Foto simbolica. Foto di ©Thomas Martin su Pixabay

L’on. Simone Billi chiede di colmare una lacuna normativa che penalizza migliaia di connazionali residenti fuori dall’Italia. Il caso è emerso a San Marino, ma riguarda tutti coloro che hanno dovuto convertire la patente italiana in una patente estera

Per gli italiani residenti all’estero che hanno convertito la propria patente italiana in una patente del Paese di residenza, una semplice infrazione commessa durante un soggiorno in Italia può avere conseguenze ben più pesanti rispetto a quelle previste per chi possiede ancora una patente italiana. È questa la questione sollevata dall’onorevole Simone Billi (Lega), presidente del Comitato sugli Italiani nel Mondo e capogruppo della Lega Salvini Premier in Commissione Esteri, che chiede un intervento legislativo per eliminare una disparità di trattamento nel sistema della patente a punti.

Il tema è stato portato all’attenzione della Camera dei Deputati il 1° luglio, dopo che alcuni casi emersi nella Repubblica di San Marino hanno evidenziato una lacuna della normativa vigente. Alcuni cittadini italiani residenti all’estero, dopo aver accumulato nel corso degli anni diverse infrazioni stradali in Italia, hanno esaurito il proprio punteggio, arrivando al divieto di guidare sul territorio italiano.

Secondo quanto spiegato da Billi, il problema nasce dal fatto che il sistema italiano distingue nettamente tra chi possiede una patente italiana e chi, invece, guida con una patente estera.

Per i titolari di patente italiana, l’articolo 126-bis del Codice della strada prevede un sistema piuttosto articolato. Ogni conducente parte con 20 punti, che possono essere decurtati in caso di violazioni. Se però per due anni consecutivi non vengono commesse nuove infrazioni, il punteggio torna automaticamente a 20. Inoltre, chi mantiene una condotta di guida virtuosa può ottenere punti premio fino a un massimo di 30 e ha la possibilità di frequentare corsi per recuperare quelli persi.

Diversa è invece la situazione per chi possiede una patente rilasciata da un altro Stato. In questo caso si applica l’articolo 6-ter del decreto-legge n. 151 del 2003, che prevede soltanto la registrazione delle penalità nei sistemi informatici italiani. Non esiste però un punteggio iniziale, né sono previsti meccanismi automatici di recupero o corsi specifici per riacquistare i punti.

La questione interessa migliaia di italiani residenti all’estero che, in base alle norme del Paese in cui vivono, hanno dovuto convertire la patente italiana in una patente locale. Quando rientrano in Italia e commettono un’infrazione, le sanzioni vengono comunque registrate nel sistema italiano e producono effetti concreti, come la progressiva decurtazione del punteggio.

Secondo Billi, il paradosso è evidente: questi automobilisti continuano a subire le conseguenze delle violazioni commesse in Italia, ma non possono beneficiare degli stessi strumenti previsti per recuperare i punti.

„Dalle verifiche che ho effettuato – ha spiegato il deputato – non emerge alcuna norma che escluda espressamente gli italiani con patente convertita dal recupero del punteggio. Il problema sembra piuttosto derivare da una lacuna normativa o da una prassi tecnico-amministrativa.“

Per superare questa situazione, Billi propone di introdurre anche per i titolari di patente estera registrati nei sistemi informatici italiani un meccanismo analogo a quello già previsto per le patenti italiane. In pratica, dopo un determinato periodo senza infrazioni, le penalità accumulate potrebbero essere automaticamente azzerate o riportate al livello previsto dalla normativa.

L’obiettivo è quello di rendere il sistema più equilibrato, evitando che operi esclusivamente sul piano sanzionatorio e garantendo pari opportunità di recupero a tutti coloro che sono soggetti alle stesse conseguenze amministrative.

Secondo il parlamentare della Lega, la revisione del Codice della strada, resa possibile dalla proroga della delega legislativa, rappresenta il momento ideale per intervenire su questa anomalia.

Naturalmente, qualsiasi modifica dovrà essere compatibile con il diritto dell’Unione europea. Per questo motivo, eventuali benefici dovranno essere riconosciuti sulla base di criteri oggettivi e non semplicemente della cittadinanza italiana.

Billi ha inoltre ringraziato i Ministeri competenti per aver avviato gli approfondimenti tecnici e normativi necessari a valutare possibili soluzioni, oltre al presidente del Comites di San Marino, l’avvocato Alessandro Amadei, che ha segnalato il problema contribuendo ad aprire il confronto istituzionale.

La vicenda evidenzia come alcune norme, nate quando la mobilità internazionale era molto più limitata, oggi mostrino i propri limiti. Sempre più italiani vivono stabilmente all’estero e, per ragioni amministrative, sono costretti a convertire la patente italiana. Tuttavia, quando rientrano nel nostro Paese, continuano ad essere soggetti alle sanzioni previste dal Codice della strada senza poter usufruire degli stessi meccanismi di tutela previsti per chi mantiene una patente italiana.

Resta ora da vedere se la revisione del Codice della strada riuscirà davvero a colmare questa lacuna, offrendo una soluzione che garantisca un trattamento più uniforme agli italiani residenti all’estero e agli altri conducenti con patente estera che circolano sulle strade italiane.