STOCCARDA – il 20 ottobre alle ore 18.00 all’universita’ di Stoccarda sarà presentato il libro bilingue “poesia al cinema”

Ogni pagina un’emozione. Si legge tutto d’un fiato il libro bilingue “Poesia al Cinema” (puntoacapo Editrice, Pasturana 2017) a cura di Marcella Continanza che il 20 ottobre alle ore 18.00 sarà presentato all’università di Stoccarda.

È prevista la gradita presenza della dottoressa Adriana Cuffaro, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda che ha patrocinato l’evento, dell’autrice, del critico letterario Vincenzo Guarracino e della traduttrice Barbara Neeb.

Raffinate e ricercate sono le traduzioni di Barbara Neeb, Caroline Lüderssen, Barbara Zeizinger, Barbara Höhfeld mentre le accurate e attente schede tecniche che accompagnano i film sono di Alessandra Dagostini.

Il libro è composto da una raccolta di testi inediti di personalità della cultura italiana: Dacia Maraini, Paolo Ruffilli, Matilde Lucchini, Rino Mele, Alberto Pesce, Nadia Cavalera, Marcella Continanza, Vincenzo Guarracino parlano di film o di registi che hanno lasciato un segno del loro sguardo poetico.

Il libro è un raffinato viaggio nel magico mondo della settima arte e dell’universo poetico che si fondono insieme per regalare delle vere emozioni. La relazione che intercorre tra questi due territori riesce a dare vita a qualcosa di unico ed emotivamente coinvolgente.

Si chiede la Continanza: “Quando possiamo definire poeta un regista? Quando le parole non si frappongono fra lui e la sequenza che gira: le parole stanno tra lui e la Musa e così può guardare il mondo delle immagini e far confluire e comunicare l’acutezza delle emozioni, delle tensioni, dei trasalimenti, qualcosa di più della storia raccontata: il senso creaturale della vita”.

Pregevoli tutti gli interventi, tra cui ricordiamo quello di Dacia Maraini che si occupa di Pier Paolo Pasolini e di come la magia della poesia pervada l’intera sua opera: “La poesia, può avvertirlo ogni spettatore, sta nello sguardo innamorato di Pier Paolo su quei corpi che si immergevano ogni giorno con intelligente energia e una sacralità ormai scomparsa, nella quotidianità del vivere”.

Inoltre il toccante contributo di Matilde Lucchini che esplora l’universo poetico di François Truffaut ed esamina il film “Adele H, una storia d’amore”: “Pensavo… povera Adele H., fortunata Adele H. dopo quel film, mi sono sentita moderatamente forte, moderatamente coraggiosa, moderatamente brava a scrivere lettere d’amore, moderatamente sana e appagata; e non mi bastava più. Allora invidiavo Adele H. per un’ora. Poi uscivo in strada a respirare di sollievo, stringevo con gratitudine le chiavi di casa. Perché Truffaut aveva saputo raccontare perfino una storia che ti dà coraggio a vederla; e poi a esserne fuori”.

Significativo il testo del critico letterario Vincenzo Guarracino che esamina il film Idillio. “Frutto di un autore come Nero Risi, che è stato definito “poeta del cinema”, Idillio è tanto più apprezzabile in virtù proprio di questa duplice qualità, per il fatto cioè di suggerire in chi guarda una sorta di identificazione tra il soggetto e l’autore, che, poeta anche lui, è tutto attraversato nella sua poesia da echi leopardiani”. Vibrante il contributo di Nadia Cavalera che illustra alcune delle sequenze poetiche di Wim Wenders del film Il Cielo sopra Berlino “in cui le immagini di grande limpidezza ben rendono l’ampiezza dei movimenti consentendo una reale immersione nel lavorio dei corpi, lungo il loro viaggio di esplorazione e comunicazione” e di Pina Bausch rivoluzionaria coreografa. Tutto il film è un intarsio poetico al quadrato, frutto dell’arte di Bausch e dell’acuta sensibilità di Wenders nel rappresentarla…”. Da segnalare anche il testo del critico cinematografico Alberto Pesce che si sofferma sul film “Lo specchio” di Andrej Tarkovskij che “riesce a dare concretezza di fantasia al suo sgomento d’artista tra assilli esistenziali e utopie di salvezza. Finalmente può confessarsi con poetico flusso ininterrotto e magico di immagini, presente e passato fusi ad incastro così perfetto da apparire inavvertito, con scene vive, a colori, calde, aperte sulla immensa, affascinante vastità della campagna rigogliosa, accarezzata morbida dal vento, distesa in una prospettiva lontana, quasi in uno spazio senza tempo”.

Ed infine il raffinato intervento di Paolo Ruffilli: “Quando si parla di poesia nell’arte cinematografica, uno dei riferimenti privilegiati e addirittura paradigmatici è di certo Federico Fellini, il cui cinema è altamente poetico proprio perché altamente creativo. Del resto, lui stesso era una “creatura poetica”. E, per questo, averlo conosciuto di persona rientra in quegli eventi indelebili da inscrivere nella sfera del mito, per l’incontro con un vero e proprio artefice di magie suggestive oltre che con il creatore di un racconto paradigmatico capace di rivelare per immagini archetipiche il percorso umano di ognuno di noi”.

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