Negli anni successivi all’era Merkel, i diversi governi tedeschi hanno introdotto importanti riforme in materia di cittadinanza e politiche sociali. Da un lato, è stata semplificata la normativa per l’acquisizione della cittadinanza tedesca; dall’altro, il precedente sistema di assistenza sociale è stato riformato con l’introduzione del nuovo reddito di cittadinanza (Bürgergeld). Con l’insediamento dell’attuale governo, anche in risposta alla crescita del consenso nei confronti dell’AfD registrata dai sondaggi, sono state avviate una serie di “controriforme” che hanno reso più restrittivo l’accesso sia alla cittadinanza sia alle prestazioni di sostegno al reddito. Edith Pichler analizza questi processi, ricostruendone le motivazioni politiche e discutendone le principali conseguenze sociali e istituzionali.
Pubblichiamo per gentile concessione dell’autrice e di Neodemos l’articolo che si trova su https://www.neodemos.info/2026/06/19/la-riforma-delle-riforme-burgergeld-e-cittadinanza/

Le riforme dell’allora governo Verde-Rosso, poi definito “Semaforo”: rosso (SPD), verde (Grüne) e giallo (FDP). riguardavano la legge sull’acquisizione della cittadinanza tedesca, semplificandola, e quella sull’assegno sociale, diventato reddito di cittadinanza. Di questo potevano usufruire anche i profughi ucraini che, a differenza, per esempio, dei profughi provenienti da altri Paesi, beneficiavano di un trattamento più generoso. Tuttavia, si è discusso sempre più della necessità di modificare tale sistema attraverso una nuova legge.
La legge prevede che i rifugiati ucraini che arrivano in Germania dopo il 1° aprile 2025 ricevano prestazioni inferiori, simili a quelle dei richiedenti asilo, invece del “Bürgergeld” (reddito di cittadinanza): i rifugiati ucraini riceveranno circa 441 euro al mese, contro i 563 euro previsti dal Bürgergeld.
Dal “reddito di cittadinanza” al ritorno all’assegno sociale di base
E con la discussione sugli ucraini è iniziato anche un dibattito più generale sul “Bürgergeld” e sulla sua funzione. Dibattito fomentato anche dal partito AfD (Alternative für Deutschland), che ripete in continuazione il concetto del “turismo sociale” e degli “imbrogli sociali” a danno della Germania. Il partito viene dato negli ultimi sondaggi, a metà maggio 2026, a livello federale al 28% e nella Sachsen-Anhalt (ex DDR) al 42%, dove in settembre ci saranno le elezioni regionali.
La riforma del Bürgergeld è stata però principalmente un’iniziativa della CDU. Durante la campagna elettorale per il Bundestag, la CDU aveva chiesto la fine di un sistema criticato come ingiusto e costoso: “Lo Stato sociale non è più giusto in alcuni punti”, ha dichiarato Carsten Linnemann, segretario generale della CDU, durante un dibattito. “Dobbiamo fare tutto il possibile per riportare le persone al lavoro, invece di amministrare la disoccupazione.”
Ma come sono i dati nella realtà? Nel marzo 2024, un totale di 5.548.000 persone aveva diritto a ricevere il Bürgergeld. Di queste, 1.536.000 persone non erano in grado di lavorare (principalmente bambini e adolescenti sotto i 15 anni). Dei 4.012.000 beneficiari in grado di lavorare, circa 1,7 milioni di persone erano registrate come disoccupate. Tra queste, vi erano soprattutto persone che si occupavano di bambini piccoli o assistevano familiari, oppure partecipavano a programmi scolastici o universitari (circa il 18%). Altre non erano disoccupate perché attive in un’occupazione lavorativa non sovvenzionata di almeno 15 ore settimanali (circa l’11%), prendevano parte a una misura di politica del lavoro o erano malate e non in grado di lavorare (circa il 13%).
Nel marzo 2024, il 20% (pari a 814.000) dei beneficiari di prestazioni in grado di lavorare era occupato; poiché il loro reddito non era sufficiente a garantire il minimo vitale, veniva integrato con il Bürgergeld (comunemente chiamati “Aufstocker”).
Ma, nonostante ciò, il sistema del Bürgergeld verrà trasformato in una nuova forma di assistenza sociale di base: chi è in grado di lavorare dovrà essere inserito nel mercato del lavoro più rapidamente. Il Governo ha approvato definitivamente il disegno di legge sulla riforma del reddito minimo garantito per le persone in cerca di lavoro. Dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale federale, la legge entrerà in vigore gradualmente a partire dal 1° luglio 2026.
Mentre il Bürgergeld puntava maggiormente sulla cooperazione, sulla collaborazione fra chi ne fa richiesta e i Job Center (Uffici di collocamento) e su periodi di aspettativa più generosi rispetto a quanto previsto con il precedente Hartz IV, la nuova assicurazione di base ritorna a un sistema di controllo e sanzioni. Coloro che non collaborano dovranno affrontare conseguenze più severe.
Ecco i punti principali della nuova assistenza sociale di base:
• Inserimento più rapido nel mercato del lavoro: la nuova normativa mira a facilitare l’inserimento lavorativo per chi è in grado di lavorare, riducendo i tempi di attesa e migliorando l’efficienza dei programmi di collocamento.
• Conseguenze per la mancata collaborazione: chi non collabora con le misure di inserimento lavorativo previste dalle autorità potrebbe affrontare sanzioni più severe rispetto al passato.
• Supporto intensivo: i programmi prevedono un supporto più strutturato e mirato per facilitare l’inserimento lavorativo, ad esempio attraverso la formazione o il coaching individuale.
• Inasprimento delle riduzioni: l’assicurazione di base – 563 euro per le persone sole – sarà ridotta del 30% per tre mesi se i disoccupati non presentano candidature o rifiutano corsi di formazione.
• Sanzioni per gli appuntamenti mancati: per gli appuntamenti mancati nei Job Center scatterà una riduzione del 30% per un mese. Successivamente, si rischia una completa cancellazione dell’assicurazione di base.
La coalizione intende sfruttare quanto consentito costituzionalmente; tuttavia, oggi le sanzioni riguardano solo una piccola percentuale dei beneficiari: recentemente, in media, meno di 30.000 al mese.
Con il Bürgergeld, inoltre, esisteva una fase durante la quale i risparmi non dovevano venire subito utilizzati (erano allora circa 40.000 euro per persona singola e 15.000 euro per ciascun familiare); la nuova legge prevede l’abolizione di questa norma. Di conseguenza, i richiedenti dovranno dichiarare il proprio patrimonio fin dall’inizio. Chi possiede un patrimonio superiore ai limiti previsti dalla nuova legge (10.000 euro per persona) può perdere il diritto alle prestazioni della cosiddetta “assicurazione di base”.
Questa misura colpisce particolarmente le persone che si trovano temporaneamente in difficoltà. I risparmi messi da parte in caso di malattia, vecchiaia, necessità di cura dei bambini o spese impreviste diventano una barriera e un ostacolo per singoli e famiglie, perché bloccano l’accesso all’assegno sociale. La nuova assicurazione di base rafforza nuovamente il principio secondo cui i soggetti devono consumare il proprio patrimonio prima di ricevere aiuti statali.
Durante questa discussione, alcune settimane fa, una giornalista della ZDF, nel corso di un programma televisivo, ha sottolineato che il danno causato ai contribuenti tedeschi dall’evasione fiscale e da diversi scandali come Cum-Ex è di gran lunga superiore a quello che potrebbe essere causato da persone che ricevono il Bürgergeld “ingiustamente”. Per contestualizzare: nel bilancio federale per il 2026 sono destinati circa 51 miliardi di euro al Bürgergeld.
Contemporaneamente, studi come quello della Hans-Böckler-Stiftung stimano la perdita sociale causata dagli evasori fiscali fino a 100 miliardi di euro.
Fine della naturalizzazione “turbo”
Una riforma dell’allora governo “semaforo” era stata una serie di norme per facilitare l’acquisizione della cittadinanza tedesca. Con la riforma, la naturalizzazione diventava possibile dopo cinque anni di residenza, invece degli otto precedenti, e, in casi di “riuscita integrazione”, il periodo era ridotto fino a tre anni. Importanti presupposti erano non dipendere da sussidi sociali e non aver commesso reati. Con la riforma, il cosiddetto “doppio passaporto” passava da eccezione a regola e la generazione dei “Gastarbeiter” degli anni Sessanta non doveva più sostenere un esame di conoscenza della lingua tedesca. La nuova legge aveva allora innescato discussioni e critiche da parte della CDU e dell’AfD, che parlavano di “svendita” della cittadinanza tedesca e, vista la possibilità della doppia cittadinanza (permessa comunque a tutti i cittadini UE), di possibili problemi di lealtà nei confronti della Germania. Nel 2024, il numero di persone che hanno acquisito la cittadinanza in Germania ha raggiunto un punto massimo, con circa 292.000 nuovi cittadini.
Il Bundestag ha deciso perciò di “riformare” un po’ la legge e di eliminare la possibilità di ottenere la cittadinanza in modo accelerato dopo tre anni. D’ora in poi, sarà possibile ottenere la cittadinanza solo dopo almeno cinque anni di permanenza. Questa decisione è stata presa nell’ottobre 2025 da un’alleanza tra la CDU, la SPD e alcuni deputati dell’AfD. Il Ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, ha giustificato la nuova legge sostenendo che il passaporto tedesco dovrebbe essere un riconoscimento al successo dell’integrazione e non un incoraggiamento all’immigrazione illegale. Tuttavia, la decisione ha suscitato critiche da vari fronti.
La decisione è stata criticata dai Verdi e dalla Sinistra. I Verdi sostengono che chi dimostra di soddisfare le condizioni per la cittadinanza e contribuisce attivamente alla società dovrebbe essere in grado di ottenerla. La Sinistra ha accusato le forze di governo di legittimare l’odio propagato dall’AfD e ha proposto che chi vive in Germania da cinque anni dovrebbe avere il diritto di voto, indipendentemente dalla cittadinanza. Anche l’Associazione caritativa della Chiesa evangelica ha espresso critiche, evidenziando come la riforma potrebbe avere effetti negativi sul mercato del lavoro e sull’immigrazione qualificata in un Paese con una popolazione che invecchia.
Ed infatti Herbert Brücker, professore dell’Istituto per la Ricerca sul Mercato del Lavoro, critica l’abolizione della procedura di naturalizzazione accelerata, proprio perché l’esigenza demografica della Germania richiede centinaia di migliaia di lavoratori qualificati ogni anno. Brücker sostiene che questa decisione potrebbe ostacolare l’immigrazione di lavoratori qualificati e vede un peggioramento del clima politico e sociale nei confronti dei migranti. Secondo l’esperto, la modifica delle normative potrebbe influire negativamente sull’attrattiva della Germania per i professionisti stranieri, che potrebbero invece decidere di spostarsi in Paesi che offrono migliori opportunità di integrazione e cittadinanza. Herbert Brücker, inoltre, afferma che la naturalizzazione aiuta l’integrazione perché le persone naturalizzate tendono ad avere tassi di occupazione elevati e ricevono meno prestazioni sociali.
La riforma attuale, che elimina la possibilità di naturalizzazione dopo tre anni, riguardava comunque un piccolo gruppo di persone altamente qualificate, con eccellenti competenze linguistiche e ben inserite economicamente e socialmente. Perciò, in fondo, si è trattato di una discussione e di una decisione che non riguardavano molte persone, ma dettate da interessi partitici e dal valore simbolico che se ne poteva trarre.
Conclusioni
Fra riforme, riforme delle riforme e “controriforme”, la Germania, da Paese stabile, si dimostra sempre più, in alcuni settori, un Paese “instabile”, con scelte governative che dipendono dal colore delle ultime coalizioni, dopo anni di “stabilità merkeliana”. Inoltre, l’avanzare dell’AfD, e non solo nei sondaggi, influenza decisioni politiche e socio-economiche che potrebbero incidere sulle scelte a livello europeo, se però, visto “come va il mondo”, esistono ancora possibili alternative e strategie europee.
Edith Pichler, sociologa delle migrazioni, è docente presso il Centre for Citizenship, Social Pluralismo and Religious Diversity – Universität Potsdam, collabora con il RIM (Rapporto Italiani nel Mondo, l’annuale della Fondazione Migrantes) e con Neodemos.
Neodemos è un forum indipendente di osservazioni, proposte e analisi dei cambiamenti demografici in atto principalemtne in Italia, di come questi incidano profondamente sull’organizzazione della società modellandone il tessuti sociale nei diversi aspetti: dalla struttura delle famiglie e i rapporti tra le generazioni, su disuguaglianze e povertà, su mobilità interna e le migrazioni internazionali.





























