Corriere d'Italia
Italiani all'estero

Maurizio del Greco presenta il suo nuovo libro

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Daniele Messina

12 gennaio 2021
4 min di lettura

Napoletano di multiforme ingegno, come canta la musa omerica, Maurizio Del Greco vive in Germania da più d’un quarto di secolo accumulando le esperienze più disparate nel campo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Già all’età di 5 anni ha condotto un programma per bambini in onda su Radio Camaldoli, un’emittente campana, a 17 organizzava feste di piazza a Napoli. Perito elettronico, ha recitato in compagnie di teatro, ha lavorato sia come cameraman che come regista televisivo, showman, collaboratore delle “Iene”, è organizzatore di eventi, autore di film e scrittore, e tralasciamo il resto. Recentemente ha presentato tre libri suoi, il primo dei quali s’intitola: “Il cielo grigio tra mafia e potere”. Il secondo libro s’intitola “Il cacciatore di plichi” ed il terzo “Colosseum operazione antimafia”.

Tu sembri aver provato un po’ di tutto. Quando è venuta la svolta decisiva?

Fondamentale per me è stato l’incontro con Ninì Grassia, il famoso regista di film comici degli anni ’80, ’90, che ha fatto i film con Nino D’Angelo. È stato lui a farmi venire la passione per il cinema. E poi io ho fatto 6 film, come regista e come produttore, che poi ho trasmesso nei circuiti del nord, Colonia, Düsseldorf, Dortmund e altri.

E come sei arrivato in Germania?

Sono arrivato qui con la scusa di fare quegli Show che facevo già in Italia, parliamo del 1994. Ho cominciato a girare per le discoteche, dove ho incontrato pure Nina Hagen e il batterista di Gianna Nannini a Wuppertal. Collaborando allora con Napoli International ho fatto arrivare qui in Germania i cantanti più famosi.

Come hai preso la pausa forzata?

Sono andato a trovare Mario in carcere. Tre anni fa era stato arrestato a Colonia con 1,8 tonnellate di cocaina. Stavamo chiusi in una stanzetta da un metro e mezzo quadrato, con la videosorveglianza, e lui stava raffreddato, e io gli ho detto: ma che c’hai il coronavirus? E lui: ma no, quando mai… Allora sono andato a casa, mi sono messo in quarantena e ci sono rimasto fino ad adesso. Allora che ho fatto? Dato che dovevamo girare un film a Colonia con il cast della serie di Gomorra, con Fabio di Massa come regista e Diego Olivares come sceneggiatore.

Fabio Di Massa, l’attore?

Lui è sia il protagonista che il regista di “Mai per sempre”, che dovevano presentare in una sala di Colonia, già tutto era pronto, la sala pagata, i viaggi pagati, quando ci ha interrotto il Coronavirus.

È in questa occasione che ti sei dato allo scrivere?

I collaboratori dell’editore mi hanno aiutato a metter su la stesura del libro. È la storia di tre ragazzi che partono da Napoli perché sono indagati per omicidio e traffico di droghe, e arrivano a Francoforte dove conoscono lo zio Ferdinando che li fa entrare nel giro della Baumafia. Però c’è l’Interpol che dall’Italia li sta seguendo e spiando e c’è tutto un intrigo sotto fra poliziotti italiani e tedeschi.

Allora i fatti sono autentici, le persone e i luoghi sono cambiati?

Più o meno. Io ho passato metà della mia vita in Germania e come organizzatore di spettacoli ho avuto a che fare con gente di tutti i tipi, e devi essere in amicizia con tutti. Ai detenuti italiani in Germania ho inviato a casa cestini-regalo di Natale per i familiari. Il vero amico si vede al momento del bisogno. Perché io sono un uomo normale, mi piace vivere e conoscere la gente, gli italiani all’estero. Perché in Italia ci definiscono noi all’estero come italiani di serie B, e invece no, noi pure siamo capaci di creare libri e film e fare tante altre cose.