Il fenomeno della pedofilia sembra diventato il problema numero uno della chiesa. È raro che passi giorno in cui il Papa non ne parli, i vescovi non denuncino qualche caso e i giornalisti non facciano articoli vedendo il fenomeno sotto i vari punti di vista: sociologico, pedagogico, penale. Raramente si dispensano dal dare giudizi sulla situazione e proporre soluzioni. Non ci risulta che qualcuno abbia ancora affrontato il fenomeno sotto l’aspetto morale: è un grave peccato che offende Dio e l’uomo nella sua dimensione di maggiore fragilità: l’infanzia. Papa Benedetto l’undici giugno 2010, festa del Sacro Cuore di Gesù, a conclusione dell’anno sacerdotale nella Sua omelia diede la chiave di lettura del fenomeno della pedofilia. “Era da aspettarsi che al “nemico” questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. Se l’anno sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende”. Ecco un elemento da tener presente in questa avventura: la presenza attiva del demonio che insidia e suscita il male nascondendosi dietro la debolezza umana. Crediamo che un insegnamento da trarre sia proprio questo: rilevare l’azione del demonio, sempre all’opera per cui la vita del cristiano è sempre e continuamente guerra dichiarata al “nemico”. Ben sappiamo che la caratteristica del demonio è di nascondersi, non farsi vedere e riconoscere per cui nascondersi dietro le debolezze della carne è quanto mai facile lavorare. Come agisce il demonio? Non direttamente ma attraverso le persone con tutte le loro fragilità. Troppo semplice se si manifestasse direttamente basterebbe esorcizzare tutti i pedofili; sono i potenziali pedofili che devono lottare e resistere al demonio che si serve di loro per fare del male e rovinarli. Purtroppo bisogna rilevare un certo pacifismo nella chiesa che ha addirittura purgato anche i salmi che parlavano di guerra e di battaglia. E ci stupiamo come alcuni che hanno protestato per aver cambiato il rito della Messa fin da riottenere la riammissione del Vecchio rito non si siano mossi dinanzi alla Parola di Dio che è stata fatta a pezzi come Geremia. È innegabile che le mani devono essere “sempre pronte alla guerra e le dita alla battaglia” perché il nemico ci “circuisce continuamente cercando chi divorare”. In Giuda abbiamo la descrizione esatta di come avvengono le cose. Giovanni ci dice che “Satana entrò in Lui.…….. E Giuda uscì subito. Era notte” (Gv 13, 27). Ovviamente la prima lotta spetta all’interessato che è preso di mira da satana. È lui che deve lottare e vincere per primo. La chiesa può essergli vicino con la preghiera, i sacramenti ed il consiglio. Questa lotta che si svolge tutta nel cuore dell’uomo è continua nel tempo e non finirà fino al ritorno del Signore. “La chiesa deve considerare quanto è avvenuto quale compito di purificazione,- conclude Papa Benedetto nella succitata omelia – un compito che ci accompagna fino al futuro e che, tanto più ci fa riconoscere da amare il grande dono di Dio”. Papa Francesco, parlando ai nuovi vescovi, invece li ha esortati a “non lasciarsi tentare da racconti di catastrofi o profezie di sciagure perché quello che conta veramente è perseverare impedendo che si raffreddi l’amore e tenere alto ed elevato il capo verso il Signore perché la chiesa non è nostra ma è di Lui! Lui c’era prima di noi e ci sarà dopo di noi”. Non possiamo negare lo stupore nel vedere alcune conferenze episcopali che addirittura commissionano studi di atti di pedofilia compiuti dal clero in decenni passati. La chiesa i peccati li assolve e li ripara non li espone. L’umanità vive di perdono. Il sangue di Cristo ha lavato e laverà tutti i peccati, ecco perché Papa Francesco agli stessi nuovi vescovi ha detto “non spendete le vostre migliori energie per contabilizzare fallimenti e rinfacciare amarezze lasciandovi rimpicciolire il cuore e rattrappire gli orizzonti”. La chiesa continuerà a vivere per sempre in questo atteggiamento di richiesta di misericordia e di perdono: “Miserere mei Deus” e anche di ringraziamento a Dio che continua a servirsi dei sacerdoti correndo il rischio di essere tradito “Te Deum Laudamus” e, soprattutto, con il monito di porre sempre attenzione e di avere “occhio vigile” sui comportamenti e su ciò che è stato e potrebbe essere compiuto, affinché nell’immediato si possa riparare all’errore commesso.

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