze dei connazionali che nei Comites vedono i loro legittimi rappresentati nei confronti dell’autorità diplomatica e consolare. E poi, non era stato il Direttore Generale per gli Italiani all’estero Luigi Maria Vignale a disporre ai propri Consoli di impegnarsi nell’innovazione, motivazione e… comunicazione? A questo punto il dialogo diventa un ordine.

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