Gent.mo direttore sig. Montanari, da connazionale, mi sento obbligata ad esprimere il mio profondo disappunto, nonché grande sconcerto, per l’immensa superficialità dell’articolo “Lega Nord: l’Unità d’Italia fu un errore”, pubblicato sul numero di marzo 2011.
Tanto più se si considera che i suoi “orgogliosi autori”, pubblicamente dichiaratisi Consiglieri del partito della Lega, sono residenti in Svizzera, quindi anche loro emigrati. Le teorie espresse nell’articolo sono lacunose e mostrano un mancato senso di orientamento storico, privo di logica (parlano solo per sentito dire?).
Innanzitutto, definire “sciagura” l’Unità d’Italia oggi, nell’Europa unita, dimostra che i due autori non hanno acquisito neppure un minimo di italianità, arrivando a rinnegare anche gli eventi storici successivi al Risorgimento, persino le due Guerre mondiali e la Resistenza. Quello che gli autori poi definiscono “non da tutti anelato sogno risorgimentale”, in realtà fu riconfermato nel 1946 con un referendum popolare, con il quale tutta l’Italia, a suffragio universale, scelse la repubblica alla monarchia. Anche sul brigantaggio, c’è un po’ di confusione. “Nascita del brigantaggio al servizio degli oppositori all’Unità d’Italia”, scrivono. In realtà, già prima dell’epoca in questione, il fenomeno era diffuso in tutti i Paesi d’Europa, ancor più che nella Penisola.
Se ne ha testimonianza anche nella letteratura europea, ivi compreso il romanzo del Manzoni, di cui consiglio agli autori una rilettura approfondita. Quindi, il brigantaggio non può considerarsi un fenomeno di boicottaggio politico dell’unificazione d’Italia, al contrario della pirateria a servizio della monarchia coloniale. Idem per quanto concerne la mafia, che nacque come un’unica possibilità di difesa contro gli usurpatori del feudalesimo, nell’Italia soprattutto meridionale, e solo col tempo assunse i suoi attuali connotati. E poi, come poter citare Cattaneo in un contesto smile e non mettere in discussione le proprie ideologie?
Peraltro non fu l’unico a doversi riparare all’estero; molti altri intellettuali, tra cui Mazzini, condivisero lo stesso destino. La storia ne riferisce come uno dei più ferventi intellettuali insieme a Settembrini, Ricasoli, Porta, etc…, fautori dei moti risorgimentali in Lombardia. E non è neanche da sottovalutare la diffusione capillare dei moti, spesso repressi, mai sopiti del tutto, nell’intera Penisola, Palermo compresa. “Sono fatti che vengono alla luce ….” (cito gli autori). A questo punto sarebbe opportuno che gli autori dell’articolo citassero la bibliografia da loro consultata, visto che lamentano un non so quale trascuranza da parte di alcuni storici. Inoltre, il patrimonio artistico italiano, che copre più del 50% dell’intero patrimonio mondiale, non si limita esclusivamente al Palazzo Ducale di Genova e a quello di Piazza S. Marco di Venezia, come ritengono i nostri Consiglieri.
Tanto meno credo che non esistano opere d’arte postume all’Unità d’Italia o che queste siano meno significative delle antecedenti. Inoltre, percepire il valore artistico implicito di un’opera d’arte è un fattore soggettivo e non di certo alla portata di tutti, visto che implica uno spiccato senso concettuale, necessariamente libero da ogni intralcio, specie se politico. Ad ancora: “Piccolo è bello”?
Nel delicato processo europeo e di sforzo d’integrazione sociale, prendere una posizione di questo tipo potrebbe far scaturire nuovi germi di diffidenza xenofoba, suscitando, ed a ragione, rabbia in quei connazionali che i processi di integrazione nei nuovi “Paesi di adozione” se li sono dovuti sudare per lunghi anni. L’emarginazione non è mai da apprezzare, quindi il “piccolo è bello” mostra non solo la più profonda disinformazione, ma appare anche alquanto fuori luogo. “La lingua comune…”, la chiamano in modo molto riduttivo gli autori, visto che si tratta di una delle più ricche lingue nel mondo. In ogni caso, non è questa la sede per aprire un lungo discorso filologico su origini, evoluzione, o su quali inflessioni e derivazioni dialettali siano “migliori o peggiori di altre”.
Mi limito a dire che ciò che si conclude di questa teoria del “piccolo è bello” è che per gli autori andrebbe bene anche la non divulgazione della nostra lingua, come se si trattasse di un semplice problema in meno. Stessa equazione di tipo geografico: Svizzera, Paesi scandinavi e persino Singapore vengono annoverati tra i Paesi statisticamente ad alto tenore di vita. La formula dovrebbe sintetizzarsi in questo modo: minore superficie di un Paese sta a più reddito pro-capite = meno problemi nuovamente. Chissà, ma non credo che questa teoria sia dimostrabile e tanto meno che regga, vedasi i Paesi dell’America centrale.
Ringraziamo l’autrice che ci scrive da Colonia, raccomandando la brevità negli interventi, i quali, quando troppo lunghi, devono purtroppo essere tagliati. (CdI.)