STOCCARDA – La compagnia teatrale stoccardese è in scena da oltre tre decenni

Con grande maestria, la nota Compagnia italo-stoccardese, fondata da Angelo Attademo nell’ormai lontano 1984, propone nell’arco del primo semestre di quest’anno “Surdo e cecato”.

Si tratta di una divertentissima commedia napoletana in due Atti di Dino Di Gennaro, figlio del grande Roberto, capostipite della storica compagnia di prosa “Nuova Ribalta” di Napoli.

È uno spettacolo strappapplausi, per la varietà di personaggi, postura, articolazione, battute, gesticolazioni e smorfie che rendono particolarmente gradevoli le tre ore con il canonico intervallo di venti minuti fra il Primo ed il Secondo Atto.

È la storia di pseudo-agenti immobiliari che cercano di fregare finti acquirenti con la complicità di un falso notaio e di un proprietario nullatenente.

A fare da cornice c’è una presenza femminile “rubacuori” che provoca inevitabilmente scene di gelosia.

Il pubblico, prevalentemente italiano, fa molta fatica a trattenere le risate e a non applaudire a scena aperta.

Questo totale coinvolgimento degli attenti spettatori, secondo l’affiatata coppia di registi Angelo Attademo / Giuseppe Sassano non distrae affatto il cast che frequentemente si alterna sul palcoscenico:

“Dopo quasi 35 anni insieme è nato un affiatamento tra alcuni di noi che ci porta ad improvvisare sulla scena, mentre altri sono più attenti al copione; ma con un giusto dosaggio e un’attenta regia la commedia prende la sua forma. Di questo ne abbiamo tenuto conto anche durante i 4 mesi di prove, considerato che il consistente numero degli attori in scena.”

Quanti sono i componenti della vostra compagnia e come avviene l’assegnazione dei ruoli?

Il numero dei componenti del gruppo è arrivato quasi a 30. L’assegnazione dei ruoli è una mia priorità; mentre la scelta avviene in base ai personaggi della commedia da presentare. Per esempio in questa commedia uno dei personaggi era un venditore di enciclopedie logorroico. Ho scelto Rainer Kästel che, pur essendo tedesco, ha una straordinaria capacità di imparare il testo e di recitarlo con velocità supersonica. La stessa scelta avviene anche per gli attori con scarsa dimestichezza con il dialetto napoletano.

Questa volta avete coinvolto in scena anche una bambina dodicenne di nome Sara. È stato difficile convincerla a recitare con tanti adulti, un po’ tutti faccendieri e imbroglioni?

Siamo riusciti a convincerla quasi subito, grazie anche all’opera di persuasione della mamma e alla sua voglia di mettersi in gioco. Il difficile viene però adesso, perché nella prossima commedia non è prevista la sua partecipazione. E visto l’entusiasmo con cui ha partecipato e l’impegno dimostrato insieme alla sua bravura, sarà per me difficile comunicarglielo.

Ci sono stati nuovi “acquisti” per questa messa in scena?

In questa commedia ha debuttato anche Anna Vitale nel ruolo della vicina con un crescendo che lascia ben sperare per i prossimi ruoli.

Registrate stanchezza o entusiasmo in seno alla vostra “famiglia delle Maschere”?

La stanchezza non rientra nel nostro repertorio; mentre l’entusiasmo è molto contagioso e sempre protagonista

Qual è il segreto di questa vostra corale intesa?

L’amore per il teatro svolge un ruolo fondamentale. L’umiltà, la simpatia di accogliere i nuovi arrivi e l’amicizia che si è rafforzata in tutti questi anni trascorsi insieme oltre alla voglia di ridere e far ridere.

Avvertite gelosie di ruoli fra gli attori?

Finora tutti hanno sempre accettato i ruoli a loro assegnati senza guardare gli altri, con molto rispetto per il mio compito di regista e per la buona riuscita del pezzo.

Come avete risolto il problema delle prove, dell’allestimento delle scene, dei costumi, delle luci e del suggeritore?

Siamo molto orgogliosi del nostro lavoro. Iniziamo con la scelta del pezzo e costruiamo le scene. Chi non recita si dedica alle luci, ai rumori ,alle musiche, a suggerire, a disegnare i volantini, alla pubblicità sul network. Il giorno dello spettacolo inizia andando a prendere il pulmino per trasportare le scene, vengono caricate, scaricate e montate sempre diversamente perché i palchi non sono mai uguali. Alla fine dello spettacolo rifacciamo tutto nel senso opposto. Può sembrare faticoso (e lo è) ma veniamo ripagati dall’applauso del pubblico!

Qual è il segreto del vostro successo e come riuscite a gestirlo?

Il segreto è la serietà con cui affrontiamo le nostre opere e il rispetto per il pubblico. Si riesce a gestire il successo avendo ancora voglia di divertirsi e consapevolezza del nostro ruolo.

Quale fascino e quale messaggio contiene “Surdo e cecato”

Il fascino del suo messaggio è tutto nel finale: unire il tentativo di una truffa (poi scoperta), all’adozione di un bambino da parte della famiglia coinvolta. Il messaggio è l’amore che vince sempre in tutte le sue forme.

Su quale palcoscenico vi si potrà vedere prossimamente?

Il 24 novembre saremo a Tübingen e quasi sicuramente con un nuovo pezzo teatrale “Un napoletano al di sopra di ogni sospetto“ di Gaetano e Olimpia Di Maio. Si tratta di una commedia in tre atti ambientata in una casetta di campagna molta modesta e disabitata in cui si consumano crimini, misteri, bugie, ricatti, equivoci e … tante risate!

Ma chi sarà il napoletano al di sopra di ogni sospetto?

Venite a vederci e forse ve lo riveleremo.

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