Una “favola” moderna sulle ali di Icaro e nel segno della poesia è il nuovo libro di poesie di Alessandra Dagostini

È uscito di recente il nuovo libro di poesie della docente-scrittrice d’origine vicana, Alessandra Dagostini, che porta il titolo “Ali di Icaro e sogni” sequel della fortunatissima plaquette d’esordio, “Sotto il cielo delle Eolie”, pubblicata sempre per i tipi della Dibuono nel 2016. In copertina il dipinto “Alba alle Eolie” dell’artista palermitano Giuseppe Ciminato, che con la sua donna ritratta di spalle e avvolta nel silenzio della contemplazione, scelta non a caso dall’autrice stessa, sembra rendere più palpabile l’atmosfera dei versi.

Ancora una volta ambientato nell’arcipelago siciliano, proscenio magico e introspettivo, il libro è suddiviso in quattro sezioni che il lettore dovrà seguire come il grafico di una storia d’amore, accompagnato da opere di artisti contemporanei, foto e stampe antiche. Una silloge di poesie, dunque, che si dipana e si legge a mo’ di romanzo, ripercorrendo le tappe del volo di Icaro, dalla trepida attesa al salto, dalla caduta alla morte.

Così scrive Marcella Continanza nella sua prefazione al testo: «Ardeva di zolfo / quella notte / l’isola diletta del dio. // E ardevano / quegli occhi di seta / che vinsero / maliardi / ogni mia resistenza… Così, l’incipit del nuovo libro di poesie di Alessandra Dagostini che già dal titolo, Ali di Icaro e sogni, ha una sua evidenza emblematica e giustamente indica il tema. È poesia che nasce da una storia d’amore con Marco S. nell’estate del 2007, nella terra degli dei: le Eolie e “l’incontro” ha un suo timbro». Con questa raccolta la Dagostini ci lascia qualcosa di veramente particolare, quasi di “sacro”, che vive nell’anima di chi l’ha scritto e di chi lo legge, conferendogli la magia dell’eterno. Non una storia d’amore qualsiasi, ma la storia. Quella di una “favola” moderna che si apre e si chiude sull’immagine di un “Castello”, in cui non c’è il lieto fine del principe che salva la sua principessa, ma che la condanna lasciandola da sola. A salvarla sarà, invece, il dono della scrittura come mezzo per esorcizzare il dolore e ritornare a spiccare il volo nel cielo della vita.

Puntuale ancora una volta l’analisi della Continanza: «È difficile raccontare in versi l’amore, ma Alessandra lo ha reso con pienezza in un fervore creativo, come nella quarta e ultima parte, che contiene i versi più toccanti. Non si sa mai in quale modo l’amore declini. Accade […]. Dopo, nel ricordo, il dolore sbiadirà: sopravvivrà qualcosa di tenero e innocente, con una sua indecifrabile malia. Come farfalle di Keats / durammo tre giorni / d’estate… condensazione di parole in una vibrazione intensa, dolceamara dell’io nel sentirsi fuori dall’altro, ma la resa è il ritorno all’alba della vita: Il tuo dono / la mia poesia». Sulla silloge si è espresso in maniera molto entusiastica e positiva anche l’illustre poeta ligure Giuseppe Conte, il quale ha affermato che la poesia della Dagostini, corredata da così belle immagini, l’ha portato «nel cuore del Mediterraneo, in quelle Eolie che sono un po’ la sintesi della intera Sicilia […]», attraverso «un bel viaggio accompagnato dalla musica sottile, aerea, intima dei suoi versi». E prosegue ancora: «Il suo lirismo è così ricco di richiami, così carico di vita, sogno, amore: […] un testo come Il ragazzo che veniva dal mare prende una dimensione di attualità drammatica e insieme di magia dolce che lo rende molto bello con le sue soluzioni metriche più cantabili».

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