Il titolare di una Golf TDI è riuscito a strappare alla Volkswagen qualcosa che molti prima di lui avevano inutilmente tentato: il rimborso totale, interessi compresi, di un diesel truccato acquistato sei anni fa

 

La notizia è una di quelle che la Volkswagen in questo momento non avrebbe mai voluto veder pubblicate. A tre anni dalla scoperta dello scandalo del diesel, Il Landgericht bavarese di Augsburg (la città romana di Augusta) ha condannato il gruppo VW a risarcire il proprietario di una Golf TDI 1,6 acquistata nel 2012 l’intera somma pagata di 29.920,66 Euro, più i relativi interessi. È la prima volta che ciò accade in Germania e il precedente darà molto filo da torcere agli avvocati di Wolfsburg, centrale del gruppo Volkswagen. Contrariamente alle sentenze pronunciate in tutti gli altri simili processi, svoltisi sinora in Germania, infatti, il proprietario della Golf diesel truccata di Augsburg non è stato obbligato a risarcire alla Volkwagen la perdita di valore della vettura sulla base dei chilometri percorsi dall’acquisto fino a oggi (Nutzungsentschädigung). Una sentenza piuttosto dura e del tutto inaspettata per la VW come sono state quelle dei tribunali americani: tu cara Volkswagen ti riprendi dopo sei anni la tua Golf TDI truccata, restituisci al suo acquirente la somma a suo tempo pagata più i relativi interessi e ciò senza avere il diritto di chiedere alcun tipo di risarcimento per i chilometri percorsi. Negli ultimi tre anni nel mirino delle associazioni ambientalistiche tedesche sono finite tutte le auto diesel del gruppo automobilistico Volkswagen – VW, Audi, Skoda, Seat – equipaggiate con un motore del tipo EA 189, quattro cilindri con cilindrata 1,2 oppure 1,6 oppure 2,0 litri.

Comportamento immorale VW

Sinora il gruppo Volkswagen non aveva mai subito una simile sconfitta giudiziaria in Germania come quella che il tribunale di Augsburg gli ha ora inflitto. Stando alle statistiche dell’ente automobilistico tedesco ADAC, la maggior parte dei processi celebrati (66,2 per cento) si è chiusa sinora con una sentenza favorevole ai titolari delle auto diesel, ma tutte comportavano l’addebito dei chilometri percorsi. Non cosí nel processo di Augsburg. Il giudice Rudolf Weigell nella lettura della sentenza non ha esitato a parlare di un motore equipaggiato con “Software-Schummel” (software truffaldino) e di “Sittenwidriges Verhalten” (comportamento immorale) da parte della Volkswagen. Il gruppo VW, ha affermato il giudice, installando nei motori diesel un software che forniva informazioni tecniche falsificate sui consumi del carburante mirava soltanto a maggiori profitti e per questo motivo è ora condannato a pagare i danni causati.Il processo di Augsburg era stato avviato dal perito pubblicitario Wolfsgang Vogel il quale dopo aver appreso le cause che avevano portato alla pesante condanna miliardaria a carico della Volkswagen negli Usa si era chiesto, come del resto anche tutti gli altri acquirenti in Germania e in Europa, come poteva essere mai possibile che nel diritto americano un software che inganna sui consumi e sul comportamento di un motore possa costituire un grave reato ambientale e che in Germania, invece, possa finire per essere considerato un particolare di secondaria importanza. Rispetto alle sentenze di altri tribunali, quella ottenuta da Herr Vogel dal Tribunale di Augsburg ha però, sottolineiamo ancora, un particolare sinora unico: il gruppo Volkswagen non ha ottenuto dal Tribunale il risarcimento di nemmeno un solo chilometro percorso dal cliente con l’auto truccata.

Servono auto rispettose dell’Ambiente

Il gruppo VW ha imbrogliato premeditatamente il suo cliente e per questo reato va ora obbligato a risarcire al cliente l’intero prezzo a suo tempo pagato per l’auto, senza sconti di nessun genere e in particolare senza alcun addebito sulla base dei chilometri percorsi. In altre parole, il Tribunale di Augsburg ha escluso che la VW possa aver diritto al risarcimento di una somma calcolata sulla base dei chilometri percorsi dal proprietario di un’auto uscita truccata dalle catene di montaggio del gruppo di Wolfsburg. “Ciò sarebbe in netta contraddizione con il principio del risarcimento del danno” sostengono i giudici di Augsburg nella loro sentenza. Una sentenza alla quale la Volkswagen ha già deciso di ricorrere in appello giudicandola non giusta. Secondo la VW i titolari di un’auto diesel con software truccato non avrebbero alcun diritto a un risarcimento dei danni: “I clienti non hanno subito né perdite né danni”, ha precisato un portavoce di Wolfsburg, né tanto meno avrebbero potuto documentare un insufficiente grado di affidabilità delle vetture. E’ chiaro che Volkswagen eviterà sempre di parlare quello spot pubblicitario che elogiava le caratteristiche di rispetto ambientale dei motori diesel VW, spot frettolosamente ritirato subito dopo le prime battute dello scandalo americano. Che le bianche sciarpe di lana restino tali anche dopo essere state esposte ai gas scarico di un motore diesel è fatto secondario. L’importante, invece, è che nella somma dei loro scarichi i motori diesel sono molti dannosi per la salute di chi vive nei grandi agglomerati urbani e che anche gli ultimi interventi tecnologici non abbiano potuto modificare granché sotto questo aspetto. Del problema si è occupata personalmente anche la cancelliera Merkel in una serie di vertici che hanno finito per alimentare il sospetto che al suo governo stiano più a cuore gli utili dell’industria automobilistica che la salute dei cittadini. Da quando è esploso lo scandalo del diesel, tre anni fa, il volume e la potenza delle auto tedesche sono costantemente aumentati. Il contrario di quanto sarebbe stato logico aspettarsi, considerando che ovunque ultimamente in Europa i limiti di velocità, soprattutto nelle autostrade, sono stati abbassati. Non così in Germania, paese in cui in cui più della metà della rete autostradale tedesca non ha limiti di velocità, la qualcosa finisce per tradursi in un invito agli automobilisti di altri paesi europei a verificare sulle autostrade tedesche l’esattezza delle dichiarate proprietà velocistiche delle loro auto di grossa cilindrata. Si è ancora molto lontani dall’intravedere una possibile svolta in una vicenda che si complica continuamente anche a causa delle divergenze tra industria e governo tedesco, da un lato, e punti di vista, decisamente più severi della Commissione di Bruxelles, dall’altro. Divergenze alimentate anche dal perdurare di un trend perverso: sempre più auto che entrano in circolazione, maggiori chilometraggi e motori sempre più potenti e conseguentemente anche più inquinanti. Dal 2010 al 2017 la quantità di CO2 emessa dalle automobili è aumentata del 6%, ha constatato l’Ufficio federale di Statistica.

Un freno alle cilindrate delle auto

Bisognerebbe tornare un po’ indietro nel tempo agli anni novanta quando la prestigiosa Mercedes stupì tutti gli esperti automobilistici di allora annunciando la decisione di completare la gamma delle sue grosse vetture con la produzione della piccola “Smart”, che prossimamente sarà acquistabile in sola versione elettrica. La decisione fu spiegata allora con il timore che un futuro governo tedesco adducendo motivazioni ambientalistiche potesse proibire a una persona sola di circolare con una vettura di grande cilindrata nel cuore di una grande città. Nell’attuale situazione sarebbe forse opportuno riscoprire lo spirito di quegli anni Novanta, visto che il numero delle auto continua ad aumentare parallelamente alla crescita delle cilindrate e quindi dell’inquinamento ambientale. Purtroppo sembra continuare a dare i suoi frutti l’ossessione dell’ex-ad della Volkswagen, Martin Winterkorn, il quale – costi quello che costi – avrebbe voluto fare entro quest’anno del gruppo Volkswagen – anche in virtù del software truccato – l’imbattibile numero uno dell’auto mondiale. Mal gliene incolse, si direbbe in italiano, perché quel software fu la sua disgrazia e, tutto sommato, anche quella della Volkswagen che faticherà non poco a riprendersi dallo scandalo di una truffa che in queste dimensioni non si era mai vista. Ne continueremo a parlare dopo che in gennaio sarà iniziata a Berlino l’attesissima “Musterfeststellungsklage”, un processo “uno per tutti” contro la Volkswagen.

Non perdete l’ultima chance!

Se dopo il 1. Novembre 2008 avete acquistato un’autovettura diesel del gruppo Volkswagen – VW, Audi, Skoda o Seat – con un motore EA 189 con cilindrata 1,2 oppure 1,6 oppure 2,0 litri (auto dotate di un software che falsifica i dati di consumo) e fino ad oggi non Vi siete ancora rivolti a un avvocato, sappiate che alla fine dell’anno cadranno i termini di prescrizione del reato commesso dal gruppo Volkswagen.
Avete solo pochi giorni ancora: metteteVi in contatto in internet con il sito www.musterfeststellungsklage.de.
Praticamente gratuito, ne vale la pena!

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