L’attendibilità della testimonianza è strettamente connessa all’accuratezza di ciò che viene dichiarato, si tratta di determinare se il ricordo rifletta in maniera fedele tutti gli elementi che riguardano l’evento di cui si è stati testimoni. Attendibilità e accuratezza, quindi, riguardano gli aspetti percettivi, cognitivi e riproduttivi della testimonianza. I fattori che incidono sull’attendibilità e l’accuratezza della testimonianza, riguardano sia le condizioni in cui avviene la codifica dell’evento, come la natura dell’evento, la sua coloritura emotiva, i diversi elementi della scena (luogo, oggetti e persone presenti, loro collocazione spaziale, il volto e le loro azioni, ecc.), sia le condizioni in cui avviene il recupero, come il tipo di prova di memoria a cui il soggetto è sottoposto (ricordo libero, guidato, ecc.), l’intervallo di tempo che intercorre tra la codifica dell’evento e del suo recupero. Inoltre, anche le convinzioni e i pregiudizi sociali delle persone, possono avere una grossa influenza fino a modificare il modo in cui un evento viene percepito. Spesso capita che nel ricordare un evento, possiamo correggere l’informazione in maniera inconsapevole, allo scopo di renderla concordante con le nostre aspettative. Incidono anche la presenza o assenza dell’intenzione di dover ricordare nel momento in cui si assiste all’episodio, la quantità di tempo che passa tra l’episodio e la testimonianza, la consapevolezza della differenza tra verità e menzogna e la volontà di voler dire la verità e quella di mentire.

La ricerca sperimentale

La ricerca sperimentale proposta è stata improntata con il fine di rilevare le differenze tra giovani e anziani nella rievocazione di eventi, osservando, inoltre, come diversi stati emotivi possano influenzare la testimonianza resa dai soggetti. È stata condotta su un totale di 144 soggetti, divisi in due gruppi principali, uno formato da 72 giovani con età media di 16,5 anni e quello degli anziani composto da 72 soggetti con età media di 76,5 anni. In un primo momento i soggetti sono stati sottoposti ad un test che rilevasse il loro stato emotivo, ovvero il Positive Affect and Negative Affect Scales (PANAS).

Il PANAS (Watson et al., 1988) è uno degli strumenti più utilizzati per valutare gli stati affettivi positivi e negativi, composto da 20 aggettivi, 10 per la scala di affetto positivo (PA) e 10 per la scala di affetto negativo (NA). In particolare, la sottoscala PA riflette il grado in cui una persona si sente entusiasta, attiva e determinata, mentre la sottoscala NA fa riferimento ad alcuni stati spiacevoli generali come la rabbia, la colpa e la paura. Il soggetto deve valutare quanto si sente generalmente nel modo descritto dall’aggettivo, rispondendo su una scala Likert a 5 punti (1= per nulla, 2=poco, 3=moderatamente, 4=abbastanza, 5=molto). Esempi di aggettivi sono interessato, entusiasta, deciso, angosciato, ostile e nervoso. Dopo la somministrazione di questo test tutti i soggetti hanno ottenuto due punteggi, corrispondenti al proprio stato emotivo, positivo e negativo. In seguito i due gruppi sono stati entrambi suddivisi in 6 sottogruppi da 12 soggetti. Due sottogruppi di entrambi i gruppi principali hanno visionato un video divertente dalla durata di 5 minuti, altri due sottogruppi di entrambi i gruppi hanno visionato un video neutro sulla costruzione di una libreria della durata di 5 minuti e i restanti 2 sottogruppi hanno visionato un video negativo di 5 minuti sulla guerra di Pearl Harbor.

I tre video sono stati introdotti nella sperimentazione per poter osservare se la loro visualizzazione inducesse un cambiamento emotivo nei soggetti. In seguito alla visione del filmato (divertente, neutro, negativo) i soggetti sono stati sottoposti nuovamente al PANAS, in modo da poter confrontare i punteggi ottenuti ai due test. In seguito troviamo il grafico che mostra le modificazioni dell’umore nei due gruppi in base ai video visionati. Per quanto riguarda la visione del video neutro, possiamo osservare, per il gruppo dei giovani, un calo della sottoscala dell’affetto positivo (PA), probabilmente ciò lo si può spiegare ipotizzando che il video sia stato ritenuto un po’ noioso.

Per il gruppo degli anziani si osserva un invariato stato emotivo. Per quanto riguarda la visione del video positivo, nel gruppo dei giovani si osserva una riduzione dei valori della sottoscala dell’affetto negativo (NA) e un lieve aumento della sottoscala dell’affetto positivo (PA). Nel gruppo degli anziani si evince un lieve aumento della sottoscala PA e i valori della sottoscala NA sono quasi invariati. Per quanto riguarda la visione del video negativo, il gruppo dei giovani mostra un lieve aumento dei valori della sottoscala NA, mentre la sottoscala PA è quasi invariata. Nel gruppo degli anziani si osserva una riduzione della sottoscala PA e un aumento della sottoscala NA; probabilmente questo effetto più marcato si può spiegare con il fatto che la maggior parte degli anziani ha vissuto in prima persona la seconda guerra mondiale mentre i giovani no. In generale, gli anziani hanno delle modificazioni emotive meno marcate rispetto ai giovani, in accordo con la teoria cognitiva affettiva di Labouvie-Vief secondo cui gli anziani tendono a regolare le emozioni più frequentemente e spontaneamente rispetto ai giovani, ad eccezione delle emozioni negative che hanno effetti maggiori nelle persone anziane. A questo punto i partecipanti hanno visionato il video di una rapina senza audio, ed hanno ricevuto le istruzioni di osservare bene il video in quanto avrebbero dovuto rispondere a delle domande su di esso.

Le istruzioni precisavano di prestare attenzione in quanto il sapere di dover ricordare aumenta l’attendibilità della testimonianza. Il video è stato presentato senza audio in modo da poter permettere, in un momento successivo, l’introduzione di alcune informazioni fuorvianti e l’osservazione degli effetti che essi provocano nella testimonianza. Il video scelto rappresenta una rapina in banca, dato che rappresenta un evento carico emotivamente e quindi dovrebbe produrre una traccia mnestica abbastanza forte. Dopo la visione del filmato della rapina in banca ai soggetti è stato somministrato il Verbal Associative Fluency Test, che consiste in tre compiti di denominazione di parole, con il set di lettere FAS, infatti il test è a volte chiamato FAS. Ai soggetti è stato chiesto di scrivere tutte le parole che iniziano con la lettera dell’alfabeto indicata, escludendo i nomi propri, i numeri, ed alcune parole con un suffisso differente. Questo test è stato introdotto sia per testare la fluenza dei soggetti sia come distrazione.

Successivamente ai 3 sottogruppi del gruppo dei giovani e ai 3 sottogruppi del gruppo degli anziani (visione video neutro, positivo, negativo) è stato fatto ascoltare un audio che descriveva la scena della rapina. Ai restanti 6 sottogruppi è stato fatto ascoltare un audio che descriveva il video della rapina, ma sono state inserite alcune informazioni errate, in modo da poter verificare se queste potessero falsificare il ricordo del video della rapina. In seguito ai soggetti è stato presentato un questionario a scelta multipla dove erano elencati 12 item, di cui 3 rappresentavano le parole corrette da dover riconoscere in quanto erano presenti nel video della rapina, 3 rappresentavano le parole critiche, ossia si riferivano al brano modificato, ma non erano realmente presenti nel video, ed altri 6 item erano di riempimento, ovvero non erano presenti né nel video e né nel brano ascoltato. Ai soggetti veniva data l’istruzione di rispondere al questionario facendo riferimento al video della rapina, indicando per ogni parola, attraverso una crocetta, se era presente nel filmato (si o no) e in che misura erano sicuri, dove 1 indicava tiro ad indovinare, 2 indicava non sono molto sicuro e 3 indicava sono molto sicuro. Per eseguire correttamente il questionario i soggetti avrebbero dovuto rispondere con una crocetta sul sì solo per le tre parole che erano realmente presenti nel video e con un no per le altre parole. Quindi la variabile dipendente di interesse era il numero di errori critici, ovvero la tendenza a riconoscere come appartenenti al video degli elementi inseriti solo nel brano.

I risultati sono stati ottenuti effettuando un’analisi statistica fattoriale, un’ANOVA tra il gruppo dei giovani e quello degli anziani, tra la condizione fuorviante e quella di controllo, e tra le diverse tipologie di video (video positivo, negativo e neutro). I risultati, sui punteggi proporzionali medi degli item critici, non hanno evidenziato un effetto principale significativo del gruppo, in quanto sia i giovani che gli anziani hanno commesso un numero di errori simili (.37 i giovani e .35 gli anziani). È stato riscontrato un effetto principale significativo della condizione, in quanto la condizione fuorviante ha generato un maggior numero di errori (.44) rispetto alla situazione di controllo (.28). È stato inoltre riscontrato un effetto principale significativo del tipo di video dovuto al fatto che dopo il video negativo sono stati commessi in generale meno errori (negativo =.29, positivo=.41, neutro=.38). L’interazione a due vie tra i gruppi e le condizioni è risultata significativa in quanto il numero di errori nei giovani è stato simile nella condizione fuorviante (.39) e quella di controllo (.35), mentre negli anziani il numero di errori è stato maggiore nella condizione fuorviante (.49) rispetto a quella di controllo (.21). L’interazione a due vie tra i gruppi e i video non è risultata significativa, indicando che le emozioni abbiano agito in maniera simile in entrambi i gruppi. L’interazione a due vie tra le condizioni e i video è risultata significativa in quanto il numero di errori aumenta molto di più nella condizione fuorviante rispetto a quello della condizione di controllo dopo la visione del video negativo. Infine, l’interazione a tre vie tra gruppi, condizioni e tipo di video non è risultata significativa.

Un’ANOVA effettuata solo sui giovani e solo sugli anziani ha evidenziato come nei giovani non ci siano effetti della condizione e del tipo di video sul numero degli errori. Invece, negli anziani è risultato significativo il tipo di condizione, in quanto gli anziani hanno commesso più errori nella condizione fuorviante. L’effetto del tipo di video è risultato marginalmente significativo. Tuttavia, l’interazione tra condizione e video è risultata significativa in quanto sono state soprattutto le emozioni negative a provocare un maggior numero di errori negli anziani nella condizione fuorviante rispetto a quella di controllo.

Conclusione

Una delle caratteristiche della vecchiaia è l’accumulo di molte esperienze emotive, alle quali la mente attinge. Le emozioni, appunto, giocano un importante ruolo nei processi cognitivi legati alla memoria, in quanto la forza dei ricordi dipende dal grado di attivazione emozionale indotto dall’apprendimento, per cui eventi ed esperienze vissute con molta partecipazione emotiva vengono catalogati nella nostra mente come importanti e hanno una buona probabilità di venire successivamente ricordati. La riattivazione di ricordi ci porta a provare le stesse emozioni che abbiamo provato quando vivevamo quel particolare ricordo. Il video con connotazione negativa che è stato utilizzato per la sperimentazione raffigurava la guerra di Pearl Harbor. Nel gruppo di partecipanti anziani, un discreto numero aveva vissuto in prima persona la tragedia della seconda guerra mondiale, e non è difficile ipotizzare che il video proiettato li abbia riportati indietro con la memoria fino a far rivivere quei tragici momenti.

Le emozioni suscitate, qualsiasi esse siano, dal video negativo, hanno prodotto in generale un ricordo più accurato a sostegno del fatto che le informazioni cariche emotivamente vengono ricordate meglio di quelle neutre. Negli anziani, le emozioni negative hanno generato un maggior numero di errori nella condizione fuorviante, per cui possiamo attestare che gli anziani con un cattivo umore siano più inclini alla distraibilità e alla suggestionabilità. I giovani, contrariamente agli anziani, non presentano modificazioni di performance in base all’umore. Inoltre possiamo affermare che gli anziani sono più inclini al post-event misinformation effect, ossia all’effetto di un’informazione fuorviante fornita dopo l’evento, in quanto i risultati della ricerca mostrano appunto che gli anziani commettono più errori nella condizione fuorviante rispetto alla condizione di controllo. Nella sperimentazione si è potuto osservare, in accordo con quanto sostenuto da Ratti e Amoretti (1991) sul rallentamento della velocità della prestazione degli anziani in compiti complessi, come gli anziani abbiano impiegato più tempo rispetto ai giovani per completare la prova, circa un’ora per i giovani e un’ora e mezza per gli anziani. Inoltre, la diminuita capacità dell’anziano nell’ignorare le informazioni irrilevanti, potrebbe spiegare in parte il fatto che siano stati commessi più errori nella condizione fuorviante.

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