Questa la denuncia di cui ancora una volta si fa portavoce "Prigionieri del silenzio" (www.prigionieridelsilenzio.it), associazione presieduta da Katia Anedda, nata proprio per squarciare il silenzio che troppo spesso avvolge i casi dei connazionali detenuti all’estero, come appunto Carlo Parlanti, detenuto ad Avenal, Angelo Falcone (India), Liberato P. (Francia). Se la stampa nazionale dà più spazio al caso Meredith, per Prigionieri del Silenzio, "ci dovremo davvero vergognare, oltre a sollevare un’adeguata protesta".
E ancora: "mentre trasmissioni come "Matrix" mandano in onda Alberto Stasi, ora che è riconosciuto innocente, dimostrando così sensibilità al dolore umano di una condanna ingiusta, non hanno mai voluto trattare in forma giornalistica seria i nostri italiani, che sono 2850 in carceri estere, di cui con molta probabilità almeno 1000 innocenti. Non hanno voluto trattare soprattutto di quelle famiglie in Italia che hanno delle serie difficoltà nel poter aiutare i loro cari ad avere un giudizio giusto e vedersi rispettati tutti i diritti umani". In attesa di risvegliare l’interesse dei media italiani, Prigionieri del Silenzio assicura che "farà sempre del proprio meglio per essere in qualche modo di aiuto a chi soffre oltre confine domestico una giustizia ingiusta o una lesione di diritti fondamentali.
Ogni contributo che sia di opinione, di qualsiasi collaborazione o economico regalerà una speranza in più a chi pensa che la solidarietà e la giustizia sia solo Storia".